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'The handmaid's tale'. Elisabeth Moss, l'ancella è tornata

La serie tratta dal romanzo di Margaret Atwood, è arrivata alla quinta e penultima stagione, in anteprima su TimVision dal 15 settembre
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Il mostro è morto, ucciso da June. Le sue mani coperte di sangue, la rabbia, il dolore. The handmaid’s tale, la serie storica tratta dal romanzo distopico eppure drammaticamente rilevante di Margaret Atwood, è arrivata alla quinta stagione che torna in anteprima esclusiva su TimVision dal 15 settembre a 24 ore dalla messa in onda negli Stati Uniti. Molto è successo in questi anni nel mondo di Gilead dove l'infertilità delle donne per colpa dell'inquinamento ha diviso la società in classi: le Ancelle, rosse, donne schiave per la riproduzione, le mogli in blu che gestiscono la casa insieme alle "Marta" in grigio, infine le Zie, in marrone, sorta di capò che controllano le Ancelle.June oggi è costretta ad affronta le conseguenze dell'omicidio del Comandante Waterford mentre la sua vedova Serena che porta in grembo suo figlio cerca di conquistare potere e visibilità. Elisabeth Moss negli ultimi cinque anni…

Il mostro è morto, ucciso da June. Le sue mani coperte di sangue, la rabbia, il dolore. The handmaid’s tale, la serie storica tratta dal romanzo distopico eppure drammaticamente rilevante di Margaret Atwood, è arrivata alla quinta stagione che torna in anteprima esclusiva su TimVision dal 15 settembre a 24 ore dalla messa in onda negli Stati Uniti. Molto è successo in questi anni nel mondo di Gilead dove l'infertilità delle donne per colpa dell'inquinamento ha diviso la società in classi: le Ancelle, rosse, donne schiave per la riproduzione, le mogli in blu che gestiscono la casa insieme alle "Marta" in grigio, infine le Zie, in marrone, sorta di capò che controllano le Ancelle.June oggi è costretta ad affronta le conseguenze dell'omicidio del Comandante Waterford mentre la sua vedova Serena che porta in grembo suo figlio cerca di conquistare potere e visibilità. Elisabeth Moss negli ultimi cinque anni si è dedicata alla serie con instancabile costanza: protagonista assoluta, produttrice e nelle ultime stagioni regista. Suo è il potente primo episodio che inaugura la quinta stagione.

 

Molto è successo in queste cinque stagioni. Come è cambiata June in questi anni?

"June ha attraversato forme diversissime in questi ultimi anni: c’era la June Osborne prima di Fred, quella Difred, cioè di sua proprietà e poi c’è June come è diventata a Gilead. Ora ci troviamo a che fare con il post Gilead. Chi è quella persona? Chi è la donna capace di fare a pezzi un uomo a mani nude ma anche di cullare sua figlia per farla addormentare? Come è possibile conciliare quelle due donne? Come può essere entrambe?"

 

Il suo rapporto con la violenza è complesso. Nel primo episodio la vediamo muoversi con il sangue di Fred sulle mani, sul volto, come se quel sangue ormai facesse parte di lei.

"Quello che mi piace del primo episodio è che si svolge in 24 ore, esattamente le 24 ore dopo che ha ucciso Fred. L’ho trovata una scelta intelligente degli sceneggiatori perché il pubblico ha bisogno di passare quell'ora con lei: scoprire cosa fa dopo, vivere con lei in tempo reale e anche in tempo reale con Serena, durante la sua giornata quando scopre che Fred è morto. È importante stare con queste due donne per quell'ora, sperimentare entrambe le ramificazioni, le conseguenze, l'euforia, il dolore per la scomparsa di questa grande figura maschile che ha condizionato le loro vite. Non capita spesso di vedere una serie così, è una delle cose che amo del nostro show che i nostri scrittori siano abbastanza coraggiosi da farlo".

Serena interpretata da Yvonne Strahovski 

June soffre una sindrome da stress post traumatico. Oggi è in Canada, è salva, ma non ha pace.

