Mali, dopo la guerra il lento ritorno alla normalità, anche se resta l'emergenza acqua
La testimonianza di Ousmane è un cooperante di LVIA, ong italiana fondata quasi 50 anni fa. L'impegno per assicurare il diritto primario: l'acqua. Le popolazioni sedentarie (Songhaï) e nomadi (Tuareg e arabi) opposte nel corso della crisi, iniziano a frequentarsi di nuovo, anche se ci vorrà del tempo per ritrovare il clima sociale che c'era prima del conflitto
GAO (Mali) - Oggi, rispetto a 20 anni fa, due miliardi di persone in più hanno accesso all'acqua potabile. Progressi importanti, che però non riguardano tutti i paesi in egual misura. È il caso del Mali, Africa Occidentale, dove le popolazioni devono spesso approvvigionarsi da fiumi e pozze. La mortalità infantile è allarmante: ogni anno 18 bambini su 100 muoiono prima dei 5 anni soprattutto per malattie, come diarrea e colera, causate dall'uso di acqua infetta. Nel nord del Mali, dove inizia la sabbia del Sahara, la quasi totale mancanza di pozzi funzionanti ha delle ripercussioni ancora più gravi.
Essere Tuareg oggi. Ousmane è un uomo del deserto, 33 anni, di etnia touareg. Opera con LVIA, storica ong italiana fondata da don Aldo Benevelli quasi 50 anni fa. È lui che racconta il Mali e l'impegno per assicurare il diritto primario: l'Acqua. Lui è originario di un accampamento a 50 Km da Gao, nel nord Mali. È qui che…
Essere Tuareg oggi. Ousmane è un uomo del deserto, 33 anni, di etnia touareg. Opera con LVIA, storica ong italiana fondata da don Aldo Benevelli quasi 50 anni fa. È lui che racconta il Mali e l'impegno per assicurare il diritto primario: l'Acqua. Lui è originario di un accampamento a 50 Km da Gao, nel nord Mali. È qui che…
GAO (Mali) - Oggi, rispetto a 20 anni fa, due miliardi di persone in più hanno accesso all'acqua potabile. Progressi importanti, che però non riguardano tutti i paesi in egual misura. È il caso del Mali, Africa Occidentale, dove le popolazioni devono spesso approvvigionarsi da fiumi e pozze. La mortalità infantile è allarmante: ogni anno 18 bambini su 100 muoiono prima dei 5 anni soprattutto per malattie, come diarrea e colera, causate dall'uso di acqua infetta. Nel nord del Mali, dove inizia la sabbia del Sahara, la quasi totale mancanza di pozzi funzionanti ha delle ripercussioni ancora più gravi.
Essere Tuareg oggi. Ousmane è un uomo del deserto, 33 anni, di etnia touareg. Opera con LVIA, storica ong italiana fondata da don Aldo Benevelli quasi 50 anni fa. È lui che racconta il Mali e l'impegno per assicurare il diritto primario: l'Acqua. Lui è originario di un accampamento a 50 Km da Gao, nel nord Mali. È qui che inizia il Sahara. Oggi, essere tuareg in Mali può costituire un pericolo. La rivolta tuareg, iniziata a marzo 2012 a sostegno della creazione di una regione autonoma nel nord - l'Azawad - aspirazione di un popolo diverso per storia, tradizioni e cultura, è degenerata nell'occupazione di gruppi terroristici, tra cui i jihadisti di Aqmi (braccio maghrebino di Al Qaeda), che hanno finito con cacciare i tuareg dalle loro terre.
I "ribelli" sono stati cacciati. Dopo quasi un anno, le truppe francesi e dell'Unione Africana hanno liberato il paese dai ribelli; la città di Gao è meno vuota ora, ma arabi e tuareg non sono mai tornati. Temono le rappresaglie delle frange estremiste ancora organizzate nel deserto; e della stessa popolazione di Gao, che ha sofferto l'imposizione della shari'ah e li considera complici dell'occupazione. Ousmane è il coordinatore di LVIA in Mali ed è tra i tuareg che hanno scelto di tornare. "Appena laureato in gestione di impresa ho cominciato a cercare lavoro per mettere a frutto le mie conoscenze: ero consapevole del fatto che LVIA operava nel mio paese da diversi anni, mi sono informato sui loro progetti e i loro valori. Devo dire che mi hanno subito convinto: da allora vi collaboro come coordinatore nazionale" racconta.
