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'The gilded age', gli anni dorati in cui il denaro si comprò New York

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Dal 21 marzo su Sky la serie scritta da Julian Fellowes, già autore di 'Downton Abbey' e 'Belgravia'. Protagonista Louisa Jacobson, figlia di Meryl Streep
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«Sei mia nipote e appartieni alla vecchia New York» dice l’aristocratica zia Agnes van Rhijn, interpretata da Christine Baranski, alla giovane Marian (Louisa Jacobson) orfana appena arrivata in città dalla Pennsylvania. La ragazza imparerà subito le regole. Agnes è il corrispettivo di Lady Violet (Maggie Smith), la contessa madre di Downton Abbey: conservatrice, paladina dei propri privilegi, nemica dei nuovi ricchi. Benvenuti nell’età dorata, The gilded age, raccontata da Julian Fellowes nella nuova serie in costume (e che costumi), dal 21 marzo su Sky e in streaming su NOW.

Il creatore di Downton Abbey e di Belgravia esplora gli anni cruciali per New York, dal 1880, periodo di grandi cambiamenti economici, tra fortune da investire, palazzi da costruire e ricchezze perdute. L’espressione “The Gilded Age” fu coniata da Mark Twain che intitolò…

«Sei mia nipote e appartieni alla vecchia New York» dice l’aristocratica zia Agnes van Rhijn, interpretata da Christine Baranski, alla giovane Marian (Louisa Jacobson) orfana appena arrivata in città dalla Pennsylvania. La ragazza imparerà subito le regole. Agnes è il corrispettivo di Lady Violet (Maggie Smith), la contessa madre di Downton Abbey: conservatrice, paladina dei propri privilegi, nemica dei nuovi ricchi. Benvenuti nell’età dorata, The gilded age, raccontata da Julian Fellowes nella nuova serie in costume (e che costumi), dal 21 marzo su Sky e in streaming su NOW.

Il creatore di Downton Abbey e di Belgravia esplora gli anni cruciali per New York, dal 1880, periodo di grandi cambiamenti economici, tra fortune da investire, palazzi da costruire e ricchezze perdute. L’espressione “The Gilded Age” fu coniata da Mark Twain che intitolò così il suo libro per indicare un’era di speculazioni e movimenti di capitali. Marian si trasferisce a New York dove le zie, Agnes e Ada Brook (Cynthia Nixon) tengono a debita distanza i vicini, nuovi ricchi, i Russell, George (Morgan Spector) e Bertha (Carrie Coon), che si sono trasferiti in un palazzo-reggia. Aspirano a farsi accettare dalle famiglie che contano, gli Astor e i Vanderbilt. Come nel libro di Edith Wharton L’età dell’innocenza, ci sono regole non scritte: per essere ammessi nell’upper class, i soldi non sono tutto.

Alla cena di gala non si presenta nessuno, siamo a New York, non a Downton, ma i domestici commentano. Accompagnata dall’intraprendente Peggy Scott (Denée Benton), afroamericana che diventa segretaria di Agnes ma aspira a fare la scrittrice — personaggio che serve a Fellowes per raccontare come all’epoca la società trattava i neri — Marian esplora il mondo nuovo. Si presenta a Brooklyn a casa dell’amica portando nella borsa un paio di vecchi stivali, pensando di aiutare la famiglia indigente. La porta viene aperta dalla domestica, Peggy e i genitori sono a tavola in salotto: niente di quello che aveva immaginato. La candida ragazza (fasciata in incredibili abiti a colori pastello, creati dalla costumista Kasia Walicka-Maimone), è affascinata dai Russell — è già stata annunciata la seconda stagione, la storia avrà sviluppi — perché non riesce «a vivere dentro i confini di zia Agnes».

Fellowes ha concepito il nuovo period drama per Nbc, poi è passato a HBO. «Penso che in questa serie ci sia una energia diversa», spiega, «Downton Abbey è sul declino dell’aristocrazia, c’è una certa malinconia. Questo è l’esatto contrario: i nuovi ricchi a New York costruivano i loro palazzi sulla Fifth Avenue, investivano soldi in tutto. The gilded age spiega il senso della ricchezza. Maggie Smith era pazzesca e anche Christine Baranski lo è, sono felice del personaggio che ho creato. È difficile dire quale sia il più complesso, sono legato a tutti. Mi piace Russell, interpretato da Morgan Spector, è intelligente, determinato, un uomo d’affari spietato ma tenero con il figlio: amo le contraddizioni nelle persone, mi piace esplorarle».

E le donne? «Non penso che The gilded age abbia inventato le donne forti, sono sempre esistite nelle aspettative sociali. La cosa interessante è mostrare come fanno la loro scalata». Figlia di Meryl Streep (nessuna domanda sulla mamma per favore, e poi chissà perché), Louisa Jacobson, 30 anni, laurea in Psicologia e poi scuola di teatro a Yale dove ha ottenuto la laurea magistrale, è affascinata da Marian. «È descritta come un’innocente ragazza di campagna che si trasferisce a Manhattan dopo la morte del padre che la lascia senza un soldo. Ha gli occhi spalancati sull’alta società, ma c’è anche un’audacia in lei che viene fuori. Mi sono preparata leggendo La casa della gioia di Edith Wharton, ho visto Ritratto di signora di Jane Campion tratto dal romanzo di Henry James».

Racconta che i costumi l’hanno aiutata: passare dalla tuta indossata durante la pandemia ai corsetti non è stato facile. «Mi sono lasciata trasportare ma i corsetti lasciano il segno, avevo le costole doloranti. Cambiano il modo in cui respiri, il modo in cui mangi, tutto». Sul legame con Peggy, Jacobson spiega che «c’erano amicizie interrazziali in quel periodo a New York, ma non se ne parlava. Peggy entra nel mondo di Marian nel momento in cui ha appena perso tutto; la salva sul treno e si sente in debito con lei. Allo stesso tempo, fa supposizioni su Peggy, e non riesce a rendersi conto, ad esempio, che entrare in un negozio come Bloomingdale’s potrebbe essere difficile per l’amica. È ingenua, ma non le interessa cosa pensa le gente. Sotto certi aspetti Peggy è più mondana di lei: cerca la libertà, sogna».

Grande cura dei dettagli: interi quartieri della vecchia New York sono stati costruiti a Long Island e a Troy. Kasia Walicka-Maimone (con i suoi collaboratori ha creato cinquemila costumi) ha studiato gli abiti. Nella serie i costumi hanno un ruolo fondamentale per spiegare la classe di appartenenza. La nuova ricca Bertha Russell, che ama ostentare, osa colori brillanti e tagli asimmetrici; le signore della vecchia New York mantengono il loro stile: indossano abiti pesanti e gioielli di famiglia.