"È stato molto importante per me che nella quarta stagione non lasciare June guarire, non sarebbe stato reale né onesto per me. Non credo che ti possa riprendere da un trauma come quello che ha vissuto e che ha visto le altre vivere. Non bastano una paio di mesi passati a casa. Volevo che lei avesse la possibilità di vivere la sua rabbia, il suo dolore. Tutto questo l'abbiamo portato anche nella quinta stagione".

Da quando è uscita la prima stagione nel 2017 in tutto il mondo, Italia compresa, i costumi, i simboli e i valori della vostra serie sono diventati bandiere per le battaglie femministe. Che effetto le fa?

"Sì, è una cosa incredibile da vedere. Voglio dire, hai contribuito a creare una serie tv, una forma di intrattenimento, e poi scopri che il tuo lavoro è diventato un simbolo di resistenza per così tante persone in tutto il mondo. Sono orgogliosa di indossare quel vestito rosso, quel berretto e quel mantello. È un onore incredibile. È surreale, non è altro, nient'altro che un grande onore".

Negli ultimi mesi negli Stati Uniti ma anche in Italia si è tornati a parlare molto del diritto all'aborto. Le questioni sul corpo delle donne e sulle loro scelte sono nel 2022 ancora drammaticamente e incredibilmente attuali.

"Margaret ha scritto questo libro nel 1985, parecchio tempo fa, era rilevante allora e anche preveggente. Il fatto che sia ancora rilevante oggi ovviamente non è una bella cosa. Vorrei tanto che la nostra storia fosse uno strano, pazzo mondo distopico e che vedendolo potessimo dire ‘oh mio Dio, che situazione terribile per queste donne’".

In questi anni come si è sviluppato il rapporto con Atwood?

"È un'autrice molto generosa, ha lasciato libertà completa agli sceneggiatori sebbene legga tutti i copioni ed è molto collaborativa. Soprattutto mentre  I Testamenti (il sequel uscito nel 2019, ndr.) voleva assicurarsi che si collegasse alla serie. Adora quello che stiamo facendo con la serie. Io sono una sua grande fan. Lo sono sempre stata e continuerò a esserlo, non mi considererò mai una sua amichetta perché per me è un'icona, una leggenda. È una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi e una delle più grandi donne di tutti i tempi. Indipendentemente da quante volte la incontro io rimango una gigantesca e incondizionata fan.

I Testamenti avranno un effetto sulla serie?

"Ci sono ovviamente cose che so che non posso dire, ma la risposta è sì e no. Il regalo che Margareth ci ha fatto nei Testamenti è il fatto che accade 15 anni nel futuro. Questo ci permette di fare la nostra serie, di raccontare la storia di June, raccontare la storia di Serena e la storia che vogliamo raccontare pur essendo ancora in grado di fare, si spera, un giorno anche I testamenti. Che ovviamente è molto presente nelle nostre menti, nella mia mente. È difficile non pensare quando succede qualcosa al personaggio. Oh, perché è fantastico. Perché nei Testamenti, bla, bla, bla. Come fan, non posso fare a meno di creare nella mia testa tuttii collegamenti molto spesso e ne parliamo tutti come cast dietro le quinte. Ormai fa parte delle nostre vite e una specie di fan fiction. Ma per quanto riguarda la realtà dello serie siamo concentrati sul Racconto dell'ancella e stiamo cercando di fare lo show nel modo in cui merita di essere fatto".

The handmaid’s tale ha vinto 15 Emmy compreso il suo come protagonista. Che valore ha nel business un riconoscimento così?

"Vita per la serie che potrai continuare a farlo. Un premio come un Emmy non cambia tutta la mia vita o qualcosa del genere. Ho avuto un'ottima carriera prima di vincere l'Emmy, e ha continuato ad avere una bella carriera in seguito. Ma la cosa più importante, la cosa migliore migliore di un premio del genere è che significa che puoi continuare a raccontare la storia che vuoi, è come una benzina. Dici, abbiamo vinto quel premio possiamo continuare a lavorare bene".