Mondo Solidale

Gaza, dramma senza fine: dopo la guerra manca l'acqua potabile

Distribuzione di acqua potabile a Gaza (foto Iyad al Baba - Oxfam) 
Fornirla nelle ultime settimane è diventato sempre più difficile e il conflitto delle ultime settimane ha causato enormi danni agli impianti idrici. La testimonianza di un volontario, Mahmoud Hneif
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Fornire acqua potabile a Gaza nelle ultime settimane è stato ogni giorno sempre più pericoloso. "Ho sentito alcune esplosioni mentre guidavo da un rifugio all'altro. Temevo che una bomba potesse cadere proprio nel punto in cui mi trovavo" dice Mahmoud Hneif, che in camion fornisce acqua potabile a migliaia di famiglie sfollate. 

Il conflitto delle ultime settimane ha causato enormi danni agli impianti idrici di Gaza. A seguito della distruzione di alcune importanti tubature, centinaia di migliaia di persone sono senza acqua corrente e il bombardamento dell'unica centrale elettrica a Gaza ha ridotto in molte aree la fornitura di energia elettrica a poche ore al giorno, rendendo così ancora più difficoltoso il funzionamento delle pompe idriche. 

Dall'inizio della crisi Oxfam e il partner locale Youth Empowerment Center (YEC) hanno fornito acqua potabile a più di 250.000 persone che hanno trovato rifugio in scuole sovraffollate o in altre strutture in tutta Gaza. La famiglia di Mahmoud gestisce un centro di dissalazione in cui l'acqua viene trattata e resa potabile, per poi essere messa nei camion e consegnata. Mahmoud dorme spesso al centro dove lavora, dato che a volte l'elettricità per desalinizzare l'acqua viene fornita solo la notte. A causa delle enormi richieste, al momento è costretto a svegliarsi alle 6 del mattino per mettersi alla guida del suo camion.  
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"Quando le persone vedono il camion di acqua che entra nella scuola, arrivano subito intorno con bottiglie vuote" racconta Mahmoud . "Nei primi giorni della crisi, alcune persone erano così disperate che riempivano le bottiglie con le gocce che cadevano dal camion. E' una scena che non dimenticherò mai". Fornire acqua e altri aiuti nelle ultime settimane è stata un’impresa. Tre operatori dello staff dell'agenzia idrica comunale sono stati uccisi mentre tentavano di riparare alcune condutture danneggiate. "La mancanza di sicurezza è stata una delle più grandi sfide" continua Mahmoud. Ma il disperato bisogno di acqua lo spinge a lavorare nonostante i pericoli.  

"Quando siamo arrivati a scuola la situazione era orribile", dice Salwa (nome inventato per proteggerne l'identità), che ha abbandonato la sua casa per rifugiarsi con la sua famiglia in una delle scuole rifornite da Mahmoud. "Dopo un paio di giorni, i camion hanno iniziato a venire e riempire i serbatoi d'acqua nella scuola. Era come trovare l'acqua nel deserto. Vogliamo davvero tornare a casa, vogliamo sentirci al sicuro: ma avere acqua pulita almeno ci consente di non ammalarci". 

E' tardi quando Mahmoud ritorna al centro e può vedere la sua famiglia, che pure ha dovuto abbandonare la propria casa a causa dei bombardamenti. E dopo qualche ora di riposo torna di nuovo a portare acqua. Con esigenze così grandi, tutti a Gaza stanno cercando di dare il proprio contributo nei limiti delle loro possibilità. Mahmoud dice che i suoi vicini di casa vengono spesso al centro di desalinizzazione per contribuire a trattare l'acqua. A volte però i bisogni emergono ancor prima che Mahmoud possa raggiungere i rifugi. "Due settimane fa mi sono imbattuto in un gruppo di vigili del fuoco che cercavano di spegnere l’incendio in una casa provocato da un attacco aereo. Mi hanno fermato, chiedendomi di riempire i loro serbatoi".

* La distribuzione di acqua potabile realizzata da Oxfam a Gaza è finanziata dal Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale (DFID) e dalla Commissione europea - Aiuti umanitari e protezione civile (ECHO). Oxfam fornisce ad ogni persona una media di tre litri di acqua potabile al giorno.