ROMA - Si sono radunati intorno al Colosseo per lanciare al mondo un appello: "Fermiamo il sangue in Darfur". Più di cento rifugiati sudanesi in Italia hanno deciso di scendere in piazza, in occasione della sesta edizione del Global Day for Darfur, iniziativa organizzata a Roma dalla Ong Italians for Darfur, per chiedere all'Italia e al mondo "di non dimenticare la nostra tragedia e di salvare la popolazione" stremata da una situazione di conflitto permanente. "Sono 8 anni che viviamo nel dolore e nessuno se ne accorge. Per questo chiediamo all'Italia e al mondo di intervenire, come è accaduto con la Libia", è la richiesta di Abdallah, rifugiato in Italia dal 2005.
LE FOTO
"Nei giorni scorsi le forze armate di Khartoum hanno condotto quella che l'Onu ha descritto come "un'intensa campagna di bombardamenti - ha ricordato Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur-. La crisi nel Paese, in particolare in Darfur, è più viva che mai. Negli ultimi otto anni il numero delle persone fuggite dai propri villaggi per sottrarsi al pericolo degli scontri e dei bombardamenti, che anche in queste ore continuano ininterrotti, è andato sempre crescendo e non accenna a diminuire. All'Italia, che siederà nel consiglio per i Diritti umani dell'Onu - ha detto la Napoli - chiediamo di porre all'attenzione del Consiglio stesso la crisi in Darfur, la più grave attualmente in corso nel mondo, e di fornire un contributo fattivo affinché il governo del Sudan sospenda i raid nella regione".
Il Darfur, raccontano i testimoni scappati dalla loro terra, è pericoloso e chiunque rischia di essere arrestato e torturato. "E l'artefice di tutto - precisa Abdallah, uno dei rifugiati - è il presidente Omar al-Bashir. Lui non vuole nessuno in Darfur, vuole che la regione sia completamente disabitata". "Oggi più che mai occorre ricordare che in Sudan c'è una situazione esplosiva - ha concluso la presidente dell'Ong - i combattimenti sono ripresi in Sud Kordofan, Abyei e Darfur settentrionale. La situazione umanitaria è disastrosa e in alcune aree non esistono corridoi umanitari".
Alla protesta a Roma ha aderito il cantante e musicista Tony Esposito, testimonial della campagna "A Beat for Peace", a favore del Sudan. "La causa del Darfur è diventata la tragedia simbolo dell'Africa" ha spiegato l'artista, che ha un obiettivo: "Organizzare un concerto proprio in quell'area, per scuotere finalmente il pianeta".
Oltre al sit-in di protesta, l'evento al Colosseo ha anche ospitato la mostra fotografica Volti e colori del Darfur: per non dimenticare, che ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica.
Messaggi sono arrivati agli organizzatori della manifestazione dai rappresentanti delle istituzioni: "In occasione dell'edizione 2011 del Global day for Darfur rivolgo il mio apprezzamento per il vostro impegno nei confronti della popolazione del Darfur, di cui conosco le drammatiche condizioni di vita - si legge nel messaggio inviato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano - l'Italia, come vi è noto, continua a seguire e a sostenere con attenzione ed interesse gli sviluppi della situazione nel Darfur e a sostenere l'azione della Comunità internazionale per la riconciliazione in Sudan e l'assistenza alle popolazioni colpite da emergenza umanitaria". "L'emergenza deve essere affrontata attraverso un'opera costante di informazione sull'evoluzione del conflitto e sulla situazione dei tanti sfollati costretti a fuggire e a vivere in una condizione precaria e spesso insostenibile all'interno dei campi profughi - ha dichiarato il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha espresso apprezzamento per l'impegno dell'Associazione Italians for Darfur nel sensibilizzare l'opinione pubblica su quanto accade in quella terra. "E' una delle più gravi emergenze umanitarie del nostro pianeta - ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini nel suo messaggio - è necessario garantire i flussi umanitari e avviare il processo di stabilizzazione dell'area, di sviluppo della sua società e della crescita della sua economia, per affermare un futuro di pace, libertà e democrazia".
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"Nei giorni scorsi le forze armate di Khartoum hanno condotto quella che l'Onu ha descritto come "un'intensa campagna di bombardamenti - ha ricordato Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur-. La crisi nel Paese, in particolare in Darfur, è più viva che mai. Negli ultimi otto anni il numero delle persone fuggite dai propri villaggi per sottrarsi al pericolo degli scontri e dei bombardamenti, che anche in queste ore continuano ininterrotti, è andato sempre crescendo e non accenna a diminuire. All'Italia, che siederà nel consiglio per i Diritti umani dell'Onu - ha detto la Napoli - chiediamo di porre all'attenzione del Consiglio stesso la crisi in Darfur, la più grave attualmente in corso nel mondo, e di fornire un contributo fattivo affinché il governo del Sudan sospenda i raid nella regione".
Il Darfur, raccontano i testimoni scappati dalla loro terra, è pericoloso e chiunque rischia di essere arrestato e torturato. "E l'artefice di tutto - precisa Abdallah, uno dei rifugiati - è il presidente Omar al-Bashir. Lui non vuole nessuno in Darfur, vuole che la regione sia completamente disabitata". "Oggi più che mai occorre ricordare che in Sudan c'è una situazione esplosiva - ha concluso la presidente dell'Ong - i combattimenti sono ripresi in Sud Kordofan, Abyei e Darfur settentrionale. La situazione umanitaria è disastrosa e in alcune aree non esistono corridoi umanitari".
Alla protesta a Roma ha aderito il cantante e musicista Tony Esposito, testimonial della campagna "A Beat for Peace", a favore del Sudan. "La causa del Darfur è diventata la tragedia simbolo dell'Africa" ha spiegato l'artista, che ha un obiettivo: "Organizzare un concerto proprio in quell'area, per scuotere finalmente il pianeta".
Oltre al sit-in di protesta, l'evento al Colosseo ha anche ospitato la mostra fotografica Volti e colori del Darfur: per non dimenticare, che ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica.
Messaggi sono arrivati agli organizzatori della manifestazione dai rappresentanti delle istituzioni: "In occasione dell'edizione 2011 del Global day for Darfur rivolgo il mio apprezzamento per il vostro impegno nei confronti della popolazione del Darfur, di cui conosco le drammatiche condizioni di vita - si legge nel messaggio inviato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano - l'Italia, come vi è noto, continua a seguire e a sostenere con attenzione ed interesse gli sviluppi della situazione nel Darfur e a sostenere l'azione della Comunità internazionale per la riconciliazione in Sudan e l'assistenza alle popolazioni colpite da emergenza umanitaria". "L'emergenza deve essere affrontata attraverso un'opera costante di informazione sull'evoluzione del conflitto e sulla situazione dei tanti sfollati costretti a fuggire e a vivere in una condizione precaria e spesso insostenibile all'interno dei campi profughi - ha dichiarato il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha espresso apprezzamento per l'impegno dell'Associazione Italians for Darfur nel sensibilizzare l'opinione pubblica su quanto accade in quella terra. "E' una delle più gravi emergenze umanitarie del nostro pianeta - ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini nel suo messaggio - è necessario garantire i flussi umanitari e avviare il processo di stabilizzazione dell'area, di sviluppo della sua società e della crescita della sua economia, per affermare un futuro di pace, libertà e democrazia".