ROMA – Nei campi profughi del Kenya, da Kakuma a Dadaab, dilaga la malnutrizione e mette a rischio la vita di migliaia di persone, soprattutto dei bambini. La denuncia arriva dalla Croce Rossa Internazionale, impegnata ad aiutare le popolazioni vulnerabili con servizi nutrizionali e sanitari nel paese africano dal 1992.
Siccità e malattie. Solo a maggio, i pazienti ricoverati a causa della forma di malnutrizione più grave sono aumentati di quasi il 95 per cento nel campo profughi di Hagadera a Dadaab. La prolungata siccità nel Corno d'Africa ha acuito l'insicurezza alimentare sia per i rifugiati che per la popolazione keniota in generale. Anche la stagione delle piogge ha contribuito a peggiorare le condizioni si vulnerabilità perché ha portato nuovi picchi di malattie come la malaria.
La malnutrizione. La forma acuta della malnutrizione – che l’OMS definisce come "Uno stato cotante di squilibrio, a livello cellulare, fra cibo nutriente - sia esso troppo scarso oppure eccessivo - e il fabbisogno del corpo per assicurare il mantenimento, la crescita e la riproduzione" – determina conseguenze di vasta portata, che incidono non solo sullo sviluppo fisico, ma anche sulle capacità cognitive. Senza un'alimentazione adeguata, i bambini sono più esposti alle malattie, alle infezioni e a problemi di salute per tutta la vita. Inoltre, la malnutrizione acuta mina le possibilità dei più piccoli di uscire dalla spirale della povertà e impedisce loro vivere una vita appagante.
Il lavoro della Croce Rossa. "Il nostro team sul campo ha assistito in prima persona all'impatto devastante della malnutrizione sui bambini nei campi di Kakuma e Hagadera: la situazione richiede un'attenzione urgente. Esiste un trattamento molto efficace per la malnutrizione, eppure a livello globale l'80 per cento dei bambini gravemente malnutriti non può curarsi", spiega Mohammed el Montassir, direttore nazionale della Croce Rossa Internazionale in Kenya. L'organizzazione garantisce assistenza sanitaria e nutrizionale salvavita nei campi profughi di Kakuma e Dadaab a decine di migliaia di rifugiati in fuga dai conflitti e dai disastri naturali in Somalia, Sud Sudan, Etiopia e dagli altri paesi limitrofi.