LONDRA - Per la prima volta i leader mondiali del G8 si sono riuniti a Londra in uno vertice per decidere come combattere l'epidemia mondiale della demenza. I Paesi ad alto reddito si trovano infatti, più di altri, a dover fronteggiare il peso maggiore della malattia e stanno finalmente focalizzando l'attenzione sul problema. Ne è emersa una road map in nove punti. Considerata l'importanza dell'incontro, sono volati a Londra, per firmarlo, i ministri della salute di mezzo mondo (tranne quello italiano): dalla Russia, il ministro Veronika I. Skvortsova; dal Giappone, il viceministro alla salute Shinako Tsuchiya; dal Canada il ministro Rona Ambrose; dalla Francia addirittura due, il ministro per la salute e per gli affari sociali Marisol Touraine e il ministro per l'educazione e la ricerca Geneviéve Fioraso; dalla Germania, il ministro Daniel Bahr. Per gli Stati Uniti, Don Moulds, Acting Assistant Secretary for Planning and Evaluation, US Department of Health and Human Services. L'Italia non ha mandato il suo ministro, ma il direttore generale, Giuseppe Ruocco. Ecco il documento finale.
L'appello di Cameron. "Non importa dove voi viviate - ha detto il Primo Ministro britannico David Cameron - la demenza ruba le vite e distrugge le famiglie. È per questo che noi siamo qui riuniti e siamo determinati a sconfiggerla. Abbiamo combattuto la malaria, il cancro, l'AIDS e ora voglio che questo giorno sia ricordato come quello in cui é iniziata la lotta mondiale alla demenza". Una malattia che non deve più essere considerata un effetto collaterale dell'invecchiamento, ma un fenomeno globale.
Non solo G8. Gli studi dimostrano come nei prossimi decenni il peso complessivo della demenza si sposterà inesorabilmente verso i Paesi a basso e medio reddito (dove vivranno entro il 2050 il 71% dei malati). Al momento i malati sono 44 milioni e l'OMS ritiene che questi numeri raddoppieranno ogni venti anni. Nel 2010 se ne stimavano 35 milioni, con la previsione di raggiungere i 76 milioni nel 2030 (la stima precedente era di 66 milioni) e i 135 milioni nel 2050 (stima precedente, 115 milioni).
I dati. Lo studio si chiama "L'impatto globale della demenza 2013-2050" ed è stato lanciato in questi giorni da Alzheimer's Disease International (ADI) e diffuso in Italia dalla Federazione Alzheimer Italia. L'autore, Martin Prince, del King College di Londra, sottolinea come i governi delle nazioni più ricche del mondo stiano focalizzando l'attenzione sulla demenza, ma questo non basta: "è un problema globale che, sempre di più, colpirà Paesi con risorse limitate e poco tempo a disposizione per sviluppare sistemi di protezione sociale, cure sanitarie e sociali". Per questo "non solo i Paesi del G8 - dice Marc Wortmann, direttore esecutivo di ADI - ma tutte le nazioni, devono impegnarsi ad aumentare notevolmente la ricerca sulla demenza". E'impressionante come il documento riporti un aumento del 17 per cento rispetto alle previsioni precedenti di ADI contenute nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2009.
La road map. I membri del G8 hanno trovato un accordo sulle misure da intraprendere, una sorta di road map da seguire. Da quel che è emerso, tre le necessità più impellenti: la ricerca deve diventare una priorità globale; serve urgentemente un piano di azione comune tra governi, industria e organizzazioni non-profit, come le associazioni Alzheimer; bisogna riconoscere la priorità delle politiche di salute pubblica, dei servizi sanitari e sociali e dello sviluppo del sistema sanitario.
Le tappe.
- Primo: identificare entro il 2025 una cura o una terapia che modifichi il decorso della malattia, il che significa aumentare i fondi per la ricerca e il numero dei ricercatori coinvolti.
- Secondo: creare una nuova figura, il Responsabile Mondiale sulla Demenza, a sostegno di un approccio innovativo - come per l'AIDS e i cambiamenti climatici - che coordini le esperienze e gli sforzi internazionali per trovare nuove fonti di finanziamento, comprese quelle private e filantropiche, a sostegno dell'innovazione.
- Terzo: sviluppare un piano di azione internazionale per la ricerca, in particolare per identificare e colmare i gap attuali.
