Mondo Solidale

Nigeria, fuga dai banchi di scuola per paura di Boko Haram. L'allarme di ActionAid

A cento giorni dal rapimento delle studentesse da parte degli integralisti islamici, per questioni di sicurezza lo stato chiude le scuole, aumentando così il tasso, già tra i più alti del mondo, di abbandono scolastico. Il fratello di una studentessa rapita: "Ricordo di quando leggevamo insieme"

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di CHIARA NARDINOCCHI

ROMA
- Cento giorni dopo il rapimento delle giovani studentesse, ActionAid lancia un appello al governo nigeriano perché si attivi per la liberazione immediata delle ragazze sequestrate dal gruppo estremista Boko Haram. Per l'organizzazione internazionale, le richieste alle autorità nigeriane non sono solo di riportare a casa le ragazze rapite ma anche di investire maggiori risorse nel rendere sicure le scuole e incentivare l'istruzione femminile.
 
Allarme istruzione. La Nigeria è tra i paesi africani con il più alto numero di bambini che non vanno a scuola. Degli oltre 57 milioni di bambini nel mondo che non hanno accesso all'istruzione, più di 10 milioni sono nigeriani. E oltre la metà è costituita da bambine.  Il governo nigeriano investe solo l'1,5% del Pil e il  6% delle risorse nazionali in progetti a tutela dell'istruzione. E nell'ultimo anno la situazione è ulteriormente peggiorata: dal 2013 più di 800 classi e oltre 200 scuole sono state distrutte nelle regioni di Borno e Yobe, nel nord est del paese, dal gruppo Boko Haram. Una vera e propria fuga dai banchi di scuola: nella zona di Borno, dallo scorso febbraio, più di quindicimila studenti hanno abbandonato gli studi. "La risposta del governo a tutta questa violenza è stata quella di chiudere le scuole  -  denuncia ActionAid - il che significa fare il gioco degli estremisti. Ma per fermare Boko Haram, bisogna tenerle aperte."
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La fuga dai banchi per paura. Il rapimento delle studentesse e la violenza degli attacchi di Boko Haram, hanno provocato panico e terrore non solo tra i familiari delle ragazze sequestrate nella regione di Chibok ma anche nelle zone circostanti: migliaia di ragazze sono terrorizzate alla sola idea di andare a scuola e questo secondo ActionAid: "Comporta che molti genitori preferiscono tenere le ragazze a casa piuttosto che vivere nel terrore che possano essere rapite o uccise". Nelle regioni di Borno, Yobe e Adamawa, è stato lo stesso governo a chiudere i battenti delle strutture scolastiche. "Molte comunità, anche i bambini della scuola primaria  -  afferma il dottor Hakil, leader della comunità di Chibok dove sono state rapite le duecento ragazze -  sono state attaccati da Boko Hara e l'unica scuola secondaria che c'era è stata bruciata e distrutta. Molte famiglie non vogliono mai più mandare i loro figli a scuola, perché non sono sicure."
 
I parenti delle studentesse. Le famiglie delle ragazze rapite, intervistate da ActionAid, affermano di non andare più nemmeno nei campi a raccogliere quanto seminato, per paura di attacchi, con gravi ripercussioni sulla sicurezza alimentare di intere comunità. Shaku, 16 anni, è il fratello di una delle studentesse rapite: "Viviamo nel terrore, ogni notte c'è qualcuno che urla 'sta arrivando Boko Haram' e allora tutti abbandoniamo di corsa la nostra casa e corriamo nei campi. Amo mia sorella, ricordo di quando leggevamo insieme. Se ripenso a quei momenti, non riesco a dormire e mi viene solo da piangere." Rhoda ha venti anni, anche sua sorella è ancora nelle mani degli estremisti islamici: "Da quel giorno non riesco a dormire né a mangiare" racconta. Shaku e Rhoda sono entrambi traumatizzati da quanto accaduto: come loro, molti altri bambini e ragazzi di queste comunità hanno problemi a dormire o disturbi di alimentazione.
 
L'abbandono dei campi. "La povertà e il rischio di fame  -  sottolinea lo staff di ActionAid - si stanno diffondendo nella regione di Chibok. Nessuno va più nei campi, i pochi raccolti che avevano sono stati portati via dai gruppi armati e il resto è stato dato alle fiamme. Intere comunità sono ormai allo stremo". La maggior parte delle scuole rimangono chiuse, molte comunità hanno passato il confine per andare in Nigeria. Più di 800 famiglie si sono trasferite dalle regioni a nord della Nigeria in Camerun, e secondo l'ONU sono 650.000 gli sfollati.
 
L'appello. Le autorità nigeriane hanno accusato il movimento "Bring Back Our Girls" di costituire una minaccia per l'operato del governo. ActionAid chiede al governo di mettere fine ad ogni critica nei confronti del movimento di protesta in solidarietà con le ragazze rapite in quanto è parte della coalizione di associazioni e comunità che stanno promuovendo e organizzando proteste quotidiane nella capitale Abuja. Il fine è fare pressioni sul governo e mantenere viva l'attenzione per ottenere il rilascio delle ragazze rapite.  A cento giorni dal rapimento delle ragazze, ActionAid continua a mantenere viva l'attenzione sul caso e a lavorare in solidarietà con  le famiglie e le comunità nelle regioni più colpite. "Per contrastare la violenza  -  afferma l'organizzazione internazionale - e gli obiettivi di Boko Haram, l'unica vera arma è garantire il diritto all'istruzione per tutti."