Mondo Solidale

IL CASO

L'oleodotto spazza-tribù indigene
senza alcuna difesa immunitaria

Accade nelle regioni settentrionali del Perù. Una struttura lunga 200 chilometri che trasperterà greggio fino al Pacifico. Il progetto è stato supportato da un rapporto che nega la presenza di comunità locali, che invece esistono. La difesa di Survival International

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ROMA - Un oleodotto lungo 200 chilometri sta per essere costruito nel nord del Perù, in un luogo dove vivono ancora tribù di indios isolati e privi di difese immunitarie rispetto a malattie tipicamente "occidentali", ma di cui si vuole negare l'esistenza per legittimare la costruzione dell'oleodotto. Al progetto di oppone tenacemente Survival International, l'organizzazione che sostiene popoli tribali di ogni continente, attraverso campagne di mobilitazione dell'opinione pubblica, fondata nel 1969, in seguito alla pubblicazione di un articolo di Norman Lewis sul Sunday Times inglese in cui venivano denunciati i massacri, il furto di terre e il genocidio in corso nell'Amazzonia brasiliana. Come molte altre moderne atrocità, l'oppressione razzista degli Indiani del Brasile avveniva nel nome "del progresso economico". Il luogo dove dovrà sorgere l'oleodotto è uno dei punti di maggior biodiversità di tutto il Sudamerica. Prevede un investimento di 350 milioni di dollari destinato a trasportare petrolio fino alla costa del Pacifico. Il progetto è della compagnia petrolifera Perenco ed ha già ottenuto il via libera. La compagnia ha presentato un rapporto di consulenza ambientale, secondo il quale nella zona che sarà attraversata dall'oleodotto - il blocco 67, tra i fiumi Napo e Tigre - "non c'è alcun segno di presenza antropologica".

Tutti i dubbi. Il rapporto si chiama Daimi e la sua autenticità è oggi messa in forte dubbio. I ricercatori che hanno lavorato su questa relazione sono stati rintracciati da un giornalista americano, David Hill, che ha scoperto  - e scritto sul  notiziario americano Truth Out - come dal documento  finale sarebbero "state escluse" una grande  quantità di prove, tra cui testimonianze giurate di avvistamenti, sentieri, orme e lance incrociate. E, per quanto riguarda la biodiversità, c'è anche uno studio scientifico (Save America's Forests) il quale dimostra come le zone più delicate e ricche ricadano nei lotti 39, 67, 121, 123 e 129. La Perenco lavora nei lotti 67 e 121, la Repsol  -  YPF nel lotto 39.

Il dovere di indagini indipendenti.
"Il governo peruviano - dichiara Stephen Corry, presidente di Survival International  - ha il dovere di commissionare indagini indipendenti sull'esistenza di questi Indiani e non deve ritenersi soddisfatto della consulenza di società che lavorano per le compagnie petrolifere".  Scrive Hill nel suo rapporto: "What do you do  if you want to build a pipeline to move 300 million barrels of oil but an "uncontacted" tribe is in the way? Employing consultants who claim they don't exist certainly helps".  In sintesi, l'accusa è che per avere il via libera al progetto siano state celate le prove della presenza degli "indiani isolati", tribù prive di difese immunitarie contro le malattie portate dagli occidentali. "Di solito - spiega Survival - al primo contatto muore il 50% della tribù ed in alcuni casi muoiono tutti". I Cacataibo, gli Isconahua, i Matsigenka, i Mashco-Piro, i Mastanahua, i Murunahua (o Chitonahua), i Nanti e gli Yora: sono tutti a  rischio estinzione.

Come salvare la vita di queste persone? Basterebbe rispettare l'unica legge internazionale che riconosce i diritti fondamentali dei popoli indigeni e tribali: è la Convezione ILO 169 adottata nel 1989 dall'omonima agenzia delle Nazioni Unite. Il Perù, che ha riconosciuto la Convenzione nel '93, ma ha mancato di rispettarla, martedì ha finalmente approvato all'unanimità una proposta di legge per ottemperare a quegli impegni. Gli indigeni ora sperano nel nuovo corso del presidente Ollanta Humala (il precedente, Alan Garcia, aveva posto il veto sulla legge). Entro quindici giorni la bozza "sulla consultazione prioritaria" dovrebbe trasformarsi in legge, ma nel frattempo continuano a rischiare la vita.

L'assenza dell'Italia. Intanto Survival sta spingendo affinché tutti i Governi  sottoscrivano la Convezione ILO 169, anche quelli europei. Tra i grandi assenti: l'Italia. Se state pensando che il Bel Paese sia molto lontano dalle tribù indiane, siete in errore: attraverso i progetti di cooperazione allo sviluppo, nelle terre tribali entrano aziende europee e quindi anche italiane. Eppure, nonostante la mozione bipartisan votata da tutti i membri della Commissione Diritti Umani del Senato, l'adesione dell'Italia alla Convezione ILO 169 (l'unica legge internazionale che riconosce i diritti dei popoli indigeni e tribali) continua a giacere impolverata nei cassetti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato.