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Crisi alimentari ricorrenti, il caso-India

L'Indice Globale della Fame (GHI) colloca l'India al 63° posto, rispetto ai 78 paesi più affamati del mondo, dove sopravvive un terzo dei bambini malnutriti del mondo, per il 47% sottopeso e quelli sotto i tre anni per il 46% risultano troppo poco sviluppati rispetto alla loro età. Le statistiche più recenti ci dicono anche che il 50% dei bambini indiani muoiono per malnutrizione
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ROMA - Sono ventidue i paesi che si trovano ad affrontare crisi alimentari ricorrenti ed un'altissima prevalenza di sottonutriti, conseguenza degli effetti combinati di disastri naturali, conflitti ed istituzioni deboli. Questi paesi si trovano in una situazione definita di "crisi prolungata" dal rapporto congiunto FAO/PAM (Programma Alimentare Mondiale). Fame cronica ed insicurezza alimentare sono le caratteristiche più comuni di una crisi prolungata. In media, la proporzione delle persone che sono sottonutrite in paesi che devono fare i conti con questi problemi complessi, è di circa tre volte più alta che negli altri paesi in via di sviluppo.

Sono 166 milioni i sottonutriti. Il rapporto stima che siano più di 166 milioni le persone sottonutrite nei paesi in crisi prolungata - circa il 20 per cento delle persone che soffrono la fame al mondo, ma più di un terzo del totale, se si escludono grandi paesi come India e Cina. Buona parte d…
ROMA - Sono ventidue i paesi che si trovano ad affrontare crisi alimentari ricorrenti ed un'altissima prevalenza di sottonutriti, conseguenza degli effetti combinati di disastri naturali, conflitti ed istituzioni deboli. Questi paesi si trovano in una situazione definita di "crisi prolungata" dal rapporto congiunto FAO/PAM (Programma Alimentare Mondiale). Fame cronica ed insicurezza alimentare sono le caratteristiche più comuni di una crisi prolungata. In media, la proporzione delle persone che sono sottonutrite in paesi che devono fare i conti con questi problemi complessi, è di circa tre volte più alta che negli altri paesi in via di sviluppo.

Sono 166 milioni i sottonutriti. Il rapporto stima che siano più di 166 milioni le persone sottonutrite nei paesi in crisi prolungata - circa il 20 per cento delle persone che soffrono la fame al mondo, ma più di un terzo del totale, se si escludono grandi paesi come India e Cina. Buona parte degli aiuti a questi paesi vengono dati nella forma di aiuti alimentari umanitari d'emergenza che non solo aiutano a salvare vite umane, ma forniscono anche un investimento per il futuro del paese, preservando e rafforzando il capitale umano e le condizioni di vita, fondamento della stabilità e dello sviluppo futuri.

Il ruolo dell'assistenza. Quando affiancati da altri strumenti come denaro o voucher, e se vanno a sostegno dell'acquisto di prodotti agricoli locali, si massimizza la possibilità che l'assistenza alimentare umanitaria diventi la base per raggiungere una sicurezza alimentare nel lungo periodo. Secondo la FAO sono 925 milioni le persone al mondo che vivono in condizioni di fame cronica, 98 milioni in meno rispetto al miliardo e 20 milioni del 2009. Questo calo è stato attribuito alle migliori prospettive economiche nel 2010 ed al ribasso dei prezzi alimentari a partire dalla metà del 2008.

