ROMA – L'umanità dipende dagli ecosistemi: foreste, zone umide, fiumi. Essi forniscono acqua pulita, ospitano animali come le api, essenziali per la produzione alimentare, e svolgono un ruolo chiave nella lotta alla crisi climatica. Ma in tutto il mondo gli ecosistemi si stanno degradando a un ritmo allarmante e questo, oltre a spingere un milione di specie verso l'estinzione, sta portando seri problemi economici nel settore agricolo e quindi all’equilibrio della distribuzione delle risorse alimentari nel mondo.
La situazione europea. In Europa l'erosione del suolo riguarda 12 milioni di ettari di terreno - circa il 7 per cento di tutti quelli agricoli - e costa agli agricoltori 1,25 miliardi di euro all'anno in perdita di produttività, secondo i recenti dati dell'Unione Europea. "Le pratiche insostenibili di uso del suolo, dal modo in cui costruiamo le città al modo in cui coltiviamo il cibo, stanno danneggiando non solo il pianeta e i nostri mezzi di sussistenza, ma anche la nostra capacità di nutrire 8 miliardi di persone”, ha spiegato Natalia Alekseeva, coordinatrice dell'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) in occasione del Decennio ONU per il ripristino dell'ecosistema.
Ogni dollaro investito sul territorio ne frutta 30. "Il rispetto dell'ecosistema e le soluzioni basate sulla natura hanno dimostrato di portare innumerevoli benefici alle società di tutto il mondo", ha aggiunto Natalia Alekseeva. A livello globale è sempre più diffusa la tendenza a far rivivere gli spazi naturali, sia sulla terraferma che sott'acqua, con l'obiettivo, indiretto, di proteggere gli agricoltori e contribuire alla sicurezza alimentare generale. Si stima infatti che ogni dollaro investito nel ripristino del territorio e nella gestione sostenibile di esso possa fruttare fino a 30 dollari in benefici economici, tra aumento dei raccolti, maggiore disponibilità di acqua e riduzione del degrado del suolo.
La pesca. Benefici simili valgono per il mondo della pesca. Due terzi degli ecosistemi oceanici sono deteriorati o si sono modificati e un terzo del pesce viene catturato in modo non sostenibile. Ripristinare le foreste di mangrovie lungo le zone costiere, dove si riproducono i giovani pesci, per esempio, potrebbe ripopolare il mare con oltre 60 miliardi di miliardi di pesci commestibili.
L'erosione del suolo. Circa l'80 per cento della terra arabile globale subisce le conseguenze dell'aridità, del declino della vegetazione, della salinizzazione del terreno o ancora della perdita di carbonio. L'erosione del suolo colpisce circa un quinto dei terreni agricoli in tutto il mondo e si stima che sia aumentata del 2,5 per cento tra il 2001 e il 2012, principalmente a causa della deforestazione e dell'espansione dei terreni coltivati. Il degrado del suolo ha già un impatto negativo su 3,2 miliardi di persone, ovvero il 40 per cento della popolazione mondiale. E si prevede che potrebbe ridurre la produttività alimentare globale del 12 per cento, provocando un aumento dei prezzi alimentari fino al 30 per cento entro il 2040.
La Grande Muraglia Verde. Il ripristino della fertilità può essere effettuato in diversi modi, suggerisce l'UNEP: la rotazione delle colture, la semina di materia organica e la pratica dell'agricoltura a lavorazione minima o zero. Un primo esempio di questo tipo di lavoro viene dall'Africa, dove lungo i margini semi-aridi del deserto del Sahara, 11 paesi stanno costruendo quella che è nota come la Grande Muraglia Verde, ovvero un' ampia barriera di vegetazione continentale. La Grande Muraglia Verde sta contribuendo a bloccare l'avanzata del deserto, evento fondamentale per rafforzare la sicurezza alimentare, contrastare la povertà e promuovere la pace.
Le api. Sono uno dei migliori impollinatori al mondo, svolgono quindi un ruolo fondamentale per la produzione alimentare globale. Delle 100 specie coltivate che forniscono il 90 per cento del cibo mondiale, oltre 70 sono impollinate dalle api. Ma le api sono minacciate. Il loro continuo declino ha già impatti disastrosi sull'agricoltura globale e sulla sicurezza alimentare. Secondo un rapporto dell'UNEP, circa 20 mila tipologie di piante da fiore, da cui molte specie di api dipendono per il cibo, potrebbero andare perse nei prossimi decenni se non si metteranno in campo azioni per la conservazione. Per rendere l'agricoltura favorevole alle api, i contadini devono eliminare i pesticidi, seminare piante autoctone che forniscano nettare e polline durante la stagione della fioritura e costruire siti per garantire che le api nidifichino e prosperino.
La diversificazione delle colture. Il mondo dispone di oltre 50 mila piante commestibili. Tuttavia solo tre di esse, ovvero il riso, il mais e il grano, danno oltre il 50 per cento dell'apporto energetico alimentare mondiale. L'eccessiva dipendenza da poche varietà di colture può rendere i sistemi agricoli vulnerabili ai parassiti, alle malattie, ai cambiamenti climatici e aggravare il degrado del suolo e la scarsità d'acqua che alla fine si tradurrà in una maggiore insicurezza alimentare. Adottando un'agricoltura più sostenibile e coltivando verdure e frutta diverse, invece, non solo si contribuisce a far rivivere la biodiversità, ma anche a limitare i danni dei cambiamenti climatici
Il rischio di estinzione di molte specie. Il pianeta sta vivendo un pericoloso declino della natura. Un milione di specie sono minacciate di estinzione, i suoli stanno diventando sterili e le fonti d'acqua si stanno prosciugando. Il Global Biodiversity Framework, adottato dai leader mondiali nel dicembre 2022, si propone di arrestare e invertire la rotta della perdita di natura entro il 2030. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato gli anni dal 2021 al 2030 "Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi". Guidato dall'UNEP e dall'Organizzazione ONU per l'alimentazione e l'agricoltura, il Decennio è progettato per prevenire e arrestare il degrado degli ecosistemi in tutto il mondo e punta a far rivivere miliardi di ettari, proteggendo gli ecosistemi terrestri e quelli acquatici.