BOMBAY- In un grazioso viale alberato, nel centro di Bombay, c'è un ufficio. È molto piccolo e in certi giorni sembra un mercato: libri contabili, ricevute che passano di mano in mano, scatoloni di uniformi, giocattoli, odore di thè. Questo ufficio è il centro nevralgico di Community Outreach Programme India (CORP India), una ONG indiana fondata nel 1975, che offre un rifugio e una vita migliore a tutti coloro che vivono al margine. Vivere al margine in India è molto diffuso ma decisamente non facile e in una megalopoli che corre incessantemente verso il domani la sopravvivenza dell'oggi è una disciplina olimpionica.
La storia di Abijeet. Così CORP, nata per dare asilo ai bambini di strada è diventata un punto di riferimento non solo per giovani e ragazzi, ma anche per donne che desiderano imparare un mestiere, anziani che per vari motivi sono rimasti soli e comunità che possono, grazie a questa ONG, finalmente usufruire di servizi sanitari ed educativi. C'è una ragazzo, uno di quelli che in gergo si chiama "beneficiario", si chiama Abijeet ed è un ragazzo assolutamente normale: diciotto anni, bel sorriso, fisico atletico. Nessuno direbbe, vedendolo così, da dove viene. Dieci anni fa Abijeet, a otto anni sale su un treno e sparisce. La madre, una cantante, si è appena risposata con un direttore d'orchestra, vogliono una famiglia loro e per Abijeet non c'è posto; il nuovo marito della madre non esita a sottolineare il concetto con qualche sberla ben assestata. Così questo ragazzino raccoglie le sue cose e se ne va. Svanisce nel nulla e nessuno lo cerca.
La vita per la strada. Dopo tre giorni di treno, senza nemmeno sapere bene in che direzione sta andando, arriva a Bombay, scintillante capitale del Maharashtra, dove la vita pulsa e c'è posto per tutti. Il sogno americano al sapore di curry. Scende dal treno e si mescola al mondo, dorme un po' in una stazione, un po' in un'altra, chiede l'elemosina si offre di fare qualche lavoretto. Poi lo trova una ONG che gli offre un alloggio nella casa famiglia che gestisce, ma Abijeet è un bambino, ha vissuto per strada, si è ammalato. Ha la tubercolosi e l'ONG non può permettere che contagi agli altri, quindi gli mette in mano qualche vestito, un po' di soldi e lo rispedisce a Victoria Terminus, stazione centrale di Bombay, tanto meravigliosa alla vista quanto fatiscente al tatto.
In India sparisce un bambini ogni 8 minuti. Un giorno arriva Jonathan, un ragazzo un po' più grande ma non così diverso da lui. Gli sorride, gli allunga un panino ben farcito e gli dice che c'è una organizzazione umanitaria che può dargli da mangiare tutti i giorni. In India sparisce un bambino ogni otto minuti, si volatilizzano e nessuno li ritrova. Abijeet sa perfettamente dove finiscono quei piccoli fantasmi, ma la pancia è vuota, lui non è abbastanza grosso o furbo per difendersi dai bambini più grandi che gli rubano il cibo e quel poco che riesce a guadagnare o a rubare e, anche se è consapevole che il ragazzo che sorride e parla piano potrebbe essere una trappola, si affida al suo istinto e lo segue. Questa volta il suo istinto non lo tradisce. Jonathan è un ragazzo con il suo stesso percorso, che è stato ripescato dall'orlo del baratro da una ONG e adesso cerca tra i bimbi sperduti di Bombay quelli a cui poter dare un'alternativa.
Le donne di CORP. Abijeet entra nello shelter di Raey Road, uno slum di Bombay, sporco, magrolino, malato. E lì, come in una favola, ci sono le donne di CORP, eroine con sari colorati e occhi antichi che hanno visto già tutto, che lo lavano, lo nutrono, lo curano e gli insegnano a leggere e scrivere. Ci sono anche altri dieci bimbi sperduti che iniziano lentamente ad avvicinarglisi, a non avere paura di lui e a non fargli paura. Lui cresce, si rinforza, diventa immediatamente il "fratello grande" a cui tutti chiedono consigli e fanno le loro piccole confidenze, ma c'è sempre un sogno nel suo cuore che sa di non poter realizzare ma che non vuole lasciar morire. La danza.
