✕

Siria, la prospettiva diversa della guerra vista dalle donne

Diversa perché ci si sta abituando ai grandi numeri: 12.2 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria; 3.8 milioni di rifugiati sirani nei Paesi limitrofi, 4 milioni di donne siriane sole, avendo perso il marito in guerra.Ma dietro i numeri ci sono nomi, visi, voci che raccontano una vita quotidiana in attesa che qualcosa cambi per tornare a casa
3 minuti di lettura
BEIRUT - Diala, Sabah, Ameena, Zeytan, Kadija. Questi sono solo alcuni dei nomi delle tante donne siriane che abbiamo conosciuto nelle ultime settimane. Mamme, sorelle, figlie, nipoti, lavoratrici, centro di gravità permanente della famiglia, insegnanti. Le donne siriane hanno un ruolo cruciale nella vita quotidiana di milioni di profughi e sfollati. E tramite i loro occhi si può dare una prospettiva diversa della guerra in Siria. Diversa perché ormai drammaticamente l'opinione pubblica si sta abituando ai grandi numeri: 12.2 milioni di persone in Siria hanno bisogno di assistenza umanitaria, 3.8 milioni di rifugiati sirani nei Paesi limitrofi, 4 milioni di donne siriane in molti casi portano anche avanti la famiglia da sole, avendo perso il marito a causa della guerra.

La crisi siriana vista con gli occhi delle donne. Dietro i numeri però ci sono nomi, visi, voci che raccontano una vita quotidiana fatta di bisogni fondamentali, di ricerca di acqua e c…
BEIRUT - Diala, Sabah, Ameena, Zeytan, Kadija. Questi sono solo alcuni dei nomi delle tante donne siriane che abbiamo conosciuto nelle ultime settimane. Mamme, sorelle, figlie, nipoti, lavoratrici, centro di gravità permanente della famiglia, insegnanti. Le donne siriane hanno un ruolo cruciale nella vita quotidiana di milioni di profughi e sfollati. E tramite i loro occhi si può dare una prospettiva diversa della guerra in Siria. Diversa perché ormai drammaticamente l'opinione pubblica si sta abituando ai grandi numeri: 12.2 milioni di persone in Siria hanno bisogno di assistenza umanitaria, 3.8 milioni di rifugiati sirani nei Paesi limitrofi, 4 milioni di donne siriane in molti casi portano anche avanti la famiglia da sole, avendo perso il marito a causa della guerra.

La crisi siriana vista con gli occhi delle donne. Dietro i numeri però ci sono nomi, visi, voci che raccontano una vita quotidiana fatta di bisogni fondamentali, di ricerca di acqua e cibo, di attesa che qualcosa cambi, di tornare a casa, in Siria. Proprio per questo, quest'anno il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha deciso di raccontare la crisi siriana vista con gli occhi delle donne. Siamo stati nei campi profughi nel nord dell'Iraq, dove se l'assistenza delle agenzie umanitarie si fermasse, migliaia di siriani non saprebbero come vivere. O nelle periferie di Amman in Giordania, dove la distribuzione diretta di piccole quantità di denaro tramite le banche locali serve soprattutto per ridare dignità a persone che finalmente possono decidere quale cibo comprare o se affittare una stanza dove si vive mediamente in otto o nove persone. Per leggere le storie raccontate dalle donne, ecco il sito.

I prestiti che restituiscono dignità. Sempre meglio di dover aspettare che qualcuno ti dia cibo e kit igienici, senza poter scegliere cosa comprare per te e la tua famiglia. O ancora nei campi profughi palestinesi in Libano, dove già la situazione umanitaria era al collasso e dove migliaia di profughi siriani hanno trovato rifugio perché gli affitti costano di meno. Qui, nei centri della Mezzaluna Rossa Palestinese, le donne di entrambe le comunità lavorano insieme, fanno corsi di sensibilizzazione, organizzano visite casa per casa per parlare di violenza domestica: un modo per far vivere e convivere i palestinesi del Libano e i siriani appena arrivati.

