Lady Diana, una storia senza tempo
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaUn quarto di secolo dalla morte di Lady D e nel mare di rievocazioni è difficile non solo districarsi ma cogliere un punto che non sia abusato per il pubblico che quella storia l’ha vissuta live. Ci prova, con risultati alterni, il doc inedito The Princess: passato su Sky, di iper-produzione internazionale – la stessa Sky, Hbo e altri – The Princess cerca di sommare e mescolare più di un approccio narrativo. C’è la riproposizione delle fasi cruciali – su tutte la celebre intervista “estorta” dalla Bbc – trattata come una serie tv di stampo action, a gran ritmo e saltando tutti i convenevoli della cosiddetta favola triste.
Ma c’è quasi una sorta di ossessione contemporanea nel mettersi dalla parte del pubblico: e riportarne umori e pensieri, e commozione feroce nonché cinismo dopo l’esito fatale dell’intera storia. C’è un talk della tv inglese all’epoca della separaz…
Un quarto di secolo dalla morte di Lady D e nel mare di rievocazioni è difficile non solo districarsi ma cogliere un punto che non sia abusato per il pubblico che quella storia l’ha vissuta live. Ci prova, con risultati alterni, il doc inedito The Princess: passato su Sky, di iper-produzione internazionale – la stessa Sky, Hbo e altri – The Princess cerca di sommare e mescolare più di un approccio narrativo. C’è la riproposizione delle fasi cruciali – su tutte la celebre intervista “estorta” dalla Bbc – trattata come una serie tv di stampo action, a gran ritmo e saltando tutti i convenevoli della cosiddetta favola triste.
Ma c’è quasi una sorta di ossessione contemporanea nel mettersi dalla parte del pubblico: e riportarne umori e pensieri, e commozione feroce nonché cinismo dopo l’esito fatale dell’intera storia. C’è un talk della tv inglese all’epoca della separazione da Carlo, nel quale partecipano solo spettatori comuni e sembra un programma di Funari: a quel punto si schierano contrapposti adoratori e detrattori della Principessa, i primi hanno nel mirino Camilla e quel giuggiolone furbo di Carlo, i secondi sono inflessibili difensori del protocollo della Monarchia e della sua extraterritorialità rispetto a tutto, per cui la Corona trascende qualunque sentimento e a qualunque costo. E c’è anche, il giorno dei funerali, una ripresa in un parco londinese nella quale due tizi qualsiasi anticipano di vent’anni quella che oggi sarebbe una diatriba sanguinolenta su Twitter. È ovviamente la parte meno interessante, ma viene rivendicata come narrazione di stampo contemporaneo, e pazienza. A un altro tipo di spettatore, non necessariamente migliore, piaceranno invece i passaggi nei quali la materia viene trattata come un drama coi fiocchi. E quindi forse per una sorta di parola finale su questo racconto basterà attendere l’uscita della quinta stagione di The Crown, con quegli acrobati della narrazione di cose reali inglesi alla prova dell’epilogo con la Principessa triste.
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Su molti siti specializzati e no, l’imminente ritorno dell’intera programmazione televisiva viene salutato con accenti entusiasti. Certa gente non se la merita, l’estate.