'We own this city', due fuoriclasse per una storia torbida e vera
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaIn principio era The Wire, vent'anni fa, Baltimora e una serie tv a basso voltaggio ma elettrica sempre che ha cambiato questo genere di cose. Al lavoro c'erano due fuoriclasse, David Simon e George Pelecanos (i quali si sarebbero esibiti anni dopo scrivendo un gioiello assoluto ambientato nella New York degli anni del porno anni 70, si chiamava The Deuce). E per la magnifica coppia è tornato il momento per rimettersi all'opera, sempre Baltimora e sempre una storia vera, deflagrata nel 2017, sulla corruzione e le soperchierie della polizia. Scandali, arresti e dal 28 giugno su Sky Atlantic ecco i primi due episodi, su sei, di We own this city. E torna il voltaggio implacabile del racconto incrociato di storie sordide. Appunto Baltimora, la polizia è talmente devastata da elementi corrotti che succede questo: ai veri processi in tribunale arriva un poliziotto a testimoniare, quelli della giuria preferiscono credere all'imputato e lo fanno assolvere.
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In principio era The Wire, vent'anni fa, Baltimora e una serie tv a basso voltaggio ma elettrica sempre che ha cambiato questo genere di cose. Al lavoro c'erano due fuoriclasse, David Simon e George Pelecanos (i quali si sarebbero esibiti anni dopo scrivendo un gioiello assoluto ambientato nella New York degli anni del porno anni 70, si chiamava The Deuce). E per la magnifica coppia è tornato il momento per rimettersi all'opera, sempre Baltimora e sempre una storia vera, deflagrata nel 2017, sulla corruzione e le soperchierie della polizia. Scandali, arresti e dal 28 giugno su Sky Atlantic ecco i primi due episodi, su sei, di We own this city. E torna il voltaggio implacabile del racconto incrociato di storie sordide. Appunto Baltimora, la polizia è talmente devastata da elementi corrotti che succede questo: ai veri processi in tribunale arriva un poliziotto a testimoniare, quelli della giuria preferiscono credere all'imputato e lo fanno assolvere.
Lo scandalo era stato fortissimo, in un clima incandescente nel quale era passata anche l'uccisione di un nero in un'azione di polizia mai chiarita (o chiarita fin troppo): e aveva fatto sensazione un documentario che ricostruiva il tutto. Lì è arrivata la Hbo, pronta a richiamare Simon e Pelecanos chiedendo di tornare ai fasti di The Wire. E quindi si ricomincia, in un quadro che vorrebbe essere venato di ambiguità tra istituzioni, politica e forze dell'ordine ma nel quale si distinguono più nettamente del solito buoni e cattivi. Vedi una legale del Dipartimento giustizia che indaga, un detective nero di buone intenzioni (Jamie Hector, ecco dov'era finito l'attore che faceva da spalla a Bosch) mentre di ambigui rimangono quelli dell'Fbi, a loro volta indaganti. Personaggio principale il corrotto sergente Wayne Jenkins: è Jon Bernthal che denireggia un po' troppo (nel senso di Robert) ma rende l'idea. E l'avvio di tutto ricorda la fantasmagorica serie ormai archeologica (Hill Street Blues) da cui hanno preso origine tutti questi lavori.
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Presentazione dei palinsesti Rai a Milano, si sentono i tuoni da fuori e dal palco si dice: "Speriamo che esca presto il sole". Ma anche no, grazie.