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Fao, il prezzo degli alimenti è in calo
Oxfam, "Ma per troppi il cibo è ancora caro"

L'organizzazione umanitaria sottolinea l'urgenza di un'azione per evitare una crisi alimentare globale come quella del 2008. Diverse le azioni da intraprendere: incremento della produzione degli alimenti nei paesi in via i sviluppo, stop alla corsa per i biocarburanti, trasparenza, risorse adeguate per i paesi poveri

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ROMA - L'indice dei prezzi alimentari della Fao registra a marzo, per la prima volta, un calo dopo otto mesi di continui aumenti. Lo ha reso noto la Fao, nel precisare che il mese scorso l'indice ha registrato una media di 230 punti, un calo del 2,9% dal picco raggiunto a febbraio, ma ancora 37% più alto rispetto al marzo dello scorso anno.
"Il calo di questo mese dell'Indice rappresenta una benvenuta tregua - nota la Fao - ma sarebbe prematuro dire che si tratti di un'inversione di rotta.

Si vedrà nelle prossime settimane.
La Fao sottolinea inoltre che "si dovrà vedere come procederà nelle prossime settimane la nuova stagione delle semine per avere un'idea dei livelli di produzione futura. Tuttavia, il livello basso delle scorte, le implicazioni per il prezzo del greggio dell' attuale situazione politica nel Medio Oriente ed in Nord Africa e gli effetti della catastrofe in Giappone, sono tutti elementi che suggeriscono una continuazione di incertezza e volatilità dei prezzi nei mesi a venire".

Oli e zuccero, i maggiori ribassi.
  I prezzi internazionali degli oli e dello zucchero sono quelli che hanno registrato i ribassi maggiori, seguiti dai cereali, mentre i prodotti caseari e la carne sono saliti, sebbene solo in misura marginale nel caso della carne. L'Indice dei prezzi dei cereali ha registrato a marzo una media di 252 punti, in calo del 2,6% rispetto a febbraio, ma è ancora 60 per cento più alto rispetto allo stesso mese nel 2010. Marzo è stato estremamente volatile per i cereali, con le quotazioni internazionali che prima sono crollate - trascinate da sviluppi esterni al mercato come la crescente incertezza economica per i tumulti in Nord Africa, il terremoto e lo tsunami in Giappone - prima di riguadagnare buona parte delle perdite.

L'aumento della produzione non sufficiente. Se la maggior parte degli indicatori suggerisce un aumento della produzione cerealicola nel 2011 - conclude la Fao - la prevista crescita potrebbe non essere sufficiente a ricostituire le giacenze, nel qual caso i prezzi potrebbero rimanere stabili anche per tutto il 2011-2012. "E' ancora presto per tirare un sospiro di sollievo: il cibo è ancora troppo caro per molte persone povere nel mondo e la minaccia della volatilità dei prezzi è sempre presente".

Oxfam Italia: "Il cibo è ancora caro".
"E' ancora presto per tirare un sospiro di sollievo: il cibo è ancora troppo caro per molte persone povere nel mondo e la minaccia della volatilità dei prezzi è sempre presente". Così Oxfam Italia ha commentato l'annuncio odierno della Fao. Oxfam, ricordando come i prezzi dei cereali sarebbero più cari del "60% rispetto a marzo 2010", ha sottolineato l'urgenza di "un'azione immediata per evitare una crisi alimentare globale come quella del 2008". Diverse le azioni principali da intraprendere: incremento della produzione alimentare nei paesi in via i sviluppo, stop alla corsa per i biocarburanti, trasparenza sulle riserve alimentari, risorse adeguate per i paesi poveri, investimenti a favore dei piccoli agricoltori e all'agricoltura sostenibile, creazione di riserve alimentari a livello locale, nazionale e regionale.

"Ci vuole un'azione immediata". Il portavoce di Oxfam Italia, Luca Chinotti, ha detto:  "Molte comunità povere stanno già soffrendo per l'aumento dei prezzi alimentari, mentre le riserve di cereali nei paesi esportatori sono a livelli pericolosamente bassi. Il cibo è ancora troppo caro. Ci vuole un'azione immediata - ha aggiunto - per evitare una crisi alimentare globale come quella del 2008. I governi devono incrementare la produzione alimentare nei paesi in via i sviluppo, fermare la corsa verso i biocarburanti, essere più trasparenti sulle riserve alimentari e garantire meccanismi e risorse adeguate per aiutare i paesi e le persone più povere ad affrontare prezzi alimentari elevati e estremamente volatili".