L'incontro con la danza.Quest'anno il cinema Indiano è stato celebrato a Cannes per i suoi cento anni di attività. Gli attori sono visti come semidivinità e le musiche dei film sono ascoltate ovunque, fino a che il CD diventa inservibile. Lui ha, in un posto lontano, una mamma cantante, e vive proprio di fronte al cartellone pubblicitario di un cinema. Ogni giorno mentre va a scuola sente la musica, la balla nella sua testa, la studia. Poi un giorno tutto cambia: arriva una maestra di danza che si offre di dare lezioni gratis ai ragazzi di CORP, scopre in Abijeet un talento naturale e lo iscrive ad una gara. Lui si presenta alla gara e capisce subito che lì ci sono i semi professionisti, gente che non fa altro che provare e riprovare. Lui vive in due stanze in uno slum con dieci fratellini, come ha potuto pensare di competere? Ma a dispetto di tutto e di tutti, Abijeet vince ed entra in una scuola di ballo professionale, dove si formano i ballerini di Bollywood. Oggi frequenta la scuola, in questi giorni ha terminato l'esame di Standard 10 (la maturità italiana) e sta per iscriversi al college.
Ma la sua casa ora è Bombay. Abijeet è uno che non vuole solo sopravvivere, vuole emergere. Ed è con lo sguardo basso che entra nell'ufficio del Direttore di CORP e chiede se fosse possibile, alla fine degli esami, tornare a casa. Ha cercato su internet e ha scoperto che sua madre non canta più, ma insegna in una piccola scuola di canto. C'è un momento di silenzio. Tutti pensano la stessa cosa: ha finito la scuola, torna in Orissa da vincitore, potrebbe decidere di restare. Però investire nel cosiddetto "sviluppo" significa anche questo: lasciare la libertà di decidere e stare con il fiato sospeso a vedere che strada prenderà. Come con un figlio. Lui parte, fa a ritroso il percorso che aveva fatto dieci anni fa, e arriva. Ritrova i suoi nonni, sua madre con un figlio piccolo e una scuola di canto. Ritrova i sapori del cibo di quando era piccolo, le sue cose, la gente del quartiere, ma sente che quella non è più casa sua e finite le tre settimane riparte. Risale sullo stesso treno, riattraversa l'India e arriva, questa volta veramente da vincitore, alla stazione centrale di Bombay. Con un appuntamento per l'iscrizione all'Università che lo aspetta tra una settimana.
La storia di Abijeet. Così CORP, nata per dare asilo ai bambini di strada è diventata un punto di riferimento non solo per giovani e ragazzi, ma anche per donne che desiderano imparare un mestiere, anziani che per vari motivi sono rimasti soli e comunità che possono, grazie a questa ONG, finalmente usufruire di servizi sanitari ed educativi. C'è una ragazzo, uno di quelli che in gergo si chiama "beneficiario", si chiama Abijeet ed è un ragazzo assolutamente normale: diciotto anni, bel sorriso, fisico atletico. Nessuno direbbe, vedendolo così, da dove viene. Dieci anni fa Abijeet, a otto anni sale su un treno e sparisce. La madre, una cantante, si è appena risposata con un direttore d'orchestra, vogliono una famiglia loro e per Abijeet non c'è posto; il nuovo marito della madre non esita a sottolineare il concetto con qualche sberla ben assestata. Così questo ragazzino raccoglie le sue cose e se ne va. Svanisce nel nulla e nessuno lo cerca.
La vita per la strada. Dopo tre giorni di treno, senza nemmeno sapere bene in che direzione sta andando, arriva a Bombay, scintillante capitale del Maharashtra, dove la vita pulsa e c'è posto per tutti. Il sogno americano al sapore di curry. Scende dal treno e si mescola al mondo, dorme un po' in una stazione, un po' in un'altra, chiede l'elemosina si offre di fare qualche lavoretto. Poi lo trova una ONG che gli offre un alloggio nella casa famiglia che gestisce, ma Abijeet è un bambino, ha vissuto per strada, si è ammalato. Ha la tubercolosi e l'ONG non può permettere che contagi agli altri, quindi gli mette in mano qualche vestito, un po' di soldi e lo rispedisce a Victoria Terminus, stazione centrale di Bombay, tanto meravigliosa alla vista quanto fatiscente al tatto.
