ROMA – Sulla necessità della transizione ecologica c’è un consenso pressoché unanime, ma le informazioni che ci arrivano sono spesso frammentate e disomogenee. Spesso se ne parla in termini di opportunità, di propositi, di accordi, di obiettivi, che però danno una sensazione di astrazione. Oppure si puntano i riflettori su singole storie di successo: l’iniziativa di un piccolo imprenditore, la creazione di lavoro “smart” in territori svantaggiati, o innovazioni tecnologiche per ridurre i consumi. Queste storie esistono, sono degli ottimi esempi, ma non possiamo affermare che costituiscano la maggioranza.
I profili che non ci sono. La realtà, invece, ci dice che le attività produttive sono in grande difficoltà: la transizione ecologica è una priorità anche per molti imprenditori, che sarebbero disposti a investire sulle Blue&Green Economy, ma non riescono a trovare le persone giuste. Cercano profili professionali dotati di competenze che ad oggi non ci sono. E il paradosso è che, dall’altro lato, ci sono giovani e donne - fortemente motivati e sensibili alle questioni ambientali - che cercano lavoro e si metterebbero da subito a disposizione delle aziende.
Destinati ai Paesi Mediterranei. Proprio a questo scopo è stato avviato nel 2020 il progetto MYSEA (Mediterranean Youth, NEETs and women advancing Skills, Employment and Awareness in the blue and green economy), un nome che richiama appunto il nostro mare perché si rivolge ai Paesi di entrambe le sponde. Cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera ENI CBC Med, il progetto MYSEA, di cui il CIES Onlus è capofila, prende vita grazie a una collaborazione tra enti di formazione e associazioni del Terzo Settore, e ha l’obiettivo di formare sulle competenze green 1000 giovani, donne e NEET di Italia, Grecia, Tunisia, Libano e Giordania.
Il Forum “Un futuro sostenibile. Per discutere di progressi e attuazione, far incontrare gli attori del cambiamento, a tre anni di distanza, il CIES Onlus ha organizzato il 21 settembre presso il Palazzo Merulana di Roma, il Forum “Un futuro sostenibile: giovani, donne, formazione e lavoro nella Blue&Green Economy”, che sarà un’occasione di dialogo fra istituzioni, imprese, enti di formazione, orientatori, associazioni, e soprattutto i giovani e le donne che vedono nei lavori che rispettano l’ambiente l’opportunità per costruirsi un futuro e ribaltare le prospettive negative che offrono oggi i trend sull’occupazione. Infatti circa 21 su 100 giovani sotto i 30 anni non trovano lavoro, le donne sono sotto-rappresentate nel mondo del lavoro e l’Italia fa registrare il secondo maggior numero di NEET in Europa (19%).
Il caso italiano non è l’unico. Ma quello italiano non è un caso isolato: la condizione di difficoltà all’accesso al lavoro è condivisa con tutti i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Per invertire la rotta, “Progetti come MYSEA rientrano pienamente nella visione del Cies, che non ha mai visto nei vari sud del mondo la parte questuante del pianeta, ma anzi soggetti e luoghi da cui possono arrivare proposte ed esperienze innovative”, dice Elisabetta Bianca Melandri, presidente del Cies. Sviluppare competenze e creare occasioni di lavoro nei settori della blue e green economy per giovani NEET e per le donne - come ha fatto il progetto Mysea - rientra appunto in questa visione concreta della sostenibilità".
La formazione sul campo. Il percorso ha il suo “cuore” in una parte didattica sulla Blue&Green Economy, con particolare attenzione ai settori dell’agroalimentare e della gestione dei rifiuti, e si completa con un periodo di formazione sul campo e un tutoraggio di orientamento lavorativo. Tra i corsisti ci sono giovani, prevalentemente universitari e neo-laureati, ma anche donne di tutte le età, che hanno deciso di reinventare la loro professione attraverso una coraggiosa svolta eco-sostenibile.