- Quarto: scambiare informazioni, studi e dati e lavorare insieme per ottenere i migliori risultati.
- Quinto: garantire libero accesso alle ricerche finanziate dalle istituzioni pubbliche per mettere a disposizione di tutti, il più velocemente possibile, dati e risultati.
- Sesto: organizzare una serie di forum nel 2014 in collaborazione con OCSE, OMS, Commissione Europea, il Joint Programme Europeo sulle malattie neurodegenerative (JPND) e la società civile per stringere collaborazioni su: investimenti a impatto sociale; modelli di assistenza e prevenzione; collaborazione Università-Industria.
- Settimo: invitare l'OMS e l'OCSE a dichiarare la demenza una minaccia per la salute pubblica e sostenere i Paesi a incidere sui loro sistemi sanitari e sociali per le persone con demenza.
- Ottavo: invitare tutti a trattare le persone con demenza con dignità e rispetto e ad aumentare il proprio contributo nella prevenzione, assistenza e cura.
- Nono: programmare un incontro negli Stati Uniti nel febbraio 2015 per valutare i progressi fatti.
L'Italia. La maggior parte dei governi è impreparata ad affrontare l'epidemia di demenza: tutti i governi dovrebbero avviare un dialogo interno ma fino ad ora solo tredici Paesi hanno attuato un piano nazionale sulle demenze. Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia, denuncia come in Italia manchi ancora di un piano di azione. "La collaborazione fra tutte le figure coinvolte - dice la presidente - è fondamentale per la buona riuscita di un programma. L'obiettivo da raggiungere è creare una rete di servizi e di assistenza su tutto il territorio nazionale per non lasciare soli malati e familiari".
Manca un piano. Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, commenta: "L'Italia manca ancora di un piano di azione e di un tavolo collaborativo di discussione. Sottolineo che la collaborazione fra tutte le figure coinvolte è fondamentale per la buona riuscita di un programma. Obiettivo da raggiungere: creare una rete di servizi e assistenza su tutto il territorio nazionale per non lasciare soli malati e familiari. Noi, come spesso abbiamo ripetuto, anche a gran voce, siamo qui e a disposizione".
La Federazione Alzheimer Italia. E' il rappresentante unico per l'Italia di Alzheimer's Disease Internation (ADI), è la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca medica e scientifica sulle cause, la cura e l'assistenza per la malattia di Alzheimer, al supporto e sostegno dei malati e dei loro familiari, alla tutela dei loro diritti in sede sia amministrativa sia legislativa. Riunisce e coordina 47 associazioni che si occupano della malattia e opera a livello nazionale e locale per creare una rete di aiuto intorno ai malati ed ai loro familiari.
L'appello di Cameron. "Non importa dove voi viviate - ha detto il Primo Ministro britannico David Cameron - la demenza ruba le vite e distrugge le famiglie. È per questo che noi siamo qui riuniti e siamo determinati a sconfiggerla. Abbiamo combattuto la malaria, il cancro, l'AIDS e ora voglio che questo giorno sia ricordato come quello in cui é iniziata la lotta mondiale alla demenza". Una malattia che non deve più essere considerata un effetto collaterale dell'invecchiamento, ma un fenomeno globale.
Non solo G8. Gli studi dimostrano come nei prossimi decenni il peso complessivo della demenza si sposterà inesorabilmente verso i Paesi a basso e medio reddito (dove vivranno entro il 2050 il 71% dei malati). Al momento i malati sono 44 milioni e l'OMS ritiene che questi numeri raddoppieranno ogni venti anni. Nel 2010 se ne stimavano 35 milioni, con la previsione di raggiungere i 76 milioni nel 2030 (la stima precedente era di 66 milioni) e i 135 milioni nel 2050 (stima precedente, 115 milioni).
