ROMA - All'incrocio tra i due millenni, i leader di tutte le nazioni riunite all'ONU, presero una decisione inedita quanto importante. Si posero 8 obbiettivi globali e tracciarono un percorso che, di lì a 15 anni, avrebbe dovuto condurre l'umanità intera a vivere in un mondo migliore, meno povero, meno malato, più giusto. Giunto il 2015 - punto finale finale degli 8 Millenniun Development Goals - si impongono verifiche.
Quel n° 4 sulla mortalità infantile. Nel complesso, come spiega il Millennium Development Goals Report 2014, i progressi sono incoraggianti. L'obiettivo numero 4, però, uno di quelli dalla valenza più drammatica - ridurre la mortalità infantile al di sotto dei 5 anni di due terzi, fra il 1990 e il 2015 - continua ad arrancare. Sebbene il tasso di mortalità di bambini sotto i 5 anni abbia fatto significativi avanzamenti, infatti, passando da 90 morti per 1.000 nati vivi nel 1990 a 48 nel 2012 (in numeri assoluti, da 12,6 milioni di decessi l'anno a 6,6 milioni), l'obiettivo di ridurre di due terzi la mortalità infantile entro quest'anno, resta decisamente un miraggio. Sono ancora alti il numero di piccoli con meno di 5 anni che muoiono ogni giorno, 18 mila, e la disparità geografica, da 2 decessi ogni 1.000 nati vivi in Europa occidentale a 182 in Sierra Leone. Di questo ritmo, secondo l'UNICEF, si giungerebbe a tagliare il traguardo della riduzione dei due terzi non prima del 2028.
Le malattie prevedibili. L'aspetto probabilmente più drammaticamente ironico di questo fenomeno è che in testa alla macabra classifica delle cause dei decessi, sono malattie prevenibili e facilmente curabili. 'Una di queste - spiega Aldo Morrone Presidente dell'IME, Istituto Mediterraneo di Ematologia, esperto di patologie tropicali e della povertà - è la diarrea, una patologia che uccide ogni anno 2,5 milioni di persone (British Medical Journal), in gran parte bambini (n. d. r. 1,5 milioni circa, seconda, dopo malattie respiratorie, per decessi infantili), e che necessiterebbe di misure risibili per essere ridotta drasticamente'.
Il richiamo della brocca d'acqua. Lo illustra bene una copertina del Time di qualche tempo fa che sotto al titolo 'A simple solution', mostra una brocca di acqua, un cucchiaio di zucchero e uno di sale, quali rimedi decisivi chiedendosi perché nessuno li adotti. 'Perché non fanno guadagnare - denuncia Morrone - persiste un disinteresse da parte delle grandi case farmaceutiche perché sostanzialmente non servono medicine per risolvere il problema della diarrea, o, comunque, avrebbero costi troppo bassi per ottenere ricavi. Inoltre, essendo la diarrea una patologia legata all'acqua, basterebbe investire in latrine, servizi igienici, che eviterebbero infezioni oro-fecali e in semplici metodi di potabilizzazione'. La costruzione di latrine, però, non sembra smuovere grandi interessi.
Un'occasione per riflettere. L'occasione migliore per riflettere su questo paradosso e suscitare interesse attorno a un grande problema mondiale, la fornisce la Giornata Internazionale dell'Acqua, il 22 marzo. La gran parte dei decessi dovuti a diarrea infantile, avviene in 15 paesi dove mancano acqua potabile, servizi igienici, e dove l'alimentazione è scarsa. È proprio su questi elementi, oltre che sull'allattamento al seno e le vaccinazioni, che insiste l'OMS per la prevenzione delle malattie diarroiche dei bambini.
E la diarrea fa più morti di Tbc, malaria e Aids insieme. 'Esistono sacrosante giornate mondiali dedicate a tubercolosi, malaria e AIDS. Girano enormi quantità di finanziamenti per contrastare queste patologie. Ma la diarrea fa più morti di queste tre malattie messe insieme. L'iniziativa che l'IME vuole lanciare è proprio istituire una Giornata internazionale dedicata alla diarrea infantile, ci sarebbe più consapevolezza della sua drammaticità ma, al contempo, di quanto sia facile sconfiggerla'.
Giornata Mondiale dell'Acqua - Amref.
L'integrazione tra acqua e servizi igienici è fondamentale per la salute del mondo si legge in una not di Amref - ma resta il tema più trascurato. Circa 2,5 miliardi di persone al mondo non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. Intanto la diarrea - legata all'uso di acqua contaminata - rimane una delle principali cause di morte tra i bambini sotto i cinque anni. Amref - principale partner di sviluppo di progetti idrici sanitari in Africa - tra il 2011 e il 2014, ha investito 47,2 milioni di dollari su 105 progetti. In particolare la sezione italiana è impegnata in Kenya ed Etiopia.
I nuovi obiettivi per i prossimi 15 anni. La Giornata Mondiale dell'Acqua 2015 - si legge ancora nel documento - giunge in un momento in cui i risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) sono in corso di valutazione e la comunità internazionale sta definendo nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) per gli anni 2016-2030. Questi nuovi Obiettivi guideranno gli sforzi globali per proteggere e sviluppare le risorse idriche, offrire servizi idrici e igienico-sanitari a tutti entro i prossimi 15 anni.
Il dramma del Malawi. C'è anche una crescente evidenza - sottolinea ancora Amref - che l'uso ripetuto di acqua non potabile, scarsa igiene e igiene inadeguata abbia un impatto significativo sul rallentamento della crescita. Questo avviene a causa di infezioni da vermi intestinali, malattie diarroiche e cattiva alimentazione. Il colera si trasmette anche attraverso l'acqua contaminata. Diversi focolai di colera hanno ucciso centinaia di persone in Africa negli ultimi mesi, di cui circa 87 in Malawi nel solo 2015.
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Unicef.
Sono 750 milioni di persone che non hanno accesso ad acqua potabile, esordisce così il comunicato di Unicef. In media, circa 1.000 bambini muoiono ogni giorno per malattie diarroiche legate ad acqua non sicura, mancanza di servizi igienico sanitari o scarsa igiene. In occasione di questa Giornata, secondo l'UNICEF l'accesso all'acqua potabile è stato uno dei più grandi traguardi raggiunti tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ma per 748 milioni di persone ancora nel mondo, riuscire ad avere solo l'accesso a questi servizi di base resta una sfida.
I tre paesi dove metà della popolazione non ha acqua. Dal 1990, circa 2,3 miliardi di persone hanno ottenuto l'accesso a fonti migliorate di acqua potabile. Pertanto - dice ancora UNICEF - l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare a livello globale la percentuale di persone che non hanno accesso all'acqua è stato raggiunto 5 anni prima del 2015. Oggi sono solo 3 i paesi - Repubblica Democratica del Congo, Mozambico e Papua Nuova Guinea - dove più della metà della popolazione non ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile. Ma, nonostante i traguardi raggiunti, ci sono ancora grandi diseguaglianze. Dei 748 milioni di persone che nel mondo non hanno ancora accesso all'acqua, il 90% vive in aree rurali e vengono escluse dai progressi realizzati dai propri paesi.
Senz'acqua 112 milioni di cinesi. Un gran numero di persone senza accesso all'acqua vive anche in Cina (112 milioni di persone) e in India (92 milioni). "Le tappe per l'accesso all'acqua potabile, dal 1990, hanno rappresentato progressi importanti nonostante le incredibili difficoltà," ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile UNICEF per i programmi all'Acqua e ai Servizi igienico sanitari. "Ma c'è ancora tanto da fare. L'acqua è la vera essenza della vita e circa 750 milioni di persone - tra le più povere e ai margini - ancora oggi vedono negato questo diritto umano di base."
