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Africa: il viaggio degli scrittori, un libro e una serie su Radio 3 che racconta la quotidianità di un continente

Il lavoro delle cinque scrittrici per Amref sono diventati un libro. E sulla rete radiofonica della Rai saranno trasmesse (riascoltabili sul sito della stessa rete) tre nuove storie al maschile dei tre scrittori Nori, Rossi Marcelli e Covatta
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ROMA - "Un giorno sono andata in Africa con Amref perché ho ricevuto una telefonata e, senza pensare, ho detto: 'Sì, che bello. Vengo!'. Forse in Africa, in quell'Africa, prima o poi sarei andata. Ma di certo non in quel momento, con i figli piccoli, l'entropia della quotidianità, il lavoro, i doveri e tutto il resto, che solitamente viene prima. E invece forse era proprio in quel momento che avevo bisogno di andare. Per rimettere un po' in ordine le mie priorità, per prendere la giusta distanza dai problemi che spesso non sono tali, per dare un senso anche al mio lavoro", con queste parole Claudia de Lillo (alias Elasti), racconta della sua esperienza in Africa con AMREF (African Medical and Research Foundation), organizzazione non governativa internazionale che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

I racconti.
Gli scritti di Concita De Gregorio, Claudia de Lillo, Clara Seren…
ROMA - "Un giorno sono andata in Africa con Amref perché ho ricevuto una telefonata e, senza pensare, ho detto: 'Sì, che bello. Vengo!'. Forse in Africa, in quell'Africa, prima o poi sarei andata. Ma di certo non in quel momento, con i figli piccoli, l'entropia della quotidianità, il lavoro, i doveri e tutto il resto, che solitamente viene prima. E invece forse era proprio in quel momento che avevo bisogno di andare. Per rimettere un po' in ordine le mie priorità, per prendere la giusta distanza dai problemi che spesso non sono tali, per dare un senso anche al mio lavoro", con queste parole Claudia de Lillo (alias Elasti), racconta della sua esperienza in Africa con AMREF (African Medical and Research Foundation), organizzazione non governativa internazionale che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

I racconti.
Gli scritti di Concita De Gregorio, Claudia de Lillo, Clara Sereni, Paola Soriga e Chiara Valerio fanno già parte di un libro. Nelle loro parole, il senso di un'esperienza, coinvolgendole, tra settembre e novembre dell'anno scorso, in un viaggio attraverso i villaggi più poveri dell'Africa, in Kenya, Tanzania, Uganda ed Etiopia, entrando in relazione con tradizioni, storie, passioni, paure e speranze. Le cinque autrici hanno incontrato le donne che vivono e lavorano: madri e nonne nella quotidiana sfida per la sopravvivenza; studentesse determinate e piene di aspettative; ex bambine soldato; infermiere e ostetriche che percorrono chilometri per portare informazione e cure sanitarie nei villaggi remoti; piccole imprenditrici che conducono microimprese negli slum di città tentacolari.

Anche lo sguardo maschile. Il bagaglio con cui sono tornate è ricco di pensieri, ricordi, suggestioni e parole, che raccontano quell'Africa al femminile che percorre strade note e meno note con la determinazione di un futuro da costruire. Ma dopo il punto di vista femminile, qualcosa ancora mancava: una chiave di lettura diversa, un punto di vista maschile. Per questo AMREF nel 2013 ha invitato tre scrittori a ripercorrere quelle stesse strade, per poi narrarne in altrettanti nuovi racconti. Il Senegal è stato la "prima Africa" per Paolo Nori nel mese di agosto; Claudio Rossi Marcelli è stato in Kenya in settembre e Giobbe Covatta, storico testimonial di AMREF, ha visitato il Mozambico nel mese di ottobre. I racconti nati dopo questi viaggi saranno letti dagli stessi autori, sempre su Radio3 Rai, dal 24 al 26 dicembre 2013, alle 11.

"Una quotidianità massacrante". "Il contorno me lo immaginavo. I paesaggi, il cielo, la terra rossa. Quello - continua De Lillo - era esattamente identico al mio immaginario dell'Africa. Non mi aspettavo di vedere tanta fatica nella quotidianità delle persone. Non mi aspettavo che un pozzo potesse cambiare la qualità della vita di interi villaggi. Non mi aspettavo di imparare che lavarsi le mani può essere un gesto rivoluzionario che salva migliaia di bambini da malattie stupide ma mortali, come la diarrea. Non mi aspettavo nemmeno di incontrare tante donne succubi dei loro uomini, prigioniere della maternità, schiacciate da una quotidianità massacrante. Non mi aspettavo nemmeno tanta dignità, tanto calore e tanta disponibilità a condividere".