In India sparisce un bambini ogni 8 minuti. Un giorno arriva Jonathan, un ragazzo un po' più grande ma non così diverso da lui. Gli sorride, gli allunga un panino ben farcito e gli dice che c'è una organizzazione umanitaria che può dargli da mangiare tutti i giorni. In India sparisce un bambino ogni otto minuti, si volatilizzano e nessuno li ritrova. Abijeet sa perfettamente dove finiscono quei piccoli fantasmi, ma la pancia è vuota, lui non è abbastanza grosso o furbo per difendersi dai bambini più grandi che gli rubano il cibo e quel poco che riesce a guadagnare o a rubare e, anche se è consapevole che il ragazzo che sorride e parla piano potrebbe essere una trappola, si affida al suo istinto e lo segue. Questa volta il suo istinto non lo tradisce. Jonathan è un ragazzo con il suo stesso percorso, che è stato ripescato dall'orlo del baratro da una ONG e adesso cerca tra i bimbi sperduti di Bombay quelli a cui poter dare un'alternativa.
Le donne di CORP. Abijeet entra nello shelter di Raey Road, uno slum di Bombay, sporco, magrolino, malato. E lì, come in una favola, ci sono le donne di CORP, eroine con sari colorati e occhi antichi che hanno visto già tutto, che lo lavano, lo nutrono, lo curano e gli insegnano a leggere e scrivere. Ci sono anche altri dieci bimbi sperduti che iniziano lentamente ad avvicinarglisi, a non avere paura di lui e a non fargli paura. Lui cresce, si rinforza, diventa immediatamente il "fratello grande" a cui tutti chiedono consigli e fanno le loro piccole confidenze, ma c'è sempre un sogno nel suo cuore che sa di non poter realizzare ma che non vuole lasciar morire. La danza.
L'incontro con la danza.Quest'anno il cinema Indiano è stato celebrato a Cannes per i suoi cento anni di attività. Gli attori sono visti come semidivinità e le musiche dei film sono ascoltate ovunque, fino a che il CD diventa inservibile. Lui ha, in un posto lontano, una mamma cantante, e vive proprio di fronte al cartellone pubblicitario di un cinema. Ogni giorno mentre va a scuola sente la musica, la balla nella sua testa, la studia. Poi un giorno tutto cambia: arriva una maestra di danza che si offre di dare lezioni gratis ai ragazzi di CORP, scopre in Abijeet un talento naturale e lo iscrive ad una gara. Lui si presenta alla gara e capisce subito che lì ci sono i semi professionisti, gente che non fa altro che provare e riprovare. Lui vive in due stanze in uno slum con dieci fratellini, come ha potuto pensare di competere? Ma a dispetto di tutto e di tutti, Abijeet vince ed entra in una scuola di ballo professionale, dove si formano i ballerini di Bollywood. Oggi frequenta la scuola, in questi giorni ha terminato l'esame di Standard 10 (la maturità italiana) e sta per iscriversi al college.
Ma la sua casa ora è Bombay. Abijeet è uno che non vuole solo sopravvivere, vuole emergere. Ed è con lo sguardo basso che entra nell'ufficio del Direttore di CORP e chiede se fosse possibile, alla fine degli esami, tornare a casa. Ha cercato su internet e ha scoperto che sua madre non canta più, ma insegna in una piccola scuola di canto. C'è un momento di silenzio. Tutti pensano la stessa cosa: ha finito la scuola, torna in Orissa da vincitore, potrebbe decidere di restare. Però investire nel cosiddetto "sviluppo" significa anche questo: lasciare la libertà di decidere e stare con il fiato sospeso a vedere che strada prenderà. Come con un figlio. Lui parte, fa a ritroso il percorso che aveva fatto dieci anni fa, e arriva. Ritrova i suoi nonni, sua madre con un figlio piccolo e una scuola di canto. Ritrova i sapori del cibo di quando era piccolo, le sue cose, la gente del quartiere, ma sente che quella non è più casa sua e finite le tre settimane riparte. Risale sullo stesso treno, riattraversa l'India e arriva, questa volta veramente da vincitore, alla stazione centrale di Bombay. Con un appuntamento per l'iscrizione all'Università che lo aspetta tra una settimana.