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‘The Blacklist’, se il disimpegno si avvicina alla genialità

Multischermo \ Su Sky e Now l’ultima stagione di una delle serie cult dell’ultimo decennio
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Secondo una curiosa interpretazione la serie sarebbe stata cancellata. Essendo arrivata alla decima stagione, ogni stagione essendo composta da 22 episodi, il totale fa 220 puntate e a quel punto più che di cancellazione si dovrebbe parlare di auto-annientamento. Invece, per formula e caratteristiche, si poteva andare all’infinito: semplicemente i 220 episodi sono stati giudicati bastevoli e si può chiuderla qui. Meglio godersela, quindi, la decima e ultima stagione di The Blacklist, in corso su Sky e disponibile anche in streaming su Now: soprattutto per quelli che magari la maratona durata dieci anni se la sono goduta per intero, decidendo che nel novero delle serie di disimpegno mentale e divertimento di stampo fumettistico The Blacklist fosse la migliore in circolazione.

Con un ovvio cammino verso una resa dei conti finale, una sorta di armageddon dei criminali danneggiati negli anni dalla micidiale tenaglia formata dalla squadra segreta dell’Fbi e dal suo ispiratore e suggeritor…

Secondo una curiosa interpretazione la serie sarebbe stata cancellata. Essendo arrivata alla decima stagione, ogni stagione essendo composta da 22 episodi, il totale fa 220 puntate e a quel punto più che di cancellazione si dovrebbe parlare di auto-annientamento. Invece, per formula e caratteristiche, si poteva andare all’infinito: semplicemente i 220 episodi sono stati giudicati bastevoli e si può chiuderla qui. Meglio godersela, quindi, la decima e ultima stagione di The Blacklist, in corso su Sky e disponibile anche in streaming su Now: soprattutto per quelli che magari la maratona durata dieci anni se la sono goduta per intero, decidendo che nel novero delle serie di disimpegno mentale e divertimento di stampo fumettistico The Blacklist fosse la migliore in circolazione.

Con un ovvio cammino verso una resa dei conti finale, una sorta di armageddon dei criminali danneggiati negli anni dalla micidiale tenaglia formata dalla squadra segreta dell’Fbi e dal suo ispiratore e suggeritore, Raymond “Red” Reddington. Un James Spader che in questo decennio non è nemmeno granché invecchiato e ha scolpito per sempre un ruolo e un personaggio da cui sarà impossibile staccarsi. Succede a quelli bravi, ma soprattutto è successo nella macchina oliata alla perfezione e confezionata come il prodotto seriale per eccellenza. Casi di puntata – un criminale efferato da acciuffare – e mille intersezioni orizzontali tutte sviluppate nel tempo, saltando da un capo all’altro del pianeta, mescolando cyber-criminalità a intrighi da vecchia spy story. La fiction di genere, se riesce, va rispettata come una delle massime creazioni artistiche. A fine stagione, a fine di tutto – mancano per fortuna ancora molti episodi – si ripenserà a personaggi passati e a snodi da non credere: impossibile per esempio dimenticare quella volta che i cattivi vennero sconfitti perché indossavano cravatte di Ermenegildo Zegna con un microchip installato nella lavorazione in fabbrica a Biella.

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“Ciao, comprati Arrapaho” (Blob rispolvera lo spot di un leggendario disco degli Squallor, protagonista un Apache).

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