Venezuela, si diffonde la povertà tra code davanti ai negozi e l'economia del baratto
Un lungo articolo del New York Times che riporta testimonianze di cittadini in cerca di generi alimentari e medicinali che scarseggiano. Gli effetti del calo nei pressi del petrolio che si scagliano sulle fasce sociali più povere e vulnerabili
CARACAS - Il New York Times pubblica oggi un lungo articolo dedicato alla crescente e sempre più diffusa povertà in Venezuela. L'articolo si apre con la testimonianza di una donna, Mary Noriega, un'assistente di laboratorio con tre figli, in fila da ore - assieme ad altre 1.500 persone - per acquistare un pollo. Situazione aggravata dalla presenza di militari armati, che controllano a vista chi è in coda e verificano i documenti della gente, per assicurarsi che nessuno stia cercando di acquistare beni di prima necessità più di una volta o due volte a settimana.
"Sapevamo che quest'anno sarebbe stata dura, ma così.." Ma la signora Noriega - riporta ancora il New York Times - non ha scelta, dal momento che il suo frigorifero è ormai semivuoto. "Le cose hanno preso davvero una brutta piega - ha riferito la donna - tanto che molti di noi hanno cominciato a praticare il baratto con i vicini, per mettere almeno un …
CARACAS - Il New York Times pubblica oggi un lungo articolo dedicato alla crescente e sempre più diffusa povertà in Venezuela. L'articolo si apre con la testimonianza di una donna, Mary Noriega, un'assistente di laboratorio con tre figli, in fila da ore - assieme ad altre 1.500 persone - per acquistare un pollo. Situazione aggravata dalla presenza di militari armati, che controllano a vista chi è in coda e verificano i documenti della gente, per assicurarsi che nessuno stia cercando di acquistare beni di prima necessità più di una volta o due volte a settimana.
"Sapevamo che quest'anno sarebbe stata dura, ma così.." Ma la signora Noriega - riporta ancora il New York Times - non ha scelta, dal momento che il suo frigorifero è ormai semivuoto. "Le cose hanno preso davvero una brutta piega - ha riferito la donna - tanto che molti di noi hanno cominciato a praticare il baratto con i vicini, per mettere almeno un po' di cibo in tavola. Abbiamo sempre saputo che quest'anno avrebbe cominciato male - sono le sue parole - ma così davvero non ce lo immaginavamo".
Sardine in scatola e i pescatori vendono il gasolio. Nelle interviste, la gente non ha detto di essere alla fame. Piuttosto, hanno lamentato il fatto che la crisi economica attuale vuol dire sostanzialmente mangiare sardine in scatola invece del pollo, o il cibo bollito anziché fritto, dal momento che l'olio vegetale è così difficile da reperire. Molti hanno detto che mangiano carne meno frequentemente, dati i prezzi ormai alle stelle. Il pesce fresco è assai difficile da trovare, in parte anche perché i pescatori trovano più conveniente usare le loro barche per vendere il gasolio acquistato a prezzi sovvenzionati sul mercato nero e di avere così risorse per acquistare un appuntamento, invece che passare la vita in alto mare.
Sui social gli appelli dei malati senza cure. Intanto i social venezuelani sono pieni di appelli urgenti di pazienti che cercano di trovare medicine. Gastón Silva, primario di chirurgia cardiovascolare presso l'Ospedale Universitario di Caracas, ha detto che a causa della carenza di medici, solo circa 100 operazioni al cuore sono stati effettuati lo scorso anno, un calo di oltre 300 interventi rispetto agli anni precedenti.
Gli effetti del calo del petrolio. Il Venezuela è tra i grandi esportatori di petrolio e sono tra i Paesi più colpiti dal calo del greggio, che questo mese è sceso a 38 $ al barile. Oltre l'80% delle entrate del Venezuela deriva dalla vendita di petrolio. L'"effetto domino" - come lo chiamano gli analisti - che ha provocato già un forte aumento degli interessi dei bond venezuelani, fino a punte del 21%, è aggravato da un'inflazione vicina al 65% - destinata ad aumentare, secondo gli economisti - e da un debito estero che continua ad aumentare. Incombe così il fantasma del default a breve scadenza. Minaccia, questa, che non potrà che ricadere ed avere i suoi pesantissimi effetti sulle fasce più povere e vulnerabili del Paese, come sottolineano diverse organizzazioni umanitarie che lavorano nel Paese latinoamericano.
Vietato mettersi in coda di notte. Insomma - scrive ancora il New York Time - il calo pilotato del prezzo del petrolio ha gettato i cittadini venezuelani in una situazione che è diventata tanto terribile da costringere il governo ad inviare truppe a presidiare le lunghe file che si snodano davanti ai supermercati e ai negozi. In alcuni casi i militari hano impedito alla gente di formare code di attesa durante la notte, mentre funzionari del governo sono allertati per disporre l'arresto degli acquirenti che ingannano il sistema di razionamento. Ma - sottolinea il giornale statunitense - anche prima che i prezzi del petrolio precipitassero, il Venezuela era già preda di una profonda recessione, con uno dei tassi di inflazione più alti del mondo e la carenza cronica di prodotti di base.
In sala operatoria con farmaci di contrabbando. Viene portato l'esempio di uno dei più prestigiosi ospedali pubblici della nazione, costretto a bloccare per settimane la sua unità di chirurgia cardiaca per la carenza di forniture mediche. Alcuni farmaci sono esauriti da mesi, tanto che si sono verificati interventi in ambulatorio al cuore portati a termine con farmaci di contrabbando, acquistati negli Stati Uniti. Altro esempio - segnala il New York Time - sono i pannolini, una merce così ambita che i clienti devono portare i certificati di nascita dei loro figli per dimostrarne la necessità ed evitare così il mercato nero.
Un nuovo giro di vite? Dunque, la scarsità dei beni in commercio e l'inflazione non potranno non imporre un altro giro di sfide al presidente Nicolás Maduro, il quale ha promesso di continuare la rivoluzione socialista ispirata all'assai più carismatico Hugo Chávez. Da mesi ormai circola l'ipotesi-tabù di aumentare il prezzo della benzina, che imposto qui, nel paese dove il carburante è il più economico al mondo, suona come un segnale di catastrofe imminente.
E Maduro rassicura: "Pagheremo i debiti". Intanto però Maduro insiste nell'analizzare l'attuale severa congiuntura come l'effetto di una guerra economica scatenata contro il suo governo da nemici di destra. Ma molti economisti sostengono che le politiche del governo sono invece una gran parte del problema, come ad esempio la valuta altamente sopravvalutata, i controlli dei prezzi, che dissuadono i produttori e gli agricoltori, e le restrizioni del governo in materia di accesso ai dollari, che hanno portato ad un forte calo delle importazioni. Oltre a tutto questo, gli investitori stranieri e non temono che il Venezuela non sia in grado di onorare i miliardi di dollari in obbligazioni emesse, anche se Maduro ha garantito che il paese pagherà tutti i suoi debiti.