I dati. Lo studio si chiama "L'impatto globale della demenza 2013-2050" ed è stato lanciato in questi giorni da Alzheimer's Disease International (ADI) e diffuso in Italia dalla Federazione Alzheimer Italia. L'autore, Martin Prince, del King College di Londra, sottolinea come i governi delle nazioni più ricche del mondo stiano focalizzando l'attenzione sulla demenza, ma questo non basta: "è un problema globale che, sempre di più, colpirà Paesi con risorse limitate e poco tempo a disposizione per sviluppare sistemi di protezione sociale, cure sanitarie e sociali". Per questo "non solo i Paesi del G8 - dice Marc Wortmann, direttore esecutivo di ADI - ma tutte le nazioni, devono impegnarsi ad aumentare notevolmente la ricerca sulla demenza". E'impressionante come il documento riporti un aumento del 17 per cento rispetto alle previsioni precedenti di ADI contenute nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2009.
La road map. I membri del G8 hanno trovato un accordo sulle misure da intraprendere, una sorta di road map da seguire. Da quel che è emerso, tre le necessità più impellenti: la ricerca deve diventare una priorità globale; serve urgentemente un piano di azione comune tra governi, industria e organizzazioni non-profit, come le associazioni Alzheimer; bisogna riconoscere la priorità delle politiche di salute pubblica, dei servizi sanitari e sociali e dello sviluppo del sistema sanitario.
Le tappe.
- Primo: identificare entro il 2025 una cura o una terapia che modifichi il decorso della malattia, il che significa aumentare i fondi per la ricerca e il numero dei ricercatori coinvolti.
- Secondo: creare una nuova figura, il Responsabile Mondiale sulla Demenza, a sostegno di un approccio innovativo - come per l'AIDS e i cambiamenti climatici - che coordini le esperienze e gli sforzi internazionali per trovare nuove fonti di finanziamento, comprese quelle private e filantropiche, a sostegno dell'innovazione.
- Terzo: sviluppare un piano di azione internazionale per la ricerca, in particolare per identificare e colmare i gap attuali.
- Quarto: scambiare informazioni, studi e dati e lavorare insieme per ottenere i migliori risultati.
- Quinto: garantire libero accesso alle ricerche finanziate dalle istituzioni pubbliche per mettere a disposizione di tutti, il più velocemente possibile, dati e risultati.
- Sesto: organizzare una serie di forum nel 2014 in collaborazione con OCSE, OMS, Commissione Europea, il Joint Programme Europeo sulle malattie neurodegenerative (JPND) e la società civile per stringere collaborazioni su: investimenti a impatto sociale; modelli di assistenza e prevenzione; collaborazione Università-Industria.
- Settimo: invitare l'OMS e l'OCSE a dichiarare la demenza una minaccia per la salute pubblica e sostenere i Paesi a incidere sui loro sistemi sanitari e sociali per le persone con demenza.
- Ottavo: invitare tutti a trattare le persone con demenza con dignità e rispetto e ad aumentare il proprio contributo nella prevenzione, assistenza e cura.
- Nono: programmare un incontro negli Stati Uniti nel febbraio 2015 per valutare i progressi fatti.
L'Italia. La maggior parte dei governi è impreparata ad affrontare l'epidemia di demenza: tutti i governi dovrebbero avviare un dialogo interno ma fino ad ora solo tredici Paesi hanno attuato un piano nazionale sulle demenze. Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia, denuncia come in Italia manchi ancora di un piano di azione. "La collaborazione fra tutte le figure coinvolte - dice la presidente - è fondamentale per la buona riuscita di un programma. L'obiettivo da raggiungere è creare una rete di servizi e di assistenza su tutto il territorio nazionale per non lasciare soli malati e familiari".
Manca un piano. Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, commenta: "L'Italia manca ancora di un piano di azione e di un tavolo collaborativo di discussione. Sottolineo che la collaborazione fra tutte le figure coinvolte è fondamentale per la buona riuscita di un programma. Obiettivo da raggiungere: creare una rete di servizi e assistenza su tutto il territorio nazionale per non lasciare soli malati e familiari. Noi, come spesso abbiamo ripetuto, anche a gran voce, siamo qui e a disposizione".
La Federazione Alzheimer Italia. E' il rappresentante unico per l'Italia di Alzheimer's Disease Internation (ADI), è la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca medica e scientifica sulle cause, la cura e l'assistenza per la malattia di Alzheimer, al supporto e sostegno dei malati e dei loro familiari, alla tutela dei loro diritti in sede sia amministrativa sia legislativa. Riunisce e coordina 47 associazioni che si occupano della malattia e opera a livello nazionale e locale per creare una rete di aiuto intorno ai malati ed ai loro familiari.