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FAO, rieletto (senza rivali) il direttore generale Qu Dongyu alla guida dell’organismo ONU che dovrebbe debellare la fame nel mondo entro il 2030

L’alto funzionario cinese, biologo ed esperto di agricoltura, di nuovo alla guida dell’organismo con 168 voti su 182. Il ritiro del candidato iracheno e di quello tagico
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ROMA – Il cinese QU Dongyu è stato rieletto oggi per un secondo mandato direttore generale della FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura. Nel voto dei Paesi membri della FAO, Qu ha ricevuto un totale di 168 dei 182 voti depositati. Nominato dalla Cina, Qu è stato l'unico candidato alla prima posizione della FAO nelle elezioni di oggi. Tutti i suoi rivali, infatti, hanno fatto un passo indietro: a marzo la diplomazia irachena ha comunicato di aver ritirato la candidatura di Hamid Khalaf Ahmed e il mese dopo quella tagika ha fatto lo stesso con Dilshod Sharifi. Il nuovo mandato di Qu Dongyu durerà dal 1° agosto 2023 al 31 luglio 2027.

Rivisti alcuni modelli organizzativi. Da quando è stato eletto direttore generale della FAO per la prima volta nel 2019, Qu ha sostenuto una serie di riforme e iniziative per rivedere il modello di business dell'Organizzazione, migliorando – secondo il parere di molti osservatori – l'efficienza e implementando le pratiche migliori per realizzare i programmi.

La promozione della scienza. "La FAO – si legge in una nota diffusa in occasione della rielezione del direttore generale – si è concentrata sulla promozione della scienza e dell'innovazione e ha lanciato alcune importanti iniziative strategiche. L'iniziativa Hand-in-Hand, ad esempio, sostiene l'attuazione di programmi ambiziosi a guida nazionale per accelerare le trasformazioni dei sistemi agroalimentari. Utilizza modelli e analisi geospaziali avanzati, nonché la costruzione di partnership per aumentare i redditi, migliorare lo stato nutrizionale e il benessere delle popolazioni povere e rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici”.

Più investimenti per emergenze umanitarie. Nella risposta umanitaria e di emergenza, “la FAO – si legge ancora nella nota diffusa – ha sostenuto maggiori investimenti nella costruzione della resilienza a medio e lungo termine, nella protezione dei mezzi di sussistenza e nel sostegno alla riduzione del rischio di catastrofi, insieme alle azioni umanitarie, specialmente in contesti fragili. In questo senso, l'Organizzazione ha intensificato il suo lavoro di prevenzione e anticipazione con l'obiettivo di affrontare le cause profonde delle crisi alimentari”.

Il World Food Forum. “Un altro punto saliente della leadership di Qu – prosegue il documento della FAO - è stata la creazione del World Food Forum (WFF) nel 2021. Negli ultimi due anni, il WFF ha identificato idee potenti, conoscenze scientifiche e basate sull'evidenza, innovazioni, politiche e soluzioni, creando nuove partnership e opportunità di investimento per trasformare i nostri sistemi agroalimentari”.

Alcune ombre sulla direzione di Qu Dongyu. C’è infatti un’inchiesta delle emittenti radiotelevisive tedesche “Ard” e “Rbb”  riportata dal sito di formiche.net – la quale rivelerebbe che Qu avrebbe sfruttato la sua posizione alla FAO per agevolare gli interessi di Pechino. Si parlerebbe di pesticidi vietati in Europa provenienti da aziende cinesi e piani di investimento definiti dalle emittenti “discutibili”. Tutto sarebbe stato denunciato agli autori dell’inchiesta da funzionari interni alla FAO. Più in particolare, “l’Organizzazione ONU sarebbe cambiata radicalmente”, dall’inizio del mandato di Qu nell’agosto del 2019, un cambiamento segnato soprattutto da legami più stretti con il suo Paese d’origine. 

Anni decisivi prima del 2030. Quando scadrà questo suo secondo mandato, nel 2027, Qu avrà diretto la FAO per otto anni consecutivi. Anni decisivi, se si pensa che le Nazioni Unite hanno l’obiettivo di debellare, entro il 2030, la fame, l’insicurezza alimentare e la malnutrizione in tutte le sue forme. Un obiettivo che si sta allontanando giorno dopo giorno, di fronte alle centinaia di milioni di persone che ancora non possono accedere al cibo quotidiano con regolarità. Il numero globale, secondo rilevazioni recenti è salito a circa 850 milioni di bambini, donne e uomini, ridotti alla fame: 150 milioni in più rispetto all’inizio della pandemia.

I tanti dossier ancora aperti. Di fronte al direttore FAO appena rieletto appaiono, una ad una, tutte le questione più drammatiche della nostra contemporaneità: a cominciare dalla guerra in Ucraina, fino al futuro dell’Africa, il continente che condizionerà sempre di più le politiche dei Paesi europei.

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