Un circolo vizioso.  Il livello delle difficoltà è così alto che diventa forte il rischio del circolo vizioso che si autoalimenta, fino al punto da considerare improbabile ogni possibile ripresa dei paesi in crisi prolungata, col passare del tempo. Per "crisi prolungata", la FAO e il PAM - che ne hanno dato una definizione utile per ottimizzare gli aiuti - s'intende una condizione nella quale si trovano quei paesi che hanno registrato una crisi alimentare per otto anni consecutivi o più, che ricevono più del 10 per cento degli aiuti internazionali, nella forma di soccorsi umanitari, e che sono nella lista dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare. A livello mondiale, circa il 10% del totale degli aiuti pubblici allo sviluppo (ODA) viene dato nella forma di assistenza umanitaria, ma nei paesi in crisi prolungata, quella percentuale è molto più alta. In Somalia, per esempio, il 64% degli aiuti è nella forma di assistenza umanitaria ed in Sudan la percentuale è del 62%.  In totale, questi paesi ricevono quasi il 60% degli aiuti umanitari.

Il caso dell'India. Secondo le ultime stime, l'India raggiungerà - entro il 2028 - 1,45 miliardi di cittadini, avvicinandosi sempre più alla popolazione cinese, che si prevede finirà per raggiungere 1,7 miliardi nel 2050i. Il sub continente indiano - va ricordato - sta già faticando per sfamare la sua popolazione, e tutto purtroppo lascia immaginare che la situazione potrà solo che peggiorare nell'arco dei prossimi decenni. L'Indice Globale della Fame (GHI) colloca l'India al 63° posto, rispetto ai 78 paesi più affamati del mondo, dove sopravvive un terzo dei bambini malnutriti del mondo, per il 47% sottopeso e quelli sotto i tre anni per il 46% risultano troppo poco sviluppati rispetto alla loro età. Le statistiche più recenti ci dicono anche che il 50% dei bambini indiani muoiono per malnutrizione.

Ricchezze non redistribuite e sprechi. Appare evidente, dunque, come i gridolini entusiasti di alcuni economisti e molti osservatori, di fronte alla crescita vorticosa del Pil a due cifre ogni 12 mesi dell'India, fossero effimeri e frettolosi, comunque svelavano un entusiasmo che non teneva conto del fatto che il ferreo regime castale del Paese impedisse di fatto una, seppur graduale, armonica redistribuzione delle ricchezze. Quali sono, dunque, le ragioni che possono spiegare l'insicurezza alimentare cronica dell'India, nonostante gli innegabili incrementi della produzione di cibo? La quantità di alimenti necessari al Paese è di 230 milioni di tonnellate all'anno. Ma una percentuale ancora eccessiva di questi beni non raggiunge mai i consumatori. Si finisce per sprecare alimenti per circa il 40%: una valore prossimo ai 9 miliardi di dollari.

I difetti strutturali. Più in dettaglio, si spreca carne per il 4%; frutta e verdura per il 75% ed è noto come l'India potrebbe avere il primato per la produzione del latte ed essere al secondo posto, dopo la Cina, nella produzione di frutta e verdura. Ma il paradosso è che è anche il primo Paese al mondo in fatto di sprechi alimentari. Posizione in classifica, questa, che sta alla base dell'aumento scriteriato dei prezzi al consumo: costa il doppio la frutta e la verdura; costa il 60% in più il latte. Non è tutto: anche il grano deperisce abbandonato, infestato dagli insetti. A tutto questo vanno aggiunti altri gravi problemi: da una rete elettrica che fornisce energia "ballerina",  alla mancanza di una rete di distribuzione alimentare, dall'assenza di strutture di stoccaccio e  frigoriferi, ad una quantità di mezzi di trasporto inadeguata rispetto all'estensione del Paese, oltre alla qualità stessa dei mezzi.

La soluzione degli studenti indiani contro la fame. Gli  studenti di un college gesuita di a Patna (Bihar) - circa 1.000 chilometri a sud est di New Delhi -  hanno preso parte alla coltivazione di riso biologico della riserva di Tarumitra. Sono ragazzi e ragazze del St. Xavier's College of Management and Technology che si sono offerti come volontari, per conoscere da vicino il sistema per l'intensificazione del riso (Sri), metodo "green" per produrre più riso, riducendo il consumo di acqua e  -  soprattutto  -  l'uso di sostanze chimiche.