In Bangladesh. L'UNICEF ha utilizzato un nuovo approccio per raccogliere l'acqua piovana e pomparla nelle falde idriche superficiali, raggiungendo sicurezza idrica per circa 1 milione di persone, il cui terreno si era salinizzato.
In Congo. Nel 2014 nella Repubblica Democratica del Congo, con il modello "Villaggi Sani", più della metà di 1 milione di persone ha avuto accesso a fonti migliorate di acqua e servizi igienico sanitari nelle proprie comunità, e 229 scuole hanno ricevuto acqua e i servizi igienico sanitari.
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Cesvi.
Il Cesvi, da sempre impegnato in progetti legati all'acqua (costruzione di pozzi, fonti idriche e pompe d'acqua e promozione di attività di educazione all'igiene), considera questa Giornata come un momento di sensibilizzazione sulla questione idrica e vuole porre l'attenzione sul tema dell'accesso all'acqua potabile in contesti di emergenza. In termini di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, la situazione globale è allarmante. Nonostante i progressi dovuti al raggiungimento del 7° Obiettivo di Sviluppo del Millennio - che prevedeva il dimezzamento della percentuale di persone senza accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base - ancora oggi 748 milioni di persone al mondo non accedono all'acqua potabile, mentre 2,5 miliardi di persone non dispongono di servizi igienico - anitari. Inoltre, almeno 1,8 miliardi di individui bevono acqua contaminata o erogata attraverso sistemi che non garantiscono un'adeguata protezione contro i rischi sanitari. (WHO/Unicef Joint Monitoring Programme).
Le troppe disparità. Nonostante nel 2010 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia riconosciuto il diritto all'acqua come diritto umano, determinati gruppi sono sistematicamente svantaggiati: ci sono notevoli disparità a livello regionale, tra le aree urbane e rurali e, tra i più esclusi dall'accesso all'acqua, compaiono sempre le vittime di conflitti. Nei contesti di emergenza, infatti, la mancanza di acqua potabile e le malattie legate ad essa rappresentano una grave minaccia.
Il dramma nel nord della Birmania (Myanmar). In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua 2015, Cesvi rinnova il suo impegno a favore degli sfollati interni e delle comunità ospitanti colpite dal conflitto nel Kachin, lo Stato più settentrionale del Myanmar. I Kachin sono una minoranza cristiana di stirpe cinese e un movimento indipendentista nord birmano. Il conflitto tra il governo birmano e i separatisti Kachin - esploso agli inizi del 2011 - continua ancora oggi e ha causato ingenti danni alle infrastrutture, la morte di migliaia di persone e lo sfollamento di oltre 100.000 civili.
I bisogni principali degli sfollati. "L'azione umanitaria del progetto soddisfa i bisogni principali delle famiglie-sfollate, prevalentemente costituite da donne e bambini, poiché solitamente gli uomini vengono reclutati dalle forze armate delle parti in conflitto" spiega Alessandro Basilicò, Project Manager Cesvi - Kachin "Queste persone hanno abbandonato i loro villaggi nativi, hanno perso la casa, il bestiame, abbandonato la terra che coltivavano, interrotto le attività commerciali. Molto spesso, tutto ciò che hanno è una fotografia che ritrae la famiglia durante una cerimonia."
Le difficili condizioni nei campi dei profughi. Il progetto di Cesvi, attivo in Myanmar dal 2002, si svolge nelle municipalità di Mansi, Bhamo e Momauk, nel distretto di Bhamo, e risponde alle necessità degli sfollati interni e delle comunità ospitanti che soffrono la mancanza di acqua potabile e di adeguati servizi igienico-sanitari. Le condizioni igieniche dei campi sono molto difficili: si tratta di luoghi con acqua stagnante, dove i detriti, i rifiuti e gli escrementi umani si mescolano diventando vettori per malattie come la febbre dengue, la leptospirosi e la dissenteria. In genere, all'interno dei campi, ci sono latrine a cielo aperto, con una proporzione di 1 latrina ogni 20 o addirittura 50 persone. Il rischio di malattie è molto alto, tanto che il 30% dei bambini sotto i 5 anni soffre di diarrea e disidratazione.
