Mondo Solidale

Anoressia: non solo patologia legata al cibo, ma anche alla complessa rete degli affetti familiari

Il rischio di morire, per chi è anoressico, è di sei volte superiore rispetto alla popolazione generale. Un libro, fondato sulla vita di una poetessa tedeca, Ellen West, svela i complessi retroscena di una delle malattie sociali post moderne

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ROMA - Chi soffre di anoressia ha un rischio di morte 6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Un libro scritto a più mani, dedicato ad una storica vittima di questo disturbo, apre nuove riflessioni sull'argomento. Quattro autori e un importante medico internista ricostruiscono la vita, le opere, le nevrosi di Ellen West, che nel 1921, a 34 anni, si suicida ossessionata dal cibo e dal corpo.

Quella diagnosi sbagliata. "Un'altra volta ancora, nuove riflessioni su Ellen West" (Fioriti Editore, 139 pagine, 18 euro) esce in questi giorni un libro di storia della psicanalisi, ma non solo per addetti ai lavori. Un lavoro che rievoca un errore di diagnosi assai famoso. Ellen West, giovane poetessa, nella Germania degli anni '20 piena di fermenti artistici e culturali analizzati dagli autori del libro, si suicida. Ludwig Binswanger, illustre psichiatra e suo medico, le diagnostica una schizofrenia. In realtà, Ellen West soffre di anoressia nervosa e, come da sempre accade, non è stata seguita in modo adeguato. A quasi un secolo di distanza, l'anoressia è una malattia sociale che continua a uccidere.

La messa in scena di un dramma epocale. "Un'altra volta ancora..." scritto da due psichiatri assai noti, un germanista e una ricercatrice di repertorio, e arricchito dalla prefazione di un medico internista di fama, vuole vivere nel mondo di Ellen West come fosse un lontano presente sul quale riflettere in una contemporaneità tutta incentrata sul conflitto, più che sull'armonia, tra corpo e anima. Nel nostro tempo, la condizione femminile pone questioni rimaste a lungo sopite: le donne svelano i conflitti che le assediano e le soffocano nel mondo borghese. In realtà, rivendicano il loro desiderio e una vera parità intellettuale, politica. Le "anoressiche" incarnano queste ispirazioni profonde e le esprimono nella rappresentazione dei conflitti, la loro malattia diviene la messa in scena di un dramma epocale.
          
Il falso mito del cibo. "Quasi a ridurre la portata inquietante di questo disagio, la medicina ha sempre teso, e tuttora tende, a leggere il sintomo anoressico come circoscritto al cibo, elidendo il senso più complesso, sia della lingua alimentare, sia delle dinamiche istintuali - spiega il professor Filippo Maria Ferro, uno degli autori del libro - si tenta, cioè, di inserire l'anoressia in uno schema, nella galassia dei 'disturbi del comportamento alimentare' o di farla confluire, attraverso bizantini allineamenti trasversali, in altre aree. Sappiamo ormai che non è così e il caso di Ellen West costituisce il nodo del problema complesso della negazione di sé".

Il ruolo delle complesse trame familiari. "In anni recenti - continua il professor Ferro - la presentazione dell'anoressia ha però saputo dare una valenza allargata al sintomo, cogliendolo nelle complesse trame familiari e anche sviluppandone implicazioni fortemente critiche verso la cosiddetta 'civiltà del benessere'. L'anoressia è venuta configurandosi - ha detto ancora Ferro - come immagine eloquente di 'consumismo consumato'. L'atmosfera post-moderna, troppo sensibile alle dinamiche dell'apparire, ha reso ulteriormente dialettici questi temi femminili, intrecciando tutte le sfumature di livelli e confini, confronti culturali e antropologici e ancora confermando, attraverso le immagini della body art - ha concluso - l'intimo travaglio costitutivo tra corpo e pensiero e la declinazione elettiva che questo percorso assume e reclama nella voce delle donne".