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Le mascherine di Marianne: quando Covid significa condivisione

Marianne 
Nel padovano, una 39enne hivoriana ha deciso di fabbricare i preziosi dispositivi di protezione per i vicini di tutto il condominio: sei nuclei familiari fra il piano terra e il primo, tre mascherine ad appartamento, diciotto in tutto. Un dono, il suo, che porta con sé anche una bella lezione di solidarietà
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SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova). È mezzogiorno dell'ultimo sabato di marzo, un giorno uguale a tutti gli altri giorni di quarantena da tre settimane a questa parte. Suona il campanello della porta di casa.

Guardo dallo spioncino e vedo Marianne, la vicina di pianerottolo hivoriana: sul viso indossa la mascherina protettiva verde e si tiene a debita distanza dall'uscio.

Giro le due mandate di chiave, apro e lei tende il braccio in avanti per invitarmi a prendere da un cestino in vimini dove, ripiegate e confezionate dentro a singoli sacchettini di cellophane igienizzati, ci sono delle mascherine di stoffa, cucite da lei con dei ritagli di fresco di lana blu quadrettato.

Un pensiero di sua iniziativa per tutti noi del condominio: sei nuclei familiari fra il piano terra e il primo, tre mascherine ad appartamento, diciotto in tutto.

"L'ho fatto con piacere, allo scopo di salvare vite dal Coronavirus" riassume con raro garbo e sensibilità. Afferro…
SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova). È mezzogiorno dell'ultimo sabato di marzo, un giorno uguale a tutti gli altri giorni di quarantena da tre settimane a questa parte. Suona il campanello della porta di casa.

Guardo dallo spioncino e vedo Marianne, la vicina di pianerottolo hivoriana: sul viso indossa la mascherina protettiva verde e si tiene a debita distanza dall'uscio.

Giro le due mandate di chiave, apro e lei tende il braccio in avanti per invitarmi a prendere da un cestino in vimini dove, ripiegate e confezionate dentro a singoli sacchettini di cellophane igienizzati, ci sono delle mascherine di stoffa, cucite da lei con dei ritagli di fresco di lana blu quadrettato.

Un pensiero di sua iniziativa per tutti noi del condominio: sei nuclei familiari fra il piano terra e il primo, tre mascherine ad appartamento, diciotto in tutto.

"L'ho fatto con piacere, allo scopo di salvare vite dal Coronavirus" riassume con raro garbo e sensibilità. Afferro il mio tris e rientro. Lei prosegue a bussare ai vicini di sotto. Sorpresa e gratitudine si diffondono sulle scale: sento entusiasmi a voce alta provenire anche dai garage e lei divertita e imbarazzata rispondere "de rien!".

Un presente utile e gradito il suo kit: le tre mascherine pluristrato, con elastici auricolari, sono bellissime nella loro semplicità, anche di gesto spontaneo e inatteso in tempo di emergenza sanitaria, dove le cautele non sono mai troppe. Così, amante dei giochi di parole come sono, fantastico che Covid, in una contrazione di lettere, può essere anche la semplificazione del sostantivo "condivisione"...

Marianne ha 39 anni ed è la moglie di Amadou, quarantenne, operaio originario del Ghana. Sono in Italia dal 2010 e l'appartamento di San Giorgio in Bosco (Padova) è di loro proprietà, lo hanno acquistato con sacrifici e pagano il mutuo come tutti noi. Hanno tre figli maschi stupendi ed educatissimi: occhi e sorrisi come perle incastonate nell'ebano. Nei giorni scorsi i bambini hanno colorato i disegni con l'arcobaleno ed esposti i fogli con il nastro adesivo sul muretto di recinzione esterno della casa e davanti alla loro porta.

Marianne è mamma a tempo pieno. Ha imparato a cucire a macchina e prende lezioni di Italiano. Ama confezionare abiti per le amiche, dilettarsi in piccoli lavori di rammendo, cucinare pietanze della tradizione africana. In questi giorni le è venuto in mente - gentilissima - di fare un omaggio a tutti noi della palazzina,  dopo la consegna (insufficiente) delle mascherine tipo swiffer del Comune.

Un dono, il suo, che porta con sé anche una bella lezione di solidarietà e condivisione.

Perché la differenza, tra regalo e dono, non è solamente etimologica. Il regalo si scambia: io do una cosa a te e tu a me, e il saldo è a pareggio. Il dono no: in quanto inaspettato e libero, attiva un'energia genuina e virtuosa che elargisce e ritorna. Con gli interessi e non per interesse.  Ed è di questa energia che ora, più che mai, abbiamo bisogno.