I sistemi di approvvigionamento. Qui Cesvi ripara e costruisce sistemi di approvvigionamento idrico, pozzi, pompe a mano e strutture igienico-sanitarie. Inoltre, si occupa di effettuare controlli relativi alla qualità dell'acqua e di distribuire kit igienici. "Ampio spazio viene dedicato alle attività di sensibilizzazione relative alla cura dell'igiene personale, domestica ed ambientale" prosegue Basilicò "Cesvi promuove corrette pratiche igieniche attraverso continue attività di informazione in sei campi sfollati nelle tre municipalità e agli sfollati ospitati dalle comunità locali di tredici quartieri, per un totale di 6815 beneficiari diretti".
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Azione contro la fame
"Ogni giorno 1000 bambini muoiono per malattie come diarrea, dissenteria e colera legate all'acqua e a condizioni igieniche non adeguate. Non è accettabile!". A dirlo è Simone Garroni, Direttore Generale di Azione contro la Fame Italia Onlus, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua che ricorre il 22 Marzo. "Questa Giornata deve servire per sensibilizzare i governi e gli organismi internazionali affinché nei Sustainable Development Goals (SDG) sia data adeguata priorità alla lotta alla malnutrizione e conseguentemente alle tematiche dell'acqua e dell'igiene.
Da 47 anni la battaglia contro la malnutrizione. Da oltre 35 anni Azione contro la Fame salva vite umane realizzando in 47 paesi del mondo progetti di lotta alla malnutrizione con interventi di Nutrizione e Salute, Sicurezza Alimentare ed Acqua e Igiene. Nel solo 2013 i progetti di Azione contro la Fame nell'area Acqua e Igiene hanno aiutato 3,4 milioni di persone; ACF ha fornito circa 122.000 metri cubi d'acqua in contesti di emergenza, migliorato 14.935 fonti d'acqua potabile e 24.425 latrine e distribuito oltre 378.000 kit igienici, oltre ad aver formato oltre 100.000 persone per la diffusione di corrette pratiche igienico sanitarie.
Quel n° 4 sulla mortalità infantile. Nel complesso, come spiega il Millennium Development Goals Report 2014, i progressi sono incoraggianti. L'obiettivo numero 4, però, uno di quelli dalla valenza più drammatica - ridurre la mortalità infantile al di sotto dei 5 anni di due terzi, fra il 1990 e il 2015 - continua ad arrancare. Sebbene il tasso di mortalità di bambini sotto i 5 anni abbia fatto significativi avanzamenti, infatti, passando da 90 morti per 1.000 nati vivi nel 1990 a 48 nel 2012 (in numeri assoluti, da 12,6 milioni di decessi l'anno a 6,6 milioni), l'obiettivo di ridurre di due terzi la mortalità infantile entro quest'anno, resta decisamente un miraggio. Sono ancora alti il numero di piccoli con meno di 5 anni che muoiono ogni giorno, 18 mila, e la disparità geografica, da 2 decessi ogni 1.000 nati vivi in Europa occidentale a 182 in Sierra Leone. Di questo ritmo, secondo l'UNICEF, si giungerebbe a tagliare il traguardo della riduzione dei due terzi non prima del 2028.
Le malattie prevedibili. L'aspetto probabilmente più drammaticamente ironico di questo fenomeno è che in testa alla macabra classifica delle cause dei decessi, sono malattie prevenibili e facilmente curabili. 'Una di queste - spiega Aldo Morrone Presidente dell'IME, Istituto Mediterraneo di Ematologia, esperto di patologie tropicali e della povertà - è la diarrea, una patologia che uccide ogni anno 2,5 milioni di persone (British Medical Journal), in gran parte bambini (n. d. r. 1,5 milioni circa, seconda, dopo malattie respiratorie, per decessi infantili), e che necessiterebbe di misure risibili per essere ridotta drasticamente'.