La fuga in Burkina Faso. Nel 2012, Ousmane con moglie e figli è stato costretto a fuggire dalla guerra e da Gao. LVIA lo ha accolto in Burkina Faso, da dove ha continuato a seguire la situazione maliana e ha mantenuto vivi i contatti con i partner nel paese. "Non ci siamo dati certo per vinti - continua Ousmane. - Dopo alcune missioni ricognitive e la liberazione del nord Mali, ci siamo attivati per tornare". LVIA è tornata a Gao a giugno 2013. Con l'ong locale Tassaght, l'ong Cisv e il sostegno dell'Ufficio Europeo per le Emergenze Umanitarie, è impegnata nel nord Mali nella prima tra le priorità: l'acqua. Acqua da bere per la sopravvivenza, per scongiurare epidemie e riavviare l'economia locale, basata sulla pastorizia.
La risposta all'emergenza. E' un progetto per riabilitare 45 pozzi andati distrutti durante il conflitto, che opera nel nord Mali (distretti di Gao e Bourem) per rimettere in funzione i punti d'acqua danneggiati dalla guerra. Secondo la Direzione Nazionale dell'Acqua, così come secondo gli operatori che hanno visitato la zona dopo la fine delle ostilità, il tasso di funzionamento delle opere idriche nel nord non supera il 50%. Quando ci si addentra nel deserto, un pozzo d'acqua è fondamentale per la sopravvivenza. È qui che vivono le popolazioni nomadi, e gli animatori di LVIA intervengono anche in queste aree, tra le dune di sabbia. La situazione del nord del paese è veramente difficile, come testimonia Ousmane: "Il governo sta ricostituendo i servizi di base dell'educazione e salute con incentivi per gli agenti tornano al nord e ha messo a disposizione delle strutture nell'attesa di riabilitare i locali originari".
La verifica dei pozzi. Il progetto è iniziato a giugno 2013, poco dopo il conflitto, con l'ambizioso obiettivo di riportare l'acqua potabile ad almeno 20mila persone nel nord del Mali. I primi risultati sono già importanti, come riporta Giovanni Armando, responsabile ufficio progetti di LVIA: "Su 45 pozzi, sono già 22 le strutture riabilitate e di nuovo utilizzabili. Ora stiamo verificando la portata dei pozzi e la qualità dell'acqua. In base agli standard internazionali, infatti, dobbiamo garantire 15 l. d'acqua potabile al giorno a persona; usufruibili in un raggio di 500 metri dai villaggi e con tempi d'attesa alla fonte entro la mezz'ora". Si lavora anche sulla sensibilizzazione igienico-sanitaria: "Gli animatori LVIA informano la popolazione nei villaggi: come usare le taniche per la conservazione dell'acqua, come far bollire e filtrare l'acqua, ecc. Abbiamo già distribuito1.125 filtri ad altrettante famiglie".
Una pacificazione lenta e difficile. Il ripristino dell'accesso all'acqua sta permettendo il ritorno delle popolazioni sfollate, come racconta una donna in un villaggio: "La guerra ci ha portato via tutto e ci ha lasciato solo la paura; è importante che la nostra comunità si ritrovi, perché ci fa sentire più sicuri". Ma un altro aspetto entra in gioco nel mosaico del nord Mali: il limitato accesso alle fonti d'acqua rischia di esacerbare le situazioni conflittuali tra gruppi etnici in un contesto già teso. Ciò ha reso ancora più importante agire con urgenza e soprattutto nel rispetto degli equilibri sociali e culturali al momento della scelta dei siti in cui intervenire. Marco Alban, rappresentante LVIA per l'Ovest Africa, spiega: "La crisi del nord del Mali è stata multidimensionale: sociale, politica, di sicurezza e umanitaria, aggravata dalla crisi alimentare che ha colpito l'intera regione saheliana. La ricostruzione dei legami sociali e un reale processo di riconciliazione sono tra le principali sfide per assicurare la ricostruzione del paese e la stabilizzazione a lungo termine".
