'The Gilded Age', 'Downton Abbey' in versione New York
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaAltri episodi in arrivo - domani su Sky Serie - e tutto potrà crescere. Anzi sarà obbligatorio, visto che dopo la partenza la sproporzione tra risultati e attese è piuttosto ampia: The Gilded Age non è solo una delle, molte, serie period e in costume arrivate in questi giorni, ma ha ambizioni superiori. Prima di tutto per il creatore, con la minuscola, Julian Fellowes: che essendo stato il motore di quella storia epocale chiamata Downton Abbey si ritrova da anni, e pure in tarda età, a dover sancire l'esistenza di un seguito, o almeno di qualcosa degno di evocarne l'imponenza.
Non era andata benissimo con Belgravia e quindi tanto valeva partire per le Americhe: dove in un contesto compl…
Altri episodi in arrivo - domani su Sky Serie - e tutto potrà crescere. Anzi sarà obbligatorio, visto che dopo la partenza la sproporzione tra risultati e attese è piuttosto ampia: The Gilded Age non è solo una delle, molte, serie period e in costume arrivate in questi giorni, ma ha ambizioni superiori. Prima di tutto per il creatore, con la minuscola, Julian Fellowes: che essendo stato il motore di quella storia epocale chiamata Downton Abbey si ritrova da anni, e pure in tarda età, a dover sancire l'esistenza di un seguito, o almeno di qualcosa degno di evocarne l'imponenza.
Non era andata benissimo con Belgravia e quindi tanto valeva partire per le Americhe: dove in un contesto completamente differente dalle austere nonché frizzanti magioni inglesi, si può giocare a far muovere personaggi in un contesto dinamico, anche violento, colmo di speranze e paure e dove chi vuole conservare l'esistente fa una pessima figura. A iniziare dalla Pennsylvania di fine 800, con echi schiavisti intatti e ferite di guerra civile: da qui la giovane Marian, rimasta orfana, parte per la New York rutilante dell'epoca, dove invece tutto è in fermento.
La destinazione è di sicurezza, visto che può andare ospite da due zie molto ricche, appena diffidenti per la figlia di un padre scialacquone impenitente in vita. A quel punto, nella Mela di allora, è sufficiente rappresentare conflitti tra famiglie in piena espansione economica, ferrovie da costruire per nuove ricchezze e far scontrare vecchi e nuovi potenti. Tutto saprà comunque di civiltà in movimento, tutto varrà la pena essere vissuto.
Ancora di più per Marian (debutto per Louisa Jacobson, figlia minore di Meryl Streep). Ma il ruolo di brava ragazza le assegna subito la parte migliore. Appunto, non si capisce come finirà alla voce "degno seguito di Downton Abbey", ma The Gilded Age offre la certezza, consolante, di raccontare una storia in movimento verso il futuro, sensazione che di questi tempi non è da buttar via.
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Magari è una visione pessimista, ma forse il Paese non è pronto per dilaniarsi da subito sulla legittimità di invitare, però gratis, a Cartabianca l'irrefrenabile professor Orsini.