Mercenari e sicurezza privata in Africa e Medioriente, l'Onu lancia l'allarme e propone una Convenzione
di SALVATORE GIUFFRIDA<br /> Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha svolto un'indagine sull'uso dei "contractors", visitanto alcuni paesi africani e del vicino oriente. Ne emerge l'urgenza di regolare la privatizzazione dei servizi di sicurezza e militari. Il fenomeno incrementato dalle guerre in Iraq e Afghanistan confonde le diverse figure dei mercenari e dei consulenti. Il problema dei diritti della popolazione civile
ROMA - Aumenta la presenza di mercenari nei conflitti e nei paesi a rischio. Cresce dunque il pericolo di violazioni dei diritti umani, in particolare di crimini e del principio di autodeterminazione. L'allarme arriva dagli esperti del Gruppo di lavoro dell'Onu, che denunciano anche "nuove modalità di uso e un crescente ricorso" alle compagnie militari private, impiegate non solo per consulenze tecniche, ma anche per addestrare le forze armate locali e garantire la sicurezza nei confronti di diplomatici e personale espatriato. La "privatizzazione dei servizi militari", scoppiata in seguito alla guerra in Iraq, ha stravolto i concetti di difesa e sicurezza, ha confuso le differenze tra guardia del corpo, consulente e mercenario. Anche perché manca un'Autorità e un regolamento internazionale per il loro reclutamento, trasporto e impiego: le compagnie private rispondono solo al mercato.
Operano anche in conflitti a bassa intensità. Se le ris…
Operano anche in conflitti a bassa intensità. Se le ris…
ROMA - Aumenta la presenza di mercenari nei conflitti e nei paesi a rischio. Cresce dunque il pericolo di violazioni dei diritti umani, in particolare di crimini e del principio di autodeterminazione. L'allarme arriva dagli esperti del Gruppo di lavoro dell'Onu, che denunciano anche "nuove modalità di uso e un crescente ricorso" alle compagnie militari private, impiegate non solo per consulenze tecniche, ma anche per addestrare le forze armate locali e garantire la sicurezza nei confronti di diplomatici e personale espatriato. La "privatizzazione dei servizi militari", scoppiata in seguito alla guerra in Iraq, ha stravolto i concetti di difesa e sicurezza, ha confuso le differenze tra guardia del corpo, consulente e mercenario. Anche perché manca un'Autorità e un regolamento internazionale per il loro reclutamento, trasporto e impiego: le compagnie private rispondono solo al mercato.
Operano anche in conflitti a bassa intensità. Se le risoluzioni Onu non riescono a controllare questo fenomeno, tanto meno lo può fare la convenzione Onu del 1989, secondo cui i mercenari, "reclutati per combattere in conflitti a cui sono estranei e per i quali ricevono un pagamento", violano a priori il principio di autodeterminazione dei popoli e sono dunque illegali. Eppure proliferano In Africa, Medioriente, Sudamerica, Asia. Oltre a Siria, Ucraina, Libia, Somalia, i mercenari operano anche nei conflitti di "bassa densità", in condizioni di guerra o tensione latente. E questo è un grosso problema perché spesso in questi casi si sono stabilizzati e contano su amicizie e protezioni importanti a livello politico ed economico. È il caso di Colombia, Mali, RDC, Liberia, Costa d'Avorio, Isole Comore. Proprio a causa della loro presenza destabilizzatrice, questi ultimi due paesi hanno addosso gli occhi degli esperti Onu perché potrebbe ripresentarsi una situazione di conflitto in vista delle elezioni del 2015.
Accra è il centro logistico e finanziario dei contractors. Nelle Isole Comore, dopo il colpo di stato, alcuni ex "combattenti" sono sotto osservazione in via preventiva: l'isola di Mayotte pretende la presidenza pur essendo territorio francese, e sta salendo la tensione. Ma gli esperti Onu guardano con preoccupazione anche alla Costa d'Avorio, dove gli interessi sono trasversali: basti pensare al cacao e ai contratti con le multinazionali occidentali che permettono al paese africano - primo produttore al mondo - solo il coltivo della pianta. E poi c'è il Ghana. La capitale Accra è considerata in Africa il centro logistico e finanziario dei mercenari anche per la posizione geografica: per chi deve muoversi con rapidità e in base a comandi spesso orali, la permeabilità delle frontiere è fondamentale quasi quanto la corruzione. E dal Ghana si passa facilmente in Costa d'Avorio, Liberia, Guinea, Sierra Leone, Mali, o più a sud verso la Nigeria e i paesi centrali.
