Mondo Solidale

LO STUDIO

Il rinascimento africano è alle porte
"Liberi dalla fame in una generazione"

La previsione dettata dallo studio dal professor Calestous Juma, docente di pratica dello sviluppo internazionale presso la Harvard Kennedy School. Le speranze si concentrano tutte sulle biotecnologie

2 minuti di lettura
HARVARD - Ancora una generazione e l'Africa sarà libera dalla denutrizione. Il continente più sfruttato e povero del mondo, il meno autosufficiente, il più dimenticato, tra non molto avrà il suo rinascimento. Diverso da quello europeo, ma non meno rivoluzionario, perché basato sul linguaggio futuristica delle energie rinnovabili. Non è una favola, né la sceneggiatura di un film a lieto fine, ma la previsione dettata dallo studio dal professor Calestous Juma, docente di pratica dello sviluppo internazionale presso la Harvard Kennedy School.

Le domande di partenza. Nato a Port Victoria, nel Kenya occidentale, lo studioso ha sempre guardato alla situazione della sua terra d'origine con speranza: è possibile che non ci sia nulla da fare? Come può un continente così ricco di risorse lasciarsi sopraffare da povertà, fame e malattie? E così, finanziato dalla Fondazione di Bill e Melinda Gates, Juma qualche anno fa ha cominciato a studiare le possibilità di sviluppo dell'Africa, cercando di prevedere l'evoluzione di lungo periodo di questa o quella politica economica e sociale. Stando alla sua ricerca, il continente è sulla buona strada. E se i progetti di sviluppo attualmente avviati da alcuni governi del centro-Africa verranno sostenuti e migliorati, si creeranno le condizioni per sconfiggere la fame in una sola generazione.

Un futuro migliore è possibile. Per gli africani è dunque possibile, e non dovranno aspettare secoli di elemosina dai Paesi industrializzati per raggiungerlo. Gli basterà contare sulle proprie risorse e continuare a investire sulle iniziative giuste. Il titolo dell'incoraggiante rapporto redatto da Juma è "The New Harvest. Agricultural Innovation in Africa" ("Il nuovo raccolto, l'innovazione agricola in Africa") ed è già diventato un libro. "L'agricoltura mondiale negli ultimi 40 anni - si legge - è stata caratterizzata da una crescita pro capite della produzione alimentare pari al 17% e della produzione totale pari al 145%". Dati che però non hanno reso più ricca e sicura l'Africa, dove circa 250 milioni di persone soffrono la fame e 300 milioni la sete.

Speranze sulle biotecnologie. Le speranze di Juma, che intorno al suo lavoro ha raccolto l'attenzione dei 19 Paesi appartenenti al Comesa, il Mercato comune dell'Africa orientale e meridionale, si concentrano tutte sulle biotecnologie, con sementi sempre più produttive, macchine efficienti e un'economia che favorisca i piccoli produttori. Situazioni che, a livello embrionale, cominciano ad essere realizzate in alcune zone del continente. "Il piano di sviluppo dovrà combinare l'uso della scienza moderna e della tecnologia, l'espansione delle infrastrutture, il miglioramento dell'istruzione tecnica e la stimolazione dello sviluppo del business", scrive il professore. L'agenda messa a punto dal team di Harvard è molto nutrita e dettagliata. E, anche se i dati sulla situazione sembrano sfavorevoli, quelli sullo sviluppo dei campi arati e sulla disponibilità di materie prime consentono un po' di ottimismo. Qualcosa di cui l'Africa ha estremamente bisogno, al pari dell'acqua e del cibo.