Il bisogno di fare di più. Tornando a casa, Claudia racconta di aver portato con sé una maggiore consapevolezza di come può andare il mondo. "Il desiderio, quasi la necessità, di fare di più, di dare il mio contributo, di parlarne. Il senso di responsabilità per quelle donne che muoiono partorendo e che vivono la contraccezione come una trasgressione. Perché quando torni, un po' ti senti colpevole dell'abisso che c'è tra qui e là". Il consiglio di Claudia è quello di andarci, in quell'Africa là, dove i turisti non transitano nemmeno. Ma non per loro, per quelli che ci vivono a cui pure mancano moltissime cose, tra cui l'acqua, per dirne solo una. Ma soprattutto per sé stessi. Perché si torna migliori e più grandi. "Il mio racconto - conclude - lo dedico a un gruppo di studentesse di una scuola femminile che ho visitato in Uganda. Ragazze piene di ambizioni, sogni, allegria e coraggio. Perché solo con donne così, che diventeranno grandi e spiegheranno la loro forza, la loro emancipazione e i loro talenti, sarà possibile cambiare il mondo".

Un altro pianeta.
"E' come se mi fosse arrivata una telefonata che mi dicesse: 'Ti va di andare su un altro pianeta?'. Perché in confronto a Ginevra, dove abito, il polveroso distretto di Mbooni a cento chilometri a sud est di Nairobi sembra un'altra galassia", racconta Claudio Rossi Marcelli. "Lo scopo era guardare, ascoltare e raccontare la condizione delle donne da un punto di vista maschile. E non intendo solo il mio, ma anche quello dei loro mariti, padri, fratelli. Ho cercato di capire come fosse percepita la condizione femminile da parte degli uomini".

Eppure non ci sono guerre né carestie.
AMREF ha catapultato lo scrittore nel bel mezzo dell'Africa 'normale': un'Africa dove non ci sono carestie, non ci sono guerre, non ci sono soldati bambini e stupri di massa. Ma dove la vita quotidiana è una battaglia. "Perché portare dieci litri d'acqua sulle spalle su per una lunga salita polverosa - continua il giornalista e scrittore - è una piccola tortura che si ripete ogni giorno. Perché, se tuo figlio soffre di epilessia, l'unica cura che conosci è tenerlo stretto tra le braccia finché non gli passa l'attacco. Perché, se una giovane coppia non riesce ad avere un bambino, la colpa è sempre della donna".

Il cambiamento tra i banchi di scuola.
A casa, Claudio ha portato la convinzione profonda che il progresso e il benessere dell'Africa rurale passi per il miglioramento delle condizioni delle donne. "Quando i mariti dicevano 'mia moglie ha studiato come me, quindi dobbiamo decidere insieme' - racconta - ho capito che il cambiamento comincia tra i banchi di scuola, e si propaga poi lungo tutta la vita delle donne e, di conseguenza, anche degli uomini e di tutta la società. Io in Africa non ci avevo ancora mai messo piede. Questa storia degli animali selvaggi, le tribù variopinte e il cielo incontaminato non mi aveva mai incuriosito".

La spinta per andare. "E così ho accettato che AMREF mi desse una spinta per costringermi ad andare a vedere cosa succede davvero non in Africa, non in Kenya e neanche a Nairobi: ma a Mbooni. E ho scoperto questo angolo del continente dove ad agosto faceva freddo. Dove gli unici animali selvaggi in giro erano cani e gatti. E dove la sera, puntando gli occhi al cielo si vedeva si e no qualche stella. A Mbooni non c'è l'Africa esotica delle agenzie di viaggio nè quella catastrofica dei telegiornali. Ci sono solo tanti uomini e donne che fanno una fatica mostruosa per andare avanti, e l'unica vera tragedia è scoprire quanto poco basterebbe per migliorare in modo determinante la loro vita".

Il racconto di un giovane padre. Il racconto, Rossi Marcelli lo dedica ad Andy, un giovane padre che ha conosciuto sul prato fuori da un ospedale. "Era là per portare suo figlio di un anno e mezzo a una visita di controllo e mi ha raccontato con grande orgoglio di essere un padre a tempo pieno. Sua moglie ha un buon lavoro, lui invece è disoccupato e quindi si occupa volentieri del figlio. Ho sentito un grande rispetto nei confronti di sua moglie che mantiene la famiglia, ma anche una profonda dignità del ruolo di padre. L'incontro con Andy mi è sembrato il punto di arrivo del mio viaggio, la prospettiva di un'Africa dove i rapporti tra uomini e donne saranno più paritari", conclude.