NAIROBI - Alle 15.38 ora locale, Uhuru Kenyatta è stato ufficialmente proclamato quarto presidente del Kenya. I voti espressi, validi e nulli, contano tutti e ammontano 12.330.028. Kenyatta ha avuto 6.173.433 voti, pari al 50,07% delle preferenze. Raila Odinga ne ha avuti 5.340.546. L'annuncio è stato dato, in diretta mondiale grazie a YouTube, dalla Commissione elettorale che alle 14.45 aveva preso posto sul palco del grande centro dei Bomas, da sei giorni a centro dell'attenzione di tutto il Kenya. Dopo l'inno nazionale, una preghiera, il canto di un coro e poi la performance di un secondo gruppo musicale (accolta da un coro di fischi, vista l'attesa prolungata di un verdetto che si aspettava da sei giorni), alle ore 15 e 17 minuti il direttore dell'IEBC, James Oswago, ha preso la parola, in un silenzio irreale. Oswago ha spiegato che si è trattato dell'elezione più complessa nella storia del paese e che questa complessità è legata anche alle lezioni del passato - comprese le violenze di cinque anni fa. Uno staff di 300.000 persone ha contribuito al monitoraggio dei voti e delle elezioni. "Dobbiamo celebrare, nella vittoria, ma non andare oltre i limiti - ha detto Oswago - la sconfitta è sempre difficile da assorbire, ma questo non deve pesare sul paese per cinque anni".
"Sarà difficile tornare indietro". Alle 15.25 ha fatto il suo ingresso il presidente della Commissione, Isaack Hassan: "La lunga strada delle elezioni del 2013 sta giungendo alla sua conclusione. Sono state elezioni molto complesse. Grazie a tutto il Kenya per la pazienza che ci ha permesso di gestire questo processo. Siamo grati a tutti gli osservatori che hanno seguito le votazioni. I media locali meritano una menzione particolare per il loro tono equilibrato e il contributo che hanno dato alla pace del paese". Il quotidiano The Standard già questa mattina era uscito con la conferma della vittoria della Jubilee Coalition che sostiene Kenyatta. Odinga e vari esponenti della sua colazione hanno già preannunciato un ricorso alla corte suprema del paese, enumerando diversi errori nei conteggi e possibili brogli, e chiedendo pubblicamente e fermamente ai propri sostenitori di astenersi da proteste di massa e di evitare scontri con i rivali. In effetti fino ad ora, le celebrazioni dei sostenitori di Kenyatta si stanno svolgendo senza incidenti di rilievo per le strade di Nairobi. La Corte Suprema ha 15 giorni di tempo, da ora, per decidere se i sostenitori di Odinga hanno buoni motivi per reclamare. Ma la Commissione elettorale ora ha detto la sua. Sarà difficile tornare indietro.
E' ancora lontana la normalità. La vita quotidiana è ancora lontana dal ritorno alla normalità; il mercato di Dagoretti, un centro sempre indaffarato e pieno di confusione, è ancora semivuoto. Ieri lo staff del Children in Need Project di AMREF, dedicato ai ragazzi di strada di Dagoretti - una delle 8 municipalità di Nairobi - lamentava la carenza di cibo e paraffina nei mercati, il senso di incertezza nel quartiere e l'inflazione (a titolo di esempio: una banana costa Ksh 15 invece dei 5 della settimana scorsa) perché i camion che trasportano le derrate sono fermi e parcheggiati in luoghi sicuri. Molte persone vengono stipendiate giornalmente e quest'ultima settimana di inattività e inflazione sta pesando molto sui bilanci familiari dei più poveri. Presso il Centro per i ragazzi di strada ci sono pochi bambini; gran parte dei beneficiari più poveri ha ricevuto cibo per una settimana, che ora è finito. E bisogna ragionare sul domani. Lo staff però, cautelativamente, ha deciso di chiudere il Centro e tornare verso le proprie case, vista l'incognita delle reazioni ai risultati. Si aggiorneranno tutti in serata e verificheranno se per domattina sarà possibile tornare e garantire la prima colazione dei bambini.
* Tommy Simmons direttore e fondatore di AMREF Italia
"Sarà difficile tornare indietro". Alle 15.25 ha fatto il suo ingresso il presidente della Commissione, Isaack Hassan: "La lunga strada delle elezioni del 2013 sta giungendo alla sua conclusione. Sono state elezioni molto complesse. Grazie a tutto il Kenya per la pazienza che ci ha permesso di gestire questo processo. Siamo grati a tutti gli osservatori che hanno seguito le votazioni. I media locali meritano una menzione particolare per il loro tono equilibrato e il contributo che hanno dato alla pace del paese". Il quotidiano The Standard già questa mattina era uscito con la conferma della vittoria della Jubilee Coalition che sostiene Kenyatta. Odinga e vari esponenti della sua colazione hanno già preannunciato un ricorso alla corte suprema del paese, enumerando diversi errori nei conteggi e possibili brogli, e chiedendo pubblicamente e fermamente ai propri sostenitori di astenersi da proteste di massa e di evitare scontri con i rivali. In effetti fino ad ora, le celebrazioni dei sostenitori di Kenyatta si stanno svolgendo senza incidenti di rilievo per le strade di Nairobi. La Corte Suprema ha 15 giorni di tempo, da ora, per decidere se i sostenitori di Odinga hanno buoni motivi per reclamare. Ma la Commissione elettorale ora ha detto la sua. Sarà difficile tornare indietro.
E' ancora lontana la normalità. La vita quotidiana è ancora lontana dal ritorno alla normalità; il mercato di Dagoretti, un centro sempre indaffarato e pieno di confusione, è ancora semivuoto. Ieri lo staff del Children in Need Project di AMREF, dedicato ai ragazzi di strada di Dagoretti - una delle 8 municipalità di Nairobi - lamentava la carenza di cibo e paraffina nei mercati, il senso di incertezza nel quartiere e l'inflazione (a titolo di esempio: una banana costa Ksh 15 invece dei 5 della settimana scorsa) perché i camion che trasportano le derrate sono fermi e parcheggiati in luoghi sicuri. Molte persone vengono stipendiate giornalmente e quest'ultima settimana di inattività e inflazione sta pesando molto sui bilanci familiari dei più poveri. Presso il Centro per i ragazzi di strada ci sono pochi bambini; gran parte dei beneficiari più poveri ha ricevuto cibo per una settimana, che ora è finito. E bisogna ragionare sul domani. Lo staff però, cautelativamente, ha deciso di chiudere il Centro e tornare verso le proprie case, vista l'incognita delle reazioni ai risultati. Si aggiorneranno tutti in serata e verificheranno se per domattina sarà possibile tornare e garantire la prima colazione dei bambini.
* Tommy Simmons direttore e fondatore di AMREF Italia