Mondo Solidale

CORNO D'AFRICA

Somalia, le lotte dentro Al Shabaab
non bastano per raggiungere la stabilità

La povertà diffusa nella popolazione e le fragili istituzioni statali rendono tuttora difficili gli interventi di aiuto allo sviluppo. Tuttavia sono in corso 20 progetti finanziati dalla Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli esteri, per un totale di oltre 20 milioni. La cattura di Sheikh Hassan Dahir Aweys, capo spirituale del movimento. Le tappe del travagliato viaggio verso la normalità, tratto da Nigrizia 

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ROMA - Mentre la popolazione somala continua a fare i conti con una povertà estrema e diffusa, con un assetto politico-istituzionale e pubblici poteri, la stessa macchina della cooperazione internazionale sembra ferma, addirittura paralizzata, anche (forse soprattutto) per l'incompiuta messa al bando delle formazioni islamiste armate di Al Shabaab tuttora attive in diverse parti del paese, sebbene sempre più divise da contrasti ideologici, oltre che lotte sanguinose.  

La cooperzione italiana in Somalia. Tuttavia esistono interventi umanitari in corso, finanziati dalla Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli esteri italiano. In tutto sono 20, per un totale di oltre 20 milioni di Euro. L'impegno dell'Italia - nonostante i tagli drastici e insensati alle risorse destinate agli aiuti umanitari e allo sviluppo - in Somalia copre vari settori, come la creazione di posti di lavoro, la sicurezza alimentare, la ricostruzione degli edifici pubblici, lo sminamento, l'assistenza sanitaria. Una componente minore è dedicata all'emergenza e all'assistenza dei rifugiati. Il programma d'emergenza, finanziato con un fondo di 2 milioni di euro, sostiene i bisogni più rilevanti degli sfollati, in particolare la protezione dei gruppi vulnerabili: donne e bambini.

I dissidi all'interno di Al Shabaab. Nel frattempo la stampa somala parla sempre più spesso di spaccature all'interno di Al Shabaab.  Lacerazioni che vengono ribadite soprattutto dopo la cattura ad Adado di Sheikh Hassan Dahir Aweys, capo spirituale del movimento islamista, da parte delle forze governative. La lotta all'interno di Al Shabaab ruoterebbe attorno al conflitto tra lo stesso Aweys e Ahmed Abdi Godane, che si accusano reciprocamente di infedeltà rispetto ai precetti della sharia. Tuttavia, le questioni ancora aperte nel grande paese del Corno d'Africa non sembrano affatto risolte con la disfida in atto nell'organizzazione terroristica. La partita vera, ora - stando alle analisi di diversi osservatori - si gioca a Kismayo, la città meridionale, baluardo di Al Shabaab, snodo commerciale decisivo e punto strategico per l'esportazione del carbone, dove i miliziani non fanno che spararsi addosso l'uno contro l'altro, tutti i giorni.

La partita di Kismayo. E' dunque opinione diffusa che quanto accadrà a Kismayo avrà una forte influenza sugli  assetti futuri del Paese. Purtroppo però sarà necessario aspettare fino al prossimo 16 settembre prima che il governo di Mogadiscio e l'Unione Europea affrontino il tema della ricostruzione del Paese nei prossimi tre anni. Sarà infatti quella la data dell'annunciata prossima Conferenza per il "New Deal in Somalia" che si terrà a Bruxelles. Vale forse la pena ricordare le tappe del lungo e travagliato viaggio verso la normalità (tratto da Nigrizia) imposto alla popolazione somala da un anno, un anno e mezzo a questa parte.

Le ultime tappe di un persorso doloroso.

Gennagio 2012. Al-Shabaab impedisce alla Croce Rossa di inviare aiuti alle zone da esso controllate;

febbraio: Al-Shabaab perde il controllo della città di Baidoa (nel sud), catturata dalle truppe kenyane e governative; Al-Shabaab annuncia la sua fusione con Al-Qaida;

maggio: le forze dell'Unione africana e del governo occupano Agoye (a sud di Mogadiscio), dimezzando il territorio in mano ad Al-Shabaab;

giugno:
i leader separatisti del Somaliland partecipano a colloqui di pace con il governo somalo a Londra, sotto l'egida dell'Unione europea e del governo norvegese;

agosto
: il primo parlamento somalo presta formalmente giuramento nell'aeroporto di Mogadiscio, ponendo fine ad 8 anni di "transizione"; forze governative sottraggono il porto di Merca (70 km a sud di Mogadiscio) dal controllo di Al-Shabaab;

settembre: i parlamentari somali eleggono presidente Hassan Sheikh Mohamud, accademico e attivista per i diritti umani (è il primo caso di voto in Somalia dal 1967); Mohamud sconfigge il presidente uscente, Sharif Sheikh Ahmed, al ballottaggio; il giorno dopo, una bomba kamikaze uccide quattro ufficiali della sicurezza di un hotel di Mogadiscio, sede della presidenza;

ottobre: Kismayo, l'ultima importante città ancora tenuta da Al-Shabaab, è occupata dalla forze di pace dell'Unione africana e del governo; stessa sorte tocca anche a WanlaWeyn, 90 km a nord-ovest della capitale; il presidente Mohamud nomina Adbi Farrah Shirdon Said (uomo d'affari e tecnocrate) primo ministro, con il mandato di promuovere la coesione nazionale e combattere il nepotismo; meno attacchi pirateschi nel 2012 (70 contro i 233 del 2011).

Gennaio 2013: fallisce il tentativo di un commando francese di liberare Denis Allex, un ufficiale dell'intelligence tenuto ostaggio da Al-Shabaab nel centro del paese: muoiono due soldati francese e numerosi combattenti di gruppo islamista; Parigi crede che Denis Allex è morto nell'attacco, mentre i suoi rapitori negano; a Mogadiscio, due persone muoiono in attacchi kamikaze presso gli uffici del presidente e del primo ministro a Mogadiscio (rimasti illesi);

marzo: il Consiglio di sicurezza dell'Onu votato una parziale fine dell'embargo delle vendite di armi alla Somalia; aprile: Barack Obama acconsente di provvedere "assistenza militare americana" alla Somalia; Al-Shabaab reclama la responsabilità di attacchi armati a Mogadiscio (almeno 29 vittime).