ROMA – Le alluvioni che hanno distrutto Derna dovrebbe essere un campanello d’allarme per il mondo intero, avvertono dalla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC). Un rapporto del World Weather Attribution - un gruppo di scienziati supportato dalla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa - ha analizzato i dati climatici e le simulazioni di modelli computerizzati per confrontare il clima così come è oggi, surriscaldato di circa 1,2°C, rispetto al clima di un tempo.
La ricerca. Secondo gli scienziati i cambiamenti climatici causati dall’uomo hanno aumentato del 50 per cento le probabilità che la Libia nord-orientale venisse colpita da piogge torrenziali e hanno rilevato che le precipitazioni sono state fino al 50 per cento più intense di quelle che si sarebbero potute verificare in un contesto senza cambiamenti climatici. In un mondo surriscaldato di 1,2°C – si legge nel dossier - l’acqua caduta sulla Libia si può considerare come un evento meteorologico estremo.
L’insieme dei fattori. Non sono solo le piogge la causa del disastro di Derna. Una migliore preparazione generale per affrontare gli eventi estremi, una maggiore capacità di pianificazione, che al momento è minata dal conflitto ancora in corso, una minore attività di costruzione nelle regioni soggette a inondazioni e una migliore gestione delle infrastrutture e delle dighe avrebbero potuto ridurre l’impatto complessivo della tempesta Daniel. Ma resta il dato indiscutibile che il cambiamento climatico è stato un fattore determinante della tempesta che ha messo in ginocchio la parte nord-orientale del Paese.
Clima e uomini. Il disastro di Derna mostra come gli eventi meteorologici estremi alimentati dal cambiamento climatico si stiano combinando con i fattori umani per creare impatti ancora più forti, poiché sempre più persone, risorse e infrastrutture sono esposte al rischio di inondazioni. Tuttavia, esistono soluzioni pratiche – dicono dalla IFRC - che possono aiutare a evitare che queste situazioni diventino routine, come una gestione rafforzata delle emergenze e la costruzione di infrastrutture idonee ad affrontare il clima del futuro.
La situazione nel Mediterraneo. Durante le prime due settimane di settembre in diversi paesi del Mediterraneo sono cadute piogge torrenziali, causate da sistemi di bassa pressione che si sono formati nei Paesi Bassi – scrivono gli scienziati nel dossier. Il 3 settembre la Spagna è stata colpita da piogge forti in poche ore. In Grecia e in Bulgaria le precipitazioni si sono verificate tra il 4 e il 7 settembre e poi ci sono state le inondazioni devastanti in Libia. Tutti questi eventi piovosi hanno causato gravi inondazioni, sommergendo insediamenti, lasciando migliaia di senzatetto e uccidendo almeno quattro persone in Bulgaria, sei in Spagna, sette in Turchia e 17 in Grecia. Il bilancio più grave è quello libico, con 3.958 vittime confermate nella sola città di Derna e altre 170 vittime in altre parti del Paese, mentre più di 10 mila persone risultano ancora disperse a causa della rottura di due importanti dighe.