I terroristi ci sono ancora. Nonostante l'instabilità (recenti attentati e rapimenti testimoniano che i gruppi terroristici sono ancora organizzati nel deserto del nord del Mali) Ousmane è positivo e ci racconta: "La situazione della sicurezza a Gao e dintorni è calma ma ci sono molti movimenti militari con check-point sui maggiori assi stradali. I veicoli e gli operatori delle Ong devono essere ben identificabili e seguire delle consegne di sicurezza. Sono presenti le forze militari francesi e maliane, appoggiate da Minusma (Missione ONU di sostegno al Mali) e anche le Nazioni Unite sono visibili con importanti mezzi logistici mobilitati. Le recenti elezioni hanno visto un'importante partecipazione e ciò dimostra una presa di coscienza collettiva sulla situazione che ha vissuto il paese e un forte bisogno di cambiamento. Qui a Gao le persone vogliono il ritorno della pace e l'ordine costituzionale. Le popolazioni sedentarie (Songhaï) e nomadi (Tuareg e arabi) che erano state spesso opposte nel corso della crisi, iniziano a frequentarsi di nuovo, anche se ci vorrà del tempo per ritrovare il clima sociale che c'era prima del conflitto".
Essere Tuareg oggi. Ousmane è un uomo del deserto, 33 anni, di etnia touareg. Opera con LVIA, storica ong italiana fondata da don Aldo Benevelli quasi 50 anni fa. È lui che racconta il Mali e l'impegno per assicurare il diritto primario: l'Acqua. Lui è originario di un accampamento a 50 Km da Gao, nel nord Mali. È qui che inizia il Sahara. Oggi, essere tuareg in Mali può costituire un pericolo. La rivolta tuareg, iniziata a marzo 2012 a sostegno della creazione di una regione autonoma nel nord - l'Azawad - aspirazione di un popolo diverso per storia, tradizioni e cultura, è degenerata nell'occupazione di gruppi terroristici, tra cui i jihadisti di Aqmi (braccio maghrebino di Al Qaeda), che hanno finito con cacciare i tuareg dalle loro terre.
I "ribelli" sono stati cacciati. Dopo quasi un anno, le truppe francesi e dell'Unione Africana hanno liberato il paese dai ribelli; la città di Gao è meno vuota ora, ma arabi e tuareg non sono mai tornati. Temono le rappresaglie delle frange estremiste ancora organizzate nel deserto; e della stessa popolazione di Gao, che ha sofferto l'imposizione della shari'ah e li considera complici dell'occupazione. Ousmane è il coordinatore di LVIA in Mali ed è tra i tuareg che hanno scelto di tornare. "Appena laureato in gestione di impresa ho cominciato a cercare lavoro per mettere a frutto le mie conoscenze: ero consapevole del fatto che LVIA operava nel mio paese da diversi anni, mi sono informato sui loro progetti e i loro valori. Devo dire che mi hanno subito convinto: da allora vi collaboro come coordinatore nazionale" racconta.
La fuga in Burkina Faso. Nel 2012, Ousmane con moglie e figli è stato costretto a fuggire dalla guerra e da Gao. LVIA lo ha accolto in Burkina Faso, da dove ha continuato a seguire la situazione maliana e ha mantenuto vivi i contatti con i partner nel paese. "Non ci siamo dati certo per vinti - continua Ousmane. - Dopo alcune missioni ricognitive e la liberazione del nord Mali, ci siamo attivati per tornare". LVIA è tornata a Gao a giugno 2013. Con l'ong locale Tassaght, l'ong Cisv e il sostegno dell'Ufficio Europeo per le Emergenze Umanitarie, è impegnata nel nord Mali nella prima tra le priorità: l'acqua. Acqua da bere per la sopravvivenza, per scongiurare epidemie e riavviare l'economia locale, basata sulla pastorizia.