GUARDA LE IMMAGINI

Dopo 4 anni di conflitto armato. Anche le comunità ospitanti, la Turchia, l'Iraq, la Giordania e il Libano, vivono una situazione durissima: in paesi dove nella normalità ci sono problemi infrastrutturali, questo nuovo flusso di profughi ha portato nuove tensioni. Pensate a quello che succede in Europa, in una situazione di pace, quando arrivano i migranti: c'e chi fomenta il razzismo, chi li vede come il nemico, in pratica la guerra tra poveri è sempre dietro l'angolo. Aggiungeteci violenza e scontri armati come in Iraq e Libano o mancanza di infrastrutture come in Giordania o di fondi come in Turchia e potrete facilmente immaginare come la situazione diventi sempre più esplosiva.

Si cambia anche 3-4 volte rifugio per sopravvivere. In Siria, gli sfollati scappano dalla guerra continuamente: c'è chi ha lasciato la propria casa e ha cambiato almeno tre o quattro volte il luogo dove cercare di sopravvivere. La Mezzaluna Rossa Siriana distribuisce aiuti umanitari per 3.5 milioni di sfollati al mese. I nostri volontari sono "l'ultimo miglio" del 60% degli aiuti ONU e di molte Ong: essendo parte delle comunità locali e operando in tutta la Siria sono quelli che fisicamente rischiano la vita per aiutare chi ha bisogno.

I 47 volontari morti durante i soccorsi. Dall'inizio del conflitto sono 47 i volontari della Mezzaluna Rossa Siriana e Palestinese che hanno perso la vita mentre portavano la loro opera di soccorso: un numero di soccorritori uccisi così alto ricorda conflitti come la seconda guerra mondiale. E' per questo motivo che in ogni occasione rilanciamo il nostro appello per la protezione e il rispetto dei volontari e per l'accesso incondizionato alle persone che hanno bisogno: la Comunità internazionale deve fare di più per garantire tutto questo.

Due tempeste di neve in 60 giorni. Nelle nazioni confinanti, le nostre Società nazionali cercano di portare aiuto a tutti i vulnerabili, a tutti quelli colpiti dalla crisi siriana, ovvero anche a chi li ospita. Se pensiamo solo al Libano, dove in meno di due mesi ci sono state due violente tempeste di neve, le distribuzioni di coperte e stufe devono necessariamente essere organizzate pure in quelle comunità libanesi più povere che vivono l'emergenza come i siriani. Dopo tutte le interviste fatte, le visite ai campi profughi e agli edifici ancora in costruzione dove sono costrette a vivere centinaia di famiglie, l'immagine che ne viene fuori è quella di donne che non solo sopravvivono, ma che sono anche la parte attiva della società, portando avanti famiglia e dialogo con chi li ospita.

Ora c'è bisogno di un intervento diverso. Dopo quattro anni, ci si deve rendere conto che c'è bisogno di un intervento diverso da parte della Comunità internazionale: non si tratta più di un'emergenza, ma purtroppo di una crisi che si protrarrà nel tempo. Serve un supporto di lungo termine per milioni di persone. Qualcosa che va ben al di là dell'apertura di un campo profughi. Il peso di tutto questo non può essere lasciato sulle spalle delle nazioni del Vicino Oriente. Il Libano accoglie più di 1 milione e 100 mila siriani, la Turchia 1 milione e 600 mila. Pensate alla tensione che c'è da noi per l'arrivo anche di un singolo barcone e vi renderete conto che questi Paesi hanno bisogno di un supporto duraturo. Ogni volta che pensiamo alla Siria come a qualcosa di lontano, pensiamo a Diala o a Sabah. Leggete le loro storie, guardate i loro occhi, sentite intimamente l'ingiustizia che stanno subendo, fate vostra la loro speranza di tornare a casa. Forse così capirete fino in fondo il dramma del popolo siriano e l'importanza del supporto alle organizzazioni umanitarie.

* Tommaso Della Longa  è il coordinatore della comunicazione della crisi siriana per la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa