Clima, la Cop29 di Baku sarà presieduta da un ex dirigente dell’industria petrolifera
di Andrea BaroliniROMA – La ventinovesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop29 che si terrà in Azerbaigian dall’11 al 24 novembre di quest’anno, sarà presieduta da un volto noto dell’industria petrolifera. Si tratta di Mukhtar Babayev, 56 anni, attuale ministro dell’Ambiente e delle Risorse naturali del governo di Baku, con un ingombrante passato nella compagnia petrolifera di Stato, la Socar (State Oil Company of Azerbaijan Republic). Si tratta di una notizia che, certamente, non conforta le Organizzazioni Non Governative che si battono affinché l’azione climatica sia il più possibile seria ed efficace. La nomina di Babayev, infatti, ricalca quanto già accaduto nello scorso dicembre alla Cop28 di Dubai, la cui presidenza è stata affidata a Sultan al-Jaber, amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company, compagnia petrolifera degli Emirati Arabi Uniti.
La storia, insomma, si ripete. E, con essa, i sospetti di una “mano” non sufficientemente indipendente a guidare i negoziati tra i governi, già particolarmente difficili: alla Cop28, per due settimane, i rappresentanti degli esecutivi presenti si sono scontrati proprio sulla sorte dei combustibili fossili. Senza riuscire ad arrivare ad un accordo che indicasse, nero su bianco, la necessità di abbandonare carbone, petrolio e gas, al fine di centrare il più ambizioso degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Dal Global stocktake, il documento più atteso a Dubai, che ha tracciato un bilancio dell’azione climatica fin qui effettuata e indicato la via da percorrere in futuro, è stato alla fine eliminato il riferimento al phase out (“uscita”) dalle fossili, limitandosi ad un più vago, e certamente interpretabile, transitioning away (che può essere tradotto come “processo di transizione”).
L’evocazione del “mondo delle caverne”. La nomina di al-Jaber era stata accompagnata d’altra parte da forti polemiche. Che non si sono sopite neanche durante la Conferenza di Dubai: mentre i negoziati erano in pieno svolgimento, un video pubblicato dal Guardian, nel quale il petroliere emiratino affermava che “l'addio a carbone, petrolio e gas riporterebbe il mondo delle caverne” e che “nessuna scienza dice di eliminarli”, fece il giro del mondo. Alimentando così ulteriormente i sospetti di un conflitto d’interessi.
Negoziati che si annunciano cruciali. Babayev rischia di trovarsi in una situazione molto simile. Dovrà dimostrare di aver “dimenticato” i sedici anni passati al servizio della Socar e di essere in grado di condurre dei negoziati che si annunciano cruciali. I dati sull’aumento delle concentrazioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera terrestre, nonché quelli relativi alla conseguente crescita della temperatura media globale, indicano che il mondo è ancora lontanissimo da ciò che sarebbe necessario per evitare di passare da una situazione di crisi ad una di catastrofe climatica.
La sensazione di déjà vu. “Abbiamo la sensazione di un déjà vu – ha commentato Alice Harrison, responsabile delle campagne sulle fonti fossili della Ong Global Witness -. La Cop28 è stata gestita dai lobbisti del petrolio, e ora la Cop29 sarà presieduta da un ex dirigente del settore fossile, ministro di un petro-Stato autoritario, che dovrebbe garantire una risposta globale ad una crisi generata proprio dalle aziende che sfruttano i combustibili fossili”. Il riferimento è al fatto che, con la sola eccezione della delegazione degli Emirati Arabi Uniti, alla Cop28 di Dubai si erano presentati ben 2.456 lobbisti del settore delle fossili. Un esercito di persone addestrate e pagate con un obiettivo: far fallire i negoziati.
I pensieri di Babayev. Al di là del suo lavoro come ministro, tuttavia, di cosa pensi realmente Babayev si sa poco, come confermato da un’analisi della BBC. Al-Jaber, infatti, da tempo era presente alle Cop, ed era perciò per lo meno conosciuto dai negoziatori. Del ministro azero si sa che ha studiato a Mosca e che ha lavorato a lungo nella Pubblica amministrazione a Baku. La sua esperienza presso la Socar è stata invece avviata nel 1994: ha lavorato presso il dipartimento per le relazioni economiche esterne, per poi passare alla divisione marketing. Dal 2007 al 2010 ha quindi ricoperto il ruolo di vice-presidente, incaricato delle questioni ecologiche. È in questo periodo che – ricorda il quotidiano Le Monde – ha organizzato una conferenza internazionale sulla bonifica dei suoli contaminati.
Il peso dei fossili nell’economia. La politica arriva nel 2010, quando viene eletto deputato con lo Yap, il partito del presidente Ilham Aliev. Dal 2018 è ministro dell’Ambiente, e a Dubai ha rappresentato il proprio Paese nel corso dell’ultima Cop. Una nazione, l’Azerbaigian, che è ancora estremamente dipendente dagli idrocarburi: carbone, petrolio e gas rappresentano ancora quasi il 50% del prodotto interno lordo della nazione caucasica, poco più della metà delle entrate nel bilancio pubblico e oltre il 90% di quelle derivanti dalle esportazioni.
In gioco c’è la credibilità dell’ONU. Occorrerà attendere la conferenza di Baku per valutare, sul campo, l’operato di Babayev. Ma dopo il fallimento della Cop25 di Madrid, il risultato deludente della Cop26 di Glasgow, le luci e ombre della Cop27 di Sharm el-Sheikh e le enormi difficoltà della Cop28 di Dubai, in gioco non c’è soltanto il giudizio sul ministro azero: c’è la stessa credibilità delle conferenze sul clima organizzate dalle Nazioni Unite.