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<span style="font-weight: bold;">IL RAPPORTO IFAD<br /></span>

Addio alla povertà assoluta tra i contandini
350 milioni di persone strappate alla fame

l 70% del miliardo e 400 milioni di persone che in tutto il mondo vivono in stato di indigenza assoluta abitano in zone rurali. Ce lo dice uno studio del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Gran parte della diminuzione dipende dai progressi dell'Asia orientale, in particolare della Cina.

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ROMA - Pur avendo ancora dimensioni impomenti, lo stato assoluto di povertà è stato abbandonato dagli abitanti delle aree rurali nel mondo, vale a dire il 70% del miliardo e 400 milioni di persone che in tutto il mondo sopravvivono in stato di indigenza assoluta. Ce lo dice uno studio dell'IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) che parla di  350 milioni di persone che possono dirsi ormai affrancate da condizioni offensive per la dignità umana e residenti in zone a prevalente economia agricola. Gran parte di questa diminuzione dipende dai notevoli progressi dell'Asia orientale, in particolare della Cina.

Ma in Africa non è così. Il rapporto segnala un aumento allarmante della povertà assoluta nelle aree rurali dell'Africa subsahariana, nonostante la percentuale di quanti vivono con meno dell'equivalente di 1,25 dollari al giorno - ovvero il 62 per cento - sia leggermente diminuita dall'ultimo Rapporto sulla Povertà Rurale pubblicato dall'IFAD nel 2001. Al di sotto del Sahara si trova quasi un terzo delle persone che, in tutto il mondo, vivono in condizioni di povertà assoluta in zone rurali. Nell'ultimo decennio, il loro numero è salito da 268 a 306 milioni. Nonostante il tasso di povertà assoluta nelle aree rurali dell'Africa subsahariana sia sceso dal 65 al 62 per cento, esso rimane di gran lunga il più alto al mondo. Il rapporto registra anche il persistere della povertà rurale nel subcontinente dell'Asia meridionale, dove risiede la metà del miliardo di persone che, nelle aree rurali di tutto il mondo, vivono in condizioni di povertà assoluta.

Investire sull'agricoltura in piccola scala. Secondo il rapporto, i prezzi sempre più instabili degli alimenti, le incertezze e gli effetti del cambiamento climatico, nonché una serie di limitazioni relative alle risorse naturali renderanno ancora più complicati gli sforzi per ridurre la povertà rurale. Per questo - specifica il rapporto - "persiste la necessità pressante... di investire di più e in modo più efficiente nell'agricoltura e nello sviluppo rurale", in base a "un nuovo approccio all'agricoltura su piccola scala, che sia al tempo stesso sostenibile e orientato al mercato". Il rapporto, dunque, afferma con chiarezza che è giunto il momento di considerare i piccoli agricoltori e gli imprenditori rurali poveri in un modo nuovo: "Non come casi umani da compatire, ma come persone che, con la loro capacità di innovare, il loro dinamismo e il loro impegno, porteranno benessere alle proprie comunità e una maggiore sicurezza alimentare al mondo nei prossimi decenni", ha detto il presidente nigeriano dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze.

Molti altri risultati notevoli. Oltre a una generale diminuzione della povertà estrema nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo, il Rapporto sulla Povertà Rurale 2011 segnala altri risultati significativi, tra cui:

1) - Una forte diminuzione del tasso complessivo della povertà rurale misurata in base alla linea dei 2 dollari al giorno dal 79 al 61 per cento nell'ultimo decennio.  
2)
- Notevoli progressi nelle aree rurali dell'Asia orientale  -  in particolare della Cina  -  dove il numero di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta negli ultimi dieci anni si è ridotto drasticamente di circa due terzi, da 365 milioni a 117 milioni, mentre la percentuale di povertà assoluta é passata dal 44 al 15 per cento.
3)
- Miglioramenti in altre regioni, con il tasso di povertà rurale assoluta ridotto a meno della metà in America Latina e quasi dimezzato in Medio Oriente e in Nordafrica. In entrambe le regioni, è diminuito significativamente anche il numero di quanti, nelle aree rurali, vivono in condizioni di povertà assoluta.

Altre sfide da affrontare: il clima. Nonostante questi progressi, il rapporto evidenzia con chiarezza che la povertà rurale continua ad essere un fenomeno largamente diffuso in gran parte dei paesi in via di sviluppo e costituisce un problema particolarmente grave nell'Africa subsahariana e in Asia meridionale. Il rapporto cita le conseguenze del cambiamento climatico - che renderà più difficoltosa la produzione agricola in molte regioni - come un ostacolo ulteriore agli sforzi per ridurre la povertà rurale in queste regioni e nel mondo intero. Il Rapporto sulla Povertà Rurale 2011 è stato realizzato grazie ai finanziamenti ricevuti da parte dei governi di Italia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera e dal Centro arabo per lo studio delle zone aride e non irrigue.