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Povertà un europeo su quattro a rischio indigenza. E l'Italia dimentica le famiglie in difficoltà

In occasione della giornata mondiale della giustizia sociale Caritas e ActionAid fanno il punto della situazione in Europa dove la crisi continua ad allargare la forbice tra ricchi e non. Iin Italia, il paese europeo con più giovani che non studiano e non lavorano dal 2013 solo l'0,8% degli atti parlamentari trattano di inclusione sociale
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ROMA
  - Crisi e politiche di austerità non danno tregua ai sette "fratelli" deboli d'Europa. Pochi, se non assenti, i miglioramenti per Cipro, Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, Romania e Spagna, che anche nel 2013 hanno registrato tassi altissimi di disoccupazione ed esclusione sociale conquistando la maglia nera dell'Europa a ventotto stati. A dirlo è il Terzo rapporto sull'impatto della crisi nei paesi deboli dell'Unione Europea redatto da Caritas Europa in occasione della giornata mondiale della Giustizia Sociale.

La carica dei Neet. Un'Europa a due velocità che lascia indietro i paesi più colpiti dalla crisi e resta indifferente davanti a numeri a dir poco allarmanti. In Romania, il 40 per cento della popolazione è a rischio povertà, mentre in Grecia e Spagna la disoccupazione ha superato il 26 per cento. Percentuali molto distanti dalle ottimistiche previsioni dei mesi scorsi che dipingono un'Europa ancora in grande diffi…

ROMA
  - Crisi e politiche di austerità non danno tregua ai sette "fratelli" deboli d'Europa. Pochi, se non assenti, i miglioramenti per Cipro, Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, Romania e Spagna, che anche nel 2013 hanno registrato tassi altissimi di disoccupazione ed esclusione sociale conquistando la maglia nera dell'Europa a ventotto stati. A dirlo è il Terzo rapporto sull'impatto della crisi nei paesi deboli dell'Unione Europea redatto da Caritas Europa in occasione della giornata mondiale della Giustizia Sociale.

La carica dei Neet. Un'Europa a due velocità che lascia indietro i paesi più colpiti dalla crisi e resta indifferente davanti a numeri a dir poco allarmanti. In Romania, il 40 per cento della popolazione è a rischio povertà, mentre in Grecia e Spagna la disoccupazione ha superato il 26 per cento. Percentuali molto distanti dalle ottimistiche previsioni dei mesi scorsi che dipingono un'Europa ancora in grande difficoltà dove un cittadino su quattro è a rischio povertà. All'Italia il triste primato per numero di Neet (l'acronimo, ancora una volta in inglese, per segnalare l'assenza di invetimenti in istruzione, occupazione e formazione): il 22 per cento dei giovani italiani tra i 15 e i 24 anni non studia, non lavora e non è impegnato nella formazione professionale (rispetto al 13 per cento della medie Ue).

Le conseguenze della crisi. Ad aprile 2014 erano più di 25 milioni i cittadini europei in età attiva senza lavoro, otto milioni in più rispetto al periodo pre-crisi. Ad aumentare anche il tasso di disoccupazione di "lungo periodo": quasi un disoccupato su due non lavora da più di un anno. Dati che peggiorano ulteriormente prendendo in considerazione i sette paesi "deboli"dove disoccupazione generale e di lungo periodo toccano il 16,9 e il 55,9 per cento con picchi in Grecia dove il 70 per cento dei disoccupati non lavora da più di un anno. Differenze anche per quanto riguarda il tasso di occupazione. Se nella maggior parte dei paesi europei il calo rispetto al 2008 è stato costante, ma moderato, nei paesi dalle economie più fragili il divario è maggiore. Inoltre, stando ai dati Caritas, l'apparente ripresa del mercato del lavoro va di pari passo con un'ulteriore precarizzazione degli impieghi e dei contratti lavorativi che prevedono meno ore e più part time.

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Povertà e assistenza. Se in Europa un cittadino su quattro è a rischio povertà, nei sette paesi presi in considerazione dalla Caritas la media sale a uno su tre. Un dato che si aggiunge all'aumento del numero di famiglie che vivono senza stipendio e al tasso di deprivazione materiale. E come se la crisi non bastasse, le politiche di austerità non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. A soffrire maggiormente dei tagli ai servizi pubblici sono stati i soggetti a rischio povertà, privi delle risorse necessarie per compensare tali riduzioni di spesa. Nel 2013 Grecia e Irlanda hanno effettuato enormi tagli all'assistenza socio-sanitaria (dell'11 e del 6 per cento). Politiche che hanno indotto il 22,8% delle persone dei sette paesi deboli a rinunciare alle cure mediche essenziali poiché incapaci di partecipare a parte della spesa. L'Italia non è da meno: i centri d'ascolto Caritas hanno visto aumentare del dieci per cento il numero delle richieste di prestazioni assistenziali di tipo sanitario.

L'indifferenza del governo italiano. Preoccupante la risposta della politica italiana che dal 2013 a oggi ha ignorato quasi del tutto i problemi della povertà e dell'esclusione sociale. Secondo il rapporto di ActionAid redatto in collaborazione con OpenPolis "Lotta alla povertà: cosa ha fatto la politica italiana?" le iniziative prese dalla XVII legislatura sono non solo insufficienti ma anche indeguate ad affrontare i problemi dei cittadini. Basti pensare che dal marzo 2013 solo lo 0,8 per cento degli atti presentati al Parlamento e il 6% dei disegni di legge riguardano l'inclusione sociale che risulta così essere solo al 31° posto nella classifica degli argomenti più rilevanti della legislatura, laddove i primi 3 posti sono occupati da stato, economia e lavoro. Stime che non bastano a rassicurare coloro che hanno visto aggravare la propria situazione proprio in questo arco di tempo.

I bonus del rottamatore. La legge di stabilità del 2015 prevede tagli nelle risorse del fondo Politiche sociali già ridotte all'osso: dal 2008 a oggi gli stanziamenti sono diminuiti dell'80 per cento a fronte di un aumento del 50 per cento del numero dei bisognosi. Il bonus degli 80 euro per ora non sembra abbia sortito effetti sulla capacità di spesa delle famiglie e secondo ActionAid non rappresenta un mezzo di contrasto alla povertà assoluta dato il numero limitato delle persone che ne hanno accesso. Stesso discorso vale anche per il "bonus Bebè". Allarmante anche la situazione degli asili nido pubblici soprattutto nel Mezzogiorno dove la quasi assenza delle strutture si ripercuote sul lavoro delle donne costrette a rimanere a casa. Il governo ha stanziato circa 400 milioni di euro per avvicinare l'Italia agli standard europei ma la strada sembra ancora lunga e in salita.