Il richiamo della brocca d'acqua. Lo illustra bene una copertina del Time di qualche tempo fa che sotto al titolo 'A simple solution', mostra una brocca di acqua, un cucchiaio di zucchero e uno di sale, quali rimedi decisivi chiedendosi perché nessuno li adotti. 'Perché non fanno guadagnare - denuncia Morrone - persiste un disinteresse da parte delle grandi case farmaceutiche perché sostanzialmente non servono medicine per risolvere il problema della diarrea, o, comunque, avrebbero costi troppo bassi per ottenere ricavi. Inoltre, essendo la diarrea una patologia legata all'acqua, basterebbe investire in latrine, servizi igienici, che eviterebbero infezioni oro-fecali e in semplici metodi di potabilizzazione'. La costruzione di latrine, però, non sembra smuovere grandi interessi.
Un'occasione per riflettere. L'occasione migliore per riflettere su questo paradosso e suscitare interesse attorno a un grande problema mondiale, la fornisce la Giornata Internazionale dell'Acqua, il 22 marzo. La gran parte dei decessi dovuti a diarrea infantile, avviene in 15 paesi dove mancano acqua potabile, servizi igienici, e dove l'alimentazione è scarsa. È proprio su questi elementi, oltre che sull'allattamento al seno e le vaccinazioni, che insiste l'OMS per la prevenzione delle malattie diarroiche dei bambini.
E la diarrea fa più morti di Tbc, malaria e Aids insieme. 'Esistono sacrosante giornate mondiali dedicate a tubercolosi, malaria e AIDS. Girano enormi quantità di finanziamenti per contrastare queste patologie. Ma la diarrea fa più morti di queste tre malattie messe insieme. L'iniziativa che l'IME vuole lanciare è proprio istituire una Giornata internazionale dedicata alla diarrea infantile, ci sarebbe più consapevolezza della sua drammaticità ma, al contempo, di quanto sia facile sconfiggerla'.
Giornata Mondiale dell'Acqua - Amref.
L'integrazione tra acqua e servizi igienici è fondamentale per la salute del mondo si legge in una not di Amref - ma resta il tema più trascurato. Circa 2,5 miliardi di persone al mondo non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. Intanto la diarrea - legata all'uso di acqua contaminata - rimane una delle principali cause di morte tra i bambini sotto i cinque anni. Amref - principale partner di sviluppo di progetti idrici sanitari in Africa - tra il 2011 e il 2014, ha investito 47,2 milioni di dollari su 105 progetti. In particolare la sezione italiana è impegnata in Kenya ed Etiopia.
I nuovi obiettivi per i prossimi 15 anni. La Giornata Mondiale dell'Acqua 2015 - si legge ancora nel documento - giunge in un momento in cui i risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) sono in corso di valutazione e la comunità internazionale sta definendo nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) per gli anni 2016-2030. Questi nuovi Obiettivi guideranno gli sforzi globali per proteggere e sviluppare le risorse idriche, offrire servizi idrici e igienico-sanitari a tutti entro i prossimi 15 anni.
Il dramma del Malawi. C'è anche una crescente evidenza - sottolinea ancora Amref - che l'uso ripetuto di acqua non potabile, scarsa igiene e igiene inadeguata abbia un impatto significativo sul rallentamento della crescita. Questo avviene a causa di infezioni da vermi intestinali, malattie diarroiche e cattiva alimentazione. Il colera si trasmette anche attraverso l'acqua contaminata. Diversi focolai di colera hanno ucciso centinaia di persone in Africa negli ultimi mesi, di cui circa 87 in Malawi nel solo 2015.
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Unicef.
Sono 750 milioni di persone che non hanno accesso ad acqua potabile, esordisce così il comunicato di Unicef. In media, circa 1.000 bambini muoiono ogni giorno per malattie diarroiche legate ad acqua non sicura, mancanza di servizi igienico sanitari o scarsa igiene. In occasione di questa Giornata, secondo l'UNICEF l'accesso all'acqua potabile è stato uno dei più grandi traguardi raggiunti tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ma per 748 milioni di persone ancora nel mondo, riuscire ad avere solo l'accesso a questi servizi di base resta una sfida.
I tre paesi dove metà della popolazione non ha acqua. Dal 1990, circa 2,3 miliardi di persone hanno ottenuto l'accesso a fonti migliorate di acqua potabile. Pertanto - dice ancora UNICEF - l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare a livello globale la percentuale di persone che non hanno accesso all'acqua è stato raggiunto 5 anni prima del 2015. Oggi sono solo 3 i paesi - Repubblica Democratica del Congo, Mozambico e Papua Nuova Guinea - dove più della metà della popolazione non ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile. Ma, nonostante i traguardi raggiunti, ci sono ancora grandi diseguaglianze. Dei 748 milioni di persone che nel mondo non hanno ancora accesso all'acqua, il 90% vive in aree rurali e vengono escluse dai progressi realizzati dai propri paesi.
Senz'acqua 112 milioni di cinesi. Un gran numero di persone senza accesso all'acqua vive anche in Cina (112 milioni di persone) e in India (92 milioni). "Le tappe per l'accesso all'acqua potabile, dal 1990, hanno rappresentato progressi importanti nonostante le incredibili difficoltà," ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile UNICEF per i programmi all'Acqua e ai Servizi igienico sanitari. "Ma c'è ancora tanto da fare. L'acqua è la vera essenza della vita e circa 750 milioni di persone - tra le più povere e ai margini - ancora oggi vedono negato questo diritto umano di base."
In Bangladesh. L'UNICEF ha utilizzato un nuovo approccio per raccogliere l'acqua piovana e pomparla nelle falde idriche superficiali, raggiungendo sicurezza idrica per circa 1 milione di persone, il cui terreno si era salinizzato.
In Congo. Nel 2014 nella Repubblica Democratica del Congo, con il modello "Villaggi Sani", più della metà di 1 milione di persone ha avuto accesso a fonti migliorate di acqua e servizi igienico sanitari nelle proprie comunità, e 229 scuole hanno ricevuto acqua e i servizi igienico sanitari.
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Cesvi.
Il Cesvi, da sempre impegnato in progetti legati all'acqua (costruzione di pozzi, fonti idriche e pompe d'acqua e promozione di attività di educazione all'igiene), considera questa Giornata come un momento di sensibilizzazione sulla questione idrica e vuole porre l'attenzione sul tema dell'accesso all'acqua potabile in contesti di emergenza. In termini di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, la situazione globale è allarmante. Nonostante i progressi dovuti al raggiungimento del 7° Obiettivo di Sviluppo del Millennio - che prevedeva il dimezzamento della percentuale di persone senza accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base - ancora oggi 748 milioni di persone al mondo non accedono all'acqua potabile, mentre 2,5 miliardi di persone non dispongono di servizi igienico - anitari. Inoltre, almeno 1,8 miliardi di individui bevono acqua contaminata o erogata attraverso sistemi che non garantiscono un'adeguata protezione contro i rischi sanitari. (WHO/Unicef Joint Monitoring Programme).
Le troppe disparità. Nonostante nel 2010 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia riconosciuto il diritto all'acqua come diritto umano, determinati gruppi sono sistematicamente svantaggiati: ci sono notevoli disparità a livello regionale, tra le aree urbane e rurali e, tra i più esclusi dall'accesso all'acqua, compaiono sempre le vittime di conflitti. Nei contesti di emergenza, infatti, la mancanza di acqua potabile e le malattie legate ad essa rappresentano una grave minaccia.
