'Il re', la serie con Luca Zingaretti: "Il mio direttore del carcere, oltre le regole e la giustizia"
di Silvia Fumarola , di Silvia Fumarola"Bruno Testori è un uomo che si sente superiore alla giustizia”, dice Luca Zingaretti, “anche se io non sono così netto nel giudizio. Mi sono sempre dato la regola di non giudicare i personaggi che interpreto. Cerco di coglierne le sfumature, l'umanità, i conflitti. Testori è una sfida per un attore. La bellezza di questa serie è che tenta di uscire fuori dai cliché: in fondo nessuno di noi è completamente buono o cattivo".
Luca Zingaretti, un direttore di carcere che si sente 'Il re': "Il male è contagioso"
Dimenticate le nuotate, il sole, i paesaggi rassicuranti, l’idea di giustizia del Commissario Montalbano. Nella nuova serie Il re, diretta da Giuseppe Gagliardi, dal 18 marzo su Sky Atlantic e in streaming su Now, Zingaretti interpreta il direttore di un carcere “che a un certo punto decide di farsi Dio, con un'idea tutta sua della giustizia&r…
"Bruno Testori è un uomo che si sente superiore alla giustizia”, dice Luca Zingaretti, “anche se io non sono così netto nel giudizio. Mi sono sempre dato la regola di non giudicare i personaggi che interpreto. Cerco di coglierne le sfumature, l'umanità, i conflitti. Testori è una sfida per un attore. La bellezza di questa serie è che tenta di uscire fuori dai cliché: in fondo nessuno di noi è completamente buono o cattivo".
Luca Zingaretti, un direttore di carcere che si sente 'Il re': "Il male è contagioso"
Dimenticate le nuotate, il sole, i paesaggi rassicuranti, l’idea di giustizia del Commissario Montalbano. Nella nuova serie Il re, diretta da Giuseppe Gagliardi, dal 18 marzo su Sky Atlantic e in streaming su Now, Zingaretti interpreta il direttore di un carcere “che a un certo punto decide di farsi Dio, con un'idea tutta sua della giustizia”.
Il prison drama (produzione Sky Studios con Lorenzo Mieli per The Apartment e con Wildside, in collaborazione con Zocotoco) racconta la storia del controverso direttore di un carcere, sovrano assoluto di una struttura - il San Michele - in cui nessuna delle leggi dello Stato ha valore, perché il bene e il male dipendono unicamente dal suo giudizio.
'Il re', Luca Zingaretti è un direttore di carcere nella nuova serie a marzo
“Testori perde i punti cardinali, il senso della missione che prima era chiara”, spiega l’attore, “è un regalo per un attore interpretare un ruolo di questo tipo. Sky ha cambiato tempi e modalità del racconto televisivo. Credo che sia interessante per il pubblico televisivo, perché arriva a chiedersi: ‘Cosa avrei fatto al suo posto’?”. "È un progetto che è nato più di due anni fa", racconta Lorenzo Mieli, "con l’idea di partire dal prison drama per raccontare come negoziare con i criminali, l’uso della violenza come mezzo per il controllo. C’è stato bisogno di tanto studio e preparazione, un lavoro fatto dagli sceneggiatori".
Zingaretti racconta di aver parlato “con magistrati, detenuti e ex detenuti, agenti penitenziari è parte del lavoro di documentazione”, spiega, “trovo impossibile un paragone con Montalbano, quello è un mondo delle favole, è una maschera creata da Andrea Camilleri, è commedia dell’arte che abbiamo lavorato per rendere reale”. Il cambio totale di registro spiazzerà il pubblico? “Non c’è alcun desiderio di riscatto, di volerlo dimenticare, mi sono sentito semplicemente di voler chiudere quell’esperienza perché sono venuti a mancare alcuni compagni”, dice l’attore. “Questo progetto nasce prima, ancora prima della chiusura di Montalbano, volevo raccontare un personaggio che all’improvviso perde la bussola. Non c’è alcun legame tra la fine di Montalbano e Il re perché da tempo stavo lavorando per portare storie che mi piaceva raccontare”.
Inevitabile parlare del conflitto in Ucraina.
"Putin? Cosa dire, se non che sono attonito di fronte a determinate scelte" rilflette Zingaretti "Alcune scelte storiche possono essere comprese alla luce delle motivazioni, in questo caso c'è stata una risposta smodata a una crisi interna che ovviamente la Russia aveva. Questo signore, che aveva potere incontrastato in un Paese così importante, ha deciso di fare questa cosa. Peccato che dopo due anni e mezzo stavamo iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel e ora invece ci troviamo di nuovo sprofondati nei tg che ci portano notizie di morte. È un'ulteriore tegola".