ROMA - Il cambiamento climatico in atto non fa che intensificare i momenti di confronto internazionale dove si cercano soluzione a breve e a lungo termine per fronteggiare questo fenomeno, l'umanità intera. Ma riguarda soprattutto le popolazioni più deboli, più esposte a shock ambientali, che spesso si rivelano catastrofici e all'origine poi di abnormi flussi migratori. Oggi, i 177 Paesi che fanno parte dell'IFAD - il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, Agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l'incremento delle attività agricole dei Paesi membri, che ha sede a Roma - si sono riuniti appunto per trovare assieme possibili strategie di resilienza: in pratica, le soluzioni per aumentare la capacità di assorbire l'urto imposto dall' "isteria" climatica, da adottare per le comunità rurali più soggette ai cambiamenti climatici.
Soluzioni che vanno trovate subito. La dottoressa Romina Cavatassi, dell'IFAD, economista delle risorse naturali, spiega in sintesi di cosa si parlando a Roma, durante il meeting dei rappresentanti dei Paesi membri, con il contributo dell'Italia, presente con il ministro dell'Economia, Daniele Franco. "Si sta ragionando - dice la Cavatassi - sulle fondamenta gettate lo scorso anno durante gli incontri internazionali sui cambiamenti nei sistemi alimentari e quelli in occasioni del COP 26 sul clima, appunto. Si tratta dunque di trovare soluzioni per rendere capaci di resistere subito agli shock climatici, che già si manifestano, molte comunità agricole in tutto il mondo. Concentrare tutti gli sforzi sulla riduzione strategica delle emissioni, sebbene sia urgentissimo non basta", ha aggiunto. Occorre immediatamente mettere i produttori di cibo più esposti e vulnerabili in condizione di fronteggiare il clima che cambia.
Gli esempi in Vietnam, Bolivia, Ecuador e Malawi. Romina Cavatassi ha poi fatto l'esempio concreto degi contdini vietnamiti, per i quali si stanno trovando soluzioni capaci di affrontare l'eccessiva salinità del fiume Mekong con l'uso di colture più resistenti. Stessi interventi si stanno adottando con lo stesso principio anche per le comunità agricole delle Ande, in Bolivia e in Ecuador, nella coltivazione delle patate e in Malawi per la produzione del mais. La politica dell'IFAD, dunque, è quella di trovare adattamenti al clima che cambia a seconda dei bisogno specifici delle singole comunità, in continuo contatto - come ovvio che sia - con i decisori politici locali.
Il richiamo del presidente del Madagascar. Intanto, nella sede dell'IFAD a Roma, il presidente del Madagascar, Andry Nirina Rajoelina, che ha aperto i lavori, assieme ad altri leader mondiali ha chiesto investimenti urgenti e innovativi per aiutare le comunità rurali dei Paesi più poveri del mondo ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a riprendersi da eventi meteorologici avversi, come la tempesta che si è abbattua ieri sulla costa nord-orientale del Madagascar, che sta letteralmente vacillando per l'impatto di due tempeste tropicali distruttive nelle ultime tre settimane, che hanno ucciso più di 100 persone e distrutto più di 176mila ettari di terreno, compresi ingenti danni ai raccolti e alle aree agricole.
Il lavoro dell’IFAD. La struttura delle Nazioni Unite investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di resilienza. Dal 1978, sono stati investiti 23,2 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 518 milioni di persone.