Milano violenta: sbirri, banditi e tanto sangue
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaServono aggettivi come dirompente ma non sono sufficienti e nemmeno rendono giustizia, né l’idea. Più che altro diventa imprescindibile questa docuserie apparsa a Pasqua su Sky Documentaries, cinque episodi tutti già disponibili: La Mala - Banditi a Milano. Echeggiano come titolo film poliziotteschi e viene da avvicinarsi con prudenza, e invece no: siamo dalle parti del SanPa di Netflix che forse ha definitivamente inaugurato, ovvero svecchiato un genere. E se da qui in avanti parte una gara in tal senso, c’è tutto da guadagnarci. Anni 70 e primi anni 80, la favola sanguinaria della Mala milanese, già oltre la Ligéra delle canzoni ma opposta all’imminente sbarco del narco-tutto che tutto distrugge. Renato Vallanzasca, Angelo Epaminonda, Francis Turatello di qua, Achille Serra e fenomenali sbirri di seconda fila di là. Milano impazzisce, di paura nonché di morbosità nei titoloni dei quotidiani del pomerigg…
Servono aggettivi come dirompente ma non sono sufficienti e nemmeno rendono giustizia, né l’idea. Più che altro diventa imprescindibile questa docuserie apparsa a Pasqua su Sky Documentaries, cinque episodi tutti già disponibili: La Mala - Banditi a Milano. Echeggiano come titolo film poliziotteschi e viene da avvicinarsi con prudenza, e invece no: siamo dalle parti del SanPa di Netflix che forse ha definitivamente inaugurato, ovvero svecchiato un genere. E se da qui in avanti parte una gara in tal senso, c’è tutto da guadagnarci. Anni 70 e primi anni 80, la favola sanguinaria della Mala milanese, già oltre la Ligéra delle canzoni ma opposta all’imminente sbarco del narco-tutto che tutto distrugge. Renato Vallanzasca, Angelo Epaminonda, Francis Turatello di qua, Achille Serra e fenomenali sbirri di seconda fila di là. Milano impazzisce, di paura nonché di morbosità nei titoloni dei quotidiani del pomeriggio: omicidi, rapine, bische notturne, leoncini donati da noti criminali a figlie di politici molto in vista. E quella tentazione atroce, da respingere subito, tipo Corrado Guzzanti quando parla di Gomorra (“A me viene da chiamare la Polizia a ogni scena”) di definire epoca romantica una cosa che grondava sangue e teste mozzate in carcere e infilate nel cesso alla turca (opera del bel René, per il quale sospiravano signore bene e ragazze benissimo, rapite con la sindrome di Stoccolma al cubo). Proprio Vallanzasca è il narratore principale, seduto su una sedia del suo fine pena mai, coppoletta anti-calvizie: sembra uno dei vecchietti di Aldo, Giovanni e Giacomo e intanto snocciola un repertorio da paura. Quelli della legge - il compiaciuto Serra, il leggendario Pagano delle carceri - fanno da contraltare: sembra un film, migliore di un milione di film visti. Autori, Salvatore Garzillo, Chiara Battistini, Paolo Bernardelli. Chapeau a tutti, il binge-watching - prima volta per una docuserie su questi temi - è inevitabile. Che storia, ma soprattutto che racconto.
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Proprio a Pasqua, Blob ha celebrato 33 anni. Non può essere un caso. Cercare per credere, su RaiPlay, la notevole puntata celebrativa andata in onda appunto domenica.