#2 SAHAR, MEDIATRICE CULTURALE
Sahar è una mediatrice culturale italo-egiziana e si trova a bordo della Ocean Viking per conto del nostro partner, la Federazione internazionale della Croce e Mezzaluna Rossa (IFRC).
Qualche sera fa a bordo della nave abbiamo parlato a lungo e ho scoperto che Sahar in arabo significa Aurora, come il nome di mia figlia. Sahar è quella che tiene il primo welcome speech (discorso di benvenuto) ai naufraghi, spiegando loro le regole della nave e rassicurandoli, col suo largo sorriso e il suo sguardo accogliente, sul fatto che sono al sicuro e che mai e poi mai li riporteremo in Libia. È sempre lei che gli spiega i loro diritti e la procedura per richiedere protezione internazionale o asilo una volta che saranno sbarcati.
Sahar ha lavorato per tanti anni a bordo delle navi della guardia costiera italiana, come mediatrice linguistica e culturale, ha visto letteralmente migliaia di persone e fatto tantissime missioni: lei se le ricorda tutte, e ricorda le storie che le hanno raccontato le persone soccorse, e conserva un ricordo bello e sincero per tutti.
Quando arrivano i naufraghi sul ponte, tutto l’equipaggio (soccorritori e soccorritrici, team protection, team medico e logistico) fa i turni per garantire una presenza costante di giorno e di notte, così da monitorare lo stato di salute dei naufraghi e identificare prontamente eventuali emergenze mediche, rispondere alle loro esigenze, riconoscere eventuali segnali di disagio o necessità. Ma a volte anche nelle interazioni quotidiane fuori dall’emergenza c’è bisogno di Sahar e della sua capacità di mediazione linguistica e culturale. E del suo sorriso.
Sahar ama scrivere poesie, non è una scrittrice professionista, ma ci mette il cuore e parla dei suoi colleghi, del suo lavoro, della sua vita: “Siamo anime sospese sull'acqua, un battito unico chiamato O.V., il cuore del mare. Su questa nave, non ci sono solo nomi: ci sono Angelo e il suo coraggio, Ayla, che ascolta il battito della O.V. Jerome e la sua forza silenziosa, Therese, dolce come il vento, Filippo, capace di sorridere anche alle onde più dure”, leggo in una sua poesia che si intitola Il cuore del mare. Fa il suo lavoro come una missione, perché ha il dono raro di saperlo fare: non è solo un fatto linguistico, infonde fiducia, rassicura con le parole, accoglie col sorriso e cura con l’ascolto.
Sahar, come Rebecca, era a bordo nella missione di gennaio in cui è stata soccorsa Rahaf, la bambina siriana di 7 anni che è arrivata sulla Ocean Viking in arresto cardiaco ed è stata rianimata per 45 minuti prima di essere evacuata insieme alla mamma e alla sorella. Rahaf non ce l’ha fatta ed è morta in ospedale. “Prima che salissero sull’elisoccorso, ho preparato i vestitini per quando la bambina sarebbe uscita dall’ospedale e li ho dati alla sua mamma. Invece Rahaf quei vestiti non li ha mai indossati”. Sahar ricorda ancora con esattezza quei vestiti, come una mamma che prepara il primo corredino per il suo neonato.