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Ebola, l'emergenza nell'emergenza sono i bambini rimasti orfani ed emarginati per paura del contagio

L'Ong  SOS Villaggi dei Bambini, assieme al Governo della Sierra Leone , continua a supportare la comunità con beni di prima necessità, materiale medico e supporto psicologico. I bambini, come non bastasse ciò che hanno subìto, vengono stigmatizzati dalla comunità per la paura che possano essere malati
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MILANO - Secondo l'OMS in Sierra Leone, Guinea e Liberia si è registrato un totale di 21.689 casi di infezione e 8.626 vittime. Solo in Sierra Leone si parla di 10.340 casi infetti e 3.145 morti. Le infezioni continuano ad aumentare. SOS Villaggi dei Bambini, in stretta collaborazione con il Governo, continua a supportare la comunità con beni di prima necessità, materiale medico e supporto psicologico. L'emergenza nell'emergenza è rappresentata ora dai bambini orfani, bambini che vengono stigmatizzati dalla comunità per la paura che possano essere malati.

La storia di Charles, Lamia, Kadia e Rania. Charles ha un anno e mezzo e il suo calvario è iniziato nel mese di agosto, mese in cui prima i suoi genitori e poi i suoi 4 fratelli e gli zii morirono per aver contratto il virus. "Abbiamo tenuto in osservazione Charles per 21 giorni, presso il Centro paramedico. Era risultato negativo al test"- racconta Patricia Serry-Kamal - &quo…
 
MILANO - Secondo l'OMS in Sierra Leone, Guinea e Liberia si è registrato un totale di 21.689 casi di infezione e 8.626 vittime. Solo in Sierra Leone si parla di 10.340 casi infetti e 3.145 morti. Le infezioni continuano ad aumentare. SOS Villaggi dei Bambini, in stretta collaborazione con il Governo, continua a supportare la comunità con beni di prima necessità, materiale medico e supporto psicologico. L'emergenza nell'emergenza è rappresentata ora dai bambini orfani, bambini che vengono stigmatizzati dalla comunità per la paura che possano essere malati.

La storia di Charles, Lamia, Kadia e Rania. Charles ha un anno e mezzo e il suo calvario è iniziato nel mese di agosto, mese in cui prima i suoi genitori e poi i suoi 4 fratelli e gli zii morirono per aver contratto il virus. "Abbiamo tenuto in osservazione Charles per 21 giorni, presso il Centro paramedico. Era risultato negativo al test"- racconta Patricia Serry-Kamal - "L'abbiamo sottoposto a esami continui, per tre mesi. Volevamo essere certi non avesse contratto il virus.". Venne contattato il Villaggio SOS di Makeni, dal Ministero degli Affari Sociali, per accogliere Charles ma in quel momento il villaggio non era ancora attrezzato per accogliere i bambini orfani. "Era troppo pericoloso. Il virus era appena scoppiato - dice Olatungie Woode, direttore nazionale di SOS Villaggi dei Bambini in Sierra Leone - "Spesso i bambini rimasti orfani morivano poco dopo i test, anche se risultavano negativi. La malattia si sviluppava ugualmente. Non potevamo mettere a rischio la salute dell'intero Villaggio SOS. Charles venne quindi accolto dall'infermiera del Centro in attesa di poter entrare nel Villaggio SOS. Ora Charles è felice"

Infettati prendendosi cura di un parente malato. .
Assieme a Charles sono stati accolti Lamia, Kadia e Rania. Tutte le Mamme SOS e i bambini si sono riuniti per dare loro un'accoglienza straordinaria, cantando canzoni di benvenuto come segno di amore e di accoglienza nella comunità. "Abbiamo inziato qui a Makeni ma l'accoglienza di bambini orfani riguarderà anche i Villaggi SOS di Freetown e Bo"  -  continua Woode. "Ero entusiasta per l'arrivo dei bambini" - ha raccontato la Mamma SOS Mabinty Mansaray - "Darò loro la migliore cura e tutta la protezione e l'amore che meritano. Lamia e Kadia hanno 8 e sei mesi. Hanno perso entrambi i genitori. Sono stati infettati mentre si prendevano cura di un parente malato in casa e sono morti quattro giorni dopo. Fu poi la loro sorella maggiore ad ammalarsi e vennero portati al Centro paramedico dove risultarono negativi al test. Non avevano nessuno che potesse occuparsi di loro".

Ed ora finalmente al sicuro.
Dopo due mesi al centro, Lamia e Kadia sono stati trasferiti alla Corte penale internazionale e poi in un altro Centro di osservazione, dove hanno vissuto un mese. Lamia è stato poi affidato alle cure di Mariama, un amico di sua madre, mentre Kadia a quelle della zia. "Non è stato facile prendersi cura di Lamia" - ha raccontato Mariama - "Ci volevano buon cibo e cure speciali. Sembrava denutrito e piangeva sempre. Ho dovuto chiedere aiuto ai miei parenti". Stessi problemi ha avuto la zia di Kadia. Non poteva permettersi due pasti al giorno per lei. "Ho altri figli a cui badare e pochi soldi. L'ho portato a casa mia perché non c'era nessuno che potesse prendersi cura di lei". Ora stanno bene. Sono al sicuro in una grande famiglia.