Il ricambio generazionale. Questo ha favorito anche un "ricambio generazionale", se così si può definire: secondo gli esperti Onu, i mercenari impiegati in Costa d'Avorio fino al 2012 e pronti ad agire di nuovo, sarebbero i figli delle vittime uccise a loro volta da altri mercenari durante la guerra civile in Liberia e Sierra Leone. Spesso impiegati come bimbi soldati, per loro essere mercenari è un lavoro "naturale".
Altri casi "caldi". Sono la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana, la Liberia, il Mali, dove si segnala un aumento della presenza di compagnie militari private. In Siria, secondo gli esperti Onu, molti aggirano la convenzione del '89 dichiarando di essere spinti da motivazioni religiose. Per questo i funzionari del Gruppo Onu chiedono un cambio nella definizione di mercenario che prenda in considerazione altre forme di pagamento diverse dal salario e durante la visita a ottobre in Costa d'Avorio hanno ribadito l'importanza di una convenzione. Ma gli interessi politici sono enormi e i guadagni da capogiro: secondo una stima Onu, il volume d'affari dell'industria militare privata, . escluso il traffico d'armi, può variare da 20 a 100 miliardi all'anno. Il compito degli esperti Onu si presenta difficile e pieno di ostacoli.
Operano anche in conflitti a bassa intensità. Se le risoluzioni Onu non riescono a controllare questo fenomeno, tanto meno lo può fare la convenzione Onu del 1989, secondo cui i mercenari, "reclutati per combattere in conflitti a cui sono estranei e per i quali ricevono un pagamento", violano a priori il principio di autodeterminazione dei popoli e sono dunque illegali. Eppure proliferano In Africa, Medioriente, Sudamerica, Asia. Oltre a Siria, Ucraina, Libia, Somalia, i mercenari operano anche nei conflitti di "bassa densità", in condizioni di guerra o tensione latente. E questo è un grosso problema perché spesso in questi casi si sono stabilizzati e contano su amicizie e protezioni importanti a livello politico ed economico. È il caso di Colombia, Mali, RDC, Liberia, Costa d'Avorio, Isole Comore. Proprio a causa della loro presenza destabilizzatrice, questi ultimi due paesi hanno addosso gli occhi degli esperti Onu perché potrebbe ripresentarsi una situazione di conflitto in vista delle elezioni del 2015.
Accra è il centro logistico e finanziario dei contractors. Nelle Isole Comore, dopo il colpo di stato, alcuni ex "combattenti" sono sotto osservazione in via preventiva: l'isola di Mayotte pretende la presidenza pur essendo territorio francese, e sta salendo la tensione. Ma gli esperti Onu guardano con preoccupazione anche alla Costa d'Avorio, dove gli interessi sono trasversali: basti pensare al cacao e ai contratti con le multinazionali occidentali che permettono al paese africano - primo produttore al mondo - solo il coltivo della pianta. E poi c'è il Ghana. La capitale Accra è considerata in Africa il centro logistico e finanziario dei mercenari anche per la posizione geografica: per chi deve muoversi con rapidità e in base a comandi spesso orali, la permeabilità delle frontiere è fondamentale quasi quanto la corruzione. E dal Ghana si passa facilmente in Costa d'Avorio, Liberia, Guinea, Sierra Leone, Mali, o più a sud verso la Nigeria e i paesi centrali.
Il ricambio generazionale. Questo ha favorito anche un "ricambio generazionale", se così si può definire: secondo gli esperti Onu, i mercenari impiegati in Costa d'Avorio fino al 2012 e pronti ad agire di nuovo, sarebbero i figli delle vittime uccise a loro volta da altri mercenari durante la guerra civile in Liberia e Sierra Leone. Spesso impiegati come bimbi soldati, per loro essere mercenari è un lavoro "naturale".
Altri casi "caldi". Sono la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana, la Liberia, il Mali, dove si segnala un aumento della presenza di compagnie militari private. In Siria, secondo gli esperti Onu, molti aggirano la convenzione del '89 dichiarando di essere spinti da motivazioni religiose. Per questo i funzionari del Gruppo Onu chiedono un cambio nella definizione di mercenario che prenda in considerazione altre forme di pagamento diverse dal salario e durante la visita a ottobre in Costa d'Avorio hanno ribadito l'importanza di una convenzione. Ma gli interessi politici sono enormi e i guadagni da capogiro: secondo una stima Onu, il volume d'affari dell'industria militare privata, . escluso il traffico d'armi, può variare da 20 a 100 miliardi all'anno. Il compito degli esperti Onu si presenta difficile e pieno di ostacoli.