La risposta all'emergenza. E' un progetto per riabilitare 45 pozzi andati distrutti durante il conflitto, che opera nel nord Mali (distretti di Gao e Bourem) per rimettere in funzione i punti d'acqua danneggiati dalla guerra. Secondo la Direzione Nazionale dell'Acqua, così come secondo gli operatori che hanno visitato la zona dopo la fine delle ostilità, il tasso di funzionamento delle opere idriche nel nord non supera il 50%. Quando ci si addentra nel deserto, un pozzo d'acqua è fondamentale per la sopravvivenza. È qui che vivono le popolazioni nomadi, e gli animatori di LVIA intervengono anche in queste aree, tra le dune di sabbia. La situazione del nord del paese è veramente difficile, come testimonia Ousmane: "Il governo sta ricostituendo i servizi di base dell'educazione e salute con incentivi per gli agenti tornano al nord e ha messo a disposizione delle strutture nell'attesa di riabilitare i locali originari".
La verifica dei pozzi. Il progetto è iniziato a giugno 2013, poco dopo il conflitto, con l'ambizioso obiettivo di riportare l'acqua potabile ad almeno 20mila persone nel nord del Mali. I primi risultati sono già importanti, come riporta Giovanni Armando, responsabile ufficio progetti di LVIA: "Su 45 pozzi, sono già 22 le strutture riabilitate e di nuovo utilizzabili. Ora stiamo verificando la portata dei pozzi e la qualità dell'acqua. In base agli standard internazionali, infatti, dobbiamo garantire 15 l. d'acqua potabile al giorno a persona; usufruibili in un raggio di 500 metri dai villaggi e con tempi d'attesa alla fonte entro la mezz'ora". Si lavora anche sulla sensibilizzazione igienico-sanitaria: "Gli animatori LVIA informano la popolazione nei villaggi: come usare le taniche per la conservazione dell'acqua, come far bollire e filtrare l'acqua, ecc. Abbiamo già distribuito1.125 filtri ad altrettante famiglie".
Una pacificazione lenta e difficile. Il ripristino dell'accesso all'acqua sta permettendo il ritorno delle popolazioni sfollate, come racconta una donna in un villaggio: "La guerra ci ha portato via tutto e ci ha lasciato solo la paura; è importante che la nostra comunità si ritrovi, perché ci fa sentire più sicuri". Ma un altro aspetto entra in gioco nel mosaico del nord Mali: il limitato accesso alle fonti d'acqua rischia di esacerbare le situazioni conflittuali tra gruppi etnici in un contesto già teso. Ciò ha reso ancora più importante agire con urgenza e soprattutto nel rispetto degli equilibri sociali e culturali al momento della scelta dei siti in cui intervenire. Marco Alban, rappresentante LVIA per l'Ovest Africa, spiega: "La crisi del nord del Mali è stata multidimensionale: sociale, politica, di sicurezza e umanitaria, aggravata dalla crisi alimentare che ha colpito l'intera regione saheliana. La ricostruzione dei legami sociali e un reale processo di riconciliazione sono tra le principali sfide per assicurare la ricostruzione del paese e la stabilizzazione a lungo termine".
I terroristi ci sono ancora. Nonostante l'instabilità (recenti attentati e rapimenti testimoniano che i gruppi terroristici sono ancora organizzati nel deserto del nord del Mali) Ousmane è positivo e ci racconta: "La situazione della sicurezza a Gao e dintorni è calma ma ci sono molti movimenti militari con check-point sui maggiori assi stradali. I veicoli e gli operatori delle Ong devono essere ben identificabili e seguire delle consegne di sicurezza. Sono presenti le forze militari francesi e maliane, appoggiate da Minusma (Missione ONU di sostegno al Mali) e anche le Nazioni Unite sono visibili con importanti mezzi logistici mobilitati. Le recenti elezioni hanno visto un'importante partecipazione e ciò dimostra una presa di coscienza collettiva sulla situazione che ha vissuto il paese e un forte bisogno di cambiamento. Qui a Gao le persone vogliono il ritorno della pace e l'ordine costituzionale. Le popolazioni sedentarie (Songhaï) e nomadi (Tuareg e arabi) che erano state spesso opposte nel corso della crisi, iniziano a frequentarsi di nuovo, anche se ci vorrà del tempo per ritrovare il clima sociale che c'era prima del conflitto".