ROMA - Piatti gourmet, servizio ospitale e rispetto dell'ambiente. Sono questi i tre pilastri che reggono l'attività del Rub & Stub, il primo ristorante europeo che serve in tavola alimenti destinati, a volte per motivi puramente estetici, al secchio della spazzatura. Una battaglia quella contro lo spreco alimentare in cui hanno creduto i cento volontari che nel 2013 hanno deciso di investire tempo ed energie per creare un luogo di convivialità trasformando gli "scarti" in portate gustose e attente all'ambiente.
Avanzi, non spazzatura. Ad arrivare nelle cucine del locale sono le eccedenze e le donazioni di agricoltori, panifici, ma anche aziende della grande distribuzione. Gli alimenti scartati non sono spazzatura, ma spesso finiscono nel secchio dell'immondizia per motivi che nulla hanno a che fare con la loro "commestibilità". A volte si tratta di frutta e verdura che non rispecchiano i canoni estetici desiderati, altre cibi vicini alla data di scadenza che ingombrano magazzini e scaffali e di cui i commercianti non sanno che farne. Per questo gli ideatori del progetto hanno deciso di lanciare una sfida alla spreco, sfida che nei primi 18 mesi ha permesso di salvare dalla discarica 3,5 tonnellate di cibo.
Futuro solidale. Ma un'iniziativa del genere non manca di ostacoli. Uno in particolare riguarda la varietà dei cibi. Se verdure e frutta non mancano, reperire altri alimenti attraverso le donazioni non è sempre facile. Fino a oggi il 30% delle materie prime servite nel ristorante derivano direttamente dagli avanzi, ma si spera che in futuro attraverso delle partnership con produttori e supermercati si possa aumentare la percentuale e di conseguenza il guadagno da destinare in beneficenza.
Economia responsabile. Tra le finalità del progetto ci sono non solo la lotta agli sprechi alimentari, ma anche "mostrare - si legge nel sito dell'azienda - quanto l'industria alimentare sia diventata irraggionevole e trovare un modo per tornare a un consumo alimentare intelligente". Dall'1 gennaio 2015 Rub&Stub è entrato a far parte del Consiglio danese per i rifugiati. I profitti dell'azienda sono in parte reinvestiti nell'attività e in parte destinati a promuovere altri progetti che hanno come fine quello di trovare un'alternativa al consumo smodato che ogni anno getta nel secchio della spazzatura miliardi di tonnellate di alimenti ancora commestibili.
Avanzi, non spazzatura. Ad arrivare nelle cucine del locale sono le eccedenze e le donazioni di agricoltori, panifici, ma anche aziende della grande distribuzione. Gli alimenti scartati non sono spazzatura, ma spesso finiscono nel secchio dell'immondizia per motivi che nulla hanno a che fare con la loro "commestibilità". A volte si tratta di frutta e verdura che non rispecchiano i canoni estetici desiderati, altre cibi vicini alla data di scadenza che ingombrano magazzini e scaffali e di cui i commercianti non sanno che farne. Per questo gli ideatori del progetto hanno deciso di lanciare una sfida alla spreco, sfida che nei primi 18 mesi ha permesso di salvare dalla discarica 3,5 tonnellate di cibo.
Futuro solidale. Ma un'iniziativa del genere non manca di ostacoli. Uno in particolare riguarda la varietà dei cibi. Se verdure e frutta non mancano, reperire altri alimenti attraverso le donazioni non è sempre facile. Fino a oggi il 30% delle materie prime servite nel ristorante derivano direttamente dagli avanzi, ma si spera che in futuro attraverso delle partnership con produttori e supermercati si possa aumentare la percentuale e di conseguenza il guadagno da destinare in beneficenza.
Economia responsabile. Tra le finalità del progetto ci sono non solo la lotta agli sprechi alimentari, ma anche "mostrare - si legge nel sito dell'azienda - quanto l'industria alimentare sia diventata irraggionevole e trovare un modo per tornare a un consumo alimentare intelligente". Dall'1 gennaio 2015 Rub&Stub è entrato a far parte del Consiglio danese per i rifugiati. I profitti dell'azienda sono in parte reinvestiti nell'attività e in parte destinati a promuovere altri progetti che hanno come fine quello di trovare un'alternativa al consumo smodato che ogni anno getta nel secchio della spazzatura miliardi di tonnellate di alimenti ancora commestibili.