Il dramma nel nord della Birmania (Myanmar). In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua 2015, Cesvi rinnova il suo impegno a favore degli sfollati interni e delle comunità ospitanti colpite dal conflitto nel Kachin, lo Stato più settentrionale del Myanmar. I Kachin sono una minoranza cristiana di stirpe cinese e un movimento indipendentista nord birmano. Il conflitto tra il governo birmano e i separatisti Kachin - esploso agli inizi del 2011 - continua ancora oggi e ha causato ingenti danni alle infrastrutture, la morte di migliaia di persone e lo sfollamento di oltre 100.000 civili.
I bisogni principali degli sfollati. "L'azione umanitaria del progetto soddisfa i bisogni principali delle famiglie-sfollate, prevalentemente costituite da donne e bambini, poiché solitamente gli uomini vengono reclutati dalle forze armate delle parti in conflitto" spiega Alessandro Basilicò, Project Manager Cesvi - Kachin "Queste persone hanno abbandonato i loro villaggi nativi, hanno perso la casa, il bestiame, abbandonato la terra che coltivavano, interrotto le attività commerciali. Molto spesso, tutto ciò che hanno è una fotografia che ritrae la famiglia durante una cerimonia."
Le difficili condizioni nei campi dei profughi. Il progetto di Cesvi, attivo in Myanmar dal 2002, si svolge nelle municipalità di Mansi, Bhamo e Momauk, nel distretto di Bhamo, e risponde alle necessità degli sfollati interni e delle comunità ospitanti che soffrono la mancanza di acqua potabile e di adeguati servizi igienico-sanitari. Le condizioni igieniche dei campi sono molto difficili: si tratta di luoghi con acqua stagnante, dove i detriti, i rifiuti e gli escrementi umani si mescolano diventando vettori per malattie come la febbre dengue, la leptospirosi e la dissenteria. In genere, all'interno dei campi, ci sono latrine a cielo aperto, con una proporzione di 1 latrina ogni 20 o addirittura 50 persone. Il rischio di malattie è molto alto, tanto che il 30% dei bambini sotto i 5 anni soffre di diarrea e disidratazione.
I sistemi di approvvigionamento. Qui Cesvi ripara e costruisce sistemi di approvvigionamento idrico, pozzi, pompe a mano e strutture igienico-sanitarie. Inoltre, si occupa di effettuare controlli relativi alla qualità dell'acqua e di distribuire kit igienici. "Ampio spazio viene dedicato alle attività di sensibilizzazione relative alla cura dell'igiene personale, domestica ed ambientale" prosegue Basilicò "Cesvi promuove corrette pratiche igieniche attraverso continue attività di informazione in sei campi sfollati nelle tre municipalità e agli sfollati ospitati dalle comunità locali di tredici quartieri, per un totale di 6815 beneficiari diretti".
La Giornata Mondiale dell'Acqua - Azione contro la fame
"Ogni giorno 1000 bambini muoiono per malattie come diarrea, dissenteria e colera legate all'acqua e a condizioni igieniche non adeguate. Non è accettabile!". A dirlo è Simone Garroni, Direttore Generale di Azione contro la Fame Italia Onlus, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua che ricorre il 22 Marzo. "Questa Giornata deve servire per sensibilizzare i governi e gli organismi internazionali affinché nei Sustainable Development Goals (SDG) sia data adeguata priorità alla lotta alla malnutrizione e conseguentemente alle tematiche dell'acqua e dell'igiene.
Da 47 anni la battaglia contro la malnutrizione. Da oltre 35 anni Azione contro la Fame salva vite umane realizzando in 47 paesi del mondo progetti di lotta alla malnutrizione con interventi di Nutrizione e Salute, Sicurezza Alimentare ed Acqua e Igiene. Nel solo 2013 i progetti di Azione contro la Fame nell'area Acqua e Igiene hanno aiutato 3,4 milioni di persone; ACF ha fornito circa 122.000 metri cubi d'acqua in contesti di emergenza, migliorato 14.935 fonti d'acqua potabile e 24.425 latrine e distribuito oltre 378.000 kit igienici, oltre ad aver formato oltre 100.000 persone per la diffusione di corrette pratiche igienico sanitarie.