Mondo Solidale

Terzo Settore, punti positivi della nuova legge ma anche i rischi di un assalto alla diligenza del welfare italiano

Nell'aula di Montecitorio il 1° aprile inizia la discussione del disegno di legge delega per riformare il Terzo Settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. "Nonostante qualche novità positiva, potrà aprire le porte a società e fondazioni che mirano ad occupare il settore dei servizi offerti alla popolazione, in particolare ai più svantaggiati

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ROMA - È calendarizzato per domani in Aula alla Camera il disegno di legge delega per la riforma del Terzo Settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. E' una legge attesa da tempo, ma sarà battaglia perché sono molti i rilievi che arrivano dalla società civile alla proposta governativa. Diverse associazioni del Terzo Settore temono infatti che si stia preparando l'assalto alla diligenza del welfare italiano. L'accusa è che il ddl, nonostante qualche novità positiva, non farà altro che aprire le porte a società e fondazioni che mirano a occupare il settore dei servizi offerti alla popolazione, e in particolare ai più svantaggiati. Snaturando in questo modo la filosofia di fondo della cooperazione sociale, che nel nostro paese è sempre stata molto avanzata.

L'Impresa invece della Cooperazione. A evidenziare i punti oscuri del ddl è il Coordinamento nazionale per le comunità di accoglienza (Cnca) che ha organizzato un incontro con alcuni deputati alla vigilia del dibattito alla Camera.  "Si tratta di una riforma che immagina un welfare ridotto a semplici e ripetitive prestazioni - ha detto Carlo De Angelis, consigliere nazionale della Cnca con delega al welfare - lo stesso bilancio sociale è ridotto a numeri e marketing". Ma l'elemento di maggiore preoccupazione sta nell'introduzione del concetto di impresa sociale: "E' questa la circonferenza dentro cui si mette la Cooperazione, e l'impresa sociale del disegno di legge è un'impresa tout court, che distribuisce gli utili seppur parzialmente: tutto il contrario della nostra storia. E' come se decidessi di cambiare il nome del Parmigiano Reggiano per accedere ai mercati europei".

Gli elementi positivi che ci sono nel ddl. Secondo De Angelis infatti la decisione di puntare molto sulla forma dell'impresa sociale (che giuridicamente esiste da anni) risponde da un lato alla volontà di adattarsi alla legislazione europea ; dall'altra però intende favorire le grandi cooperative, e anche le società di capitale, che sfruttando le economie di scala mirano a creare grosse concentrazioni per gestire pezzi di  welfare. Ovviamente, nel disegno di legge ci sono anche elementi positivi, ha sottolineato De Angelis: il riconoscimento del 5 × 1000, la creazione di un servizio civile universale. Eppure, ha insistito, permane il problema di fondo: voler organizzare il terzo settore secondo una logica mercantile.

Il rischio dell'asta a ribasso. Per la Cnca la riforma invece dovrebbe prefiggersi di stimolare un associazionismo che valorizzi la promozione dei diritti, la democrazia interna, la prossimità territoriale, la mutualità e la reciprocità. Il ddl, al contrario, sembra preoccuparsi soltanto del fatto che i servizi vengano offerti e che ci sia valutazione e controllo, su un terreno dove, però, la rendicontazione può diventare un tranello, visto che molto spesso si offre qualcosa che non è facilmente monetizzabile. Col rischio che l'unico parametro diventi l'asta al ribasso.

Precarietà e pregiudizio. Eppure, nonostante la vivace tradizione italiana, in Italia sono anni che i servizi sociali vengono gestiti in questo modo. A parlarne è stata Simona Panzino, del Roma Social Pride, una rete di cooperative e associazioni romane. Panzino ha ricordato come gli scarsi investimenti nel sociale da anni ormai condannano alla precarietà i lavoratori delle cooperative: "Un aspetto - ha denunciato Panzino - di cui il ddl non si occupa affatto". Partendo dall'esperienza di Roma, l'attivista ha voluto inoltre mettere in guardia da un rischio: che il ddl sia ispirato da una logica di pregiudizio nei confronti del terzo settore.

Dopo "mafia capitale" c'è bisogno di un ripensamento. "Dopo lo scandalo di 'mafia capitale' - ha raccontato - ci saremmo aspettati un profondo ripensamento della gestione del welfare a Roma.  È successo l'esatto contrario: il nuovo assessore alla legalità Alfonso Sabella ha come primo atto emanato una delibera che, per evitare infiltrazioni di mafia, sposa nuovamente la logica degli appalti al massimo ribasso"". Panzino ha citato anche l'ultimo bando per i centri di accoglienza dei rifugiati. Nonostante l'inchiesta su 'mafia capitale' abbia portato alla luce gli enormi interessi che girano intorno a questo tema, il bando studiato dalla Prefettura impone alle cooperative in gara di accogliere grandi numeri dentro grandi grandi strutture. "E' un modello - ha detto Panzino - che premia  soltanto le cooperative in grado di accedere a sostanziosi capitali".

I tre gruppi d'interesse nel Terzo Settore. Secondo Giovanni Moro, presidente di Fondaca e autore del libro Contro il non profit, nel ddl si intravvede la vittoria di tre grandi gruppi di interesse:

- quello che vuole sottoporre il Terzo Settore, alla logica del mercato 

- quello che lo vuole regolamentare costruendo lacci e lacciuoli nell'illusione di controllarlo 

- quello corporativo, che assume come riferimento i sistemi di rappresentanza dei sindacati e delle aziende.

Un altro elemento positivo. "Si vuole creare una specie di Confindustria del Terzo Settore - ha detto Moro - proprio nel momento in cui questo genere di rappresentanza è in profonda crisi". L'autore però evidenzia un elemento positivo della legge, anch'esso per la verità elemento di dibattito: secondo Moro, infatti, è positivo che la legge stabilisca chi fa Cooperazione partendo non solo dai requisiti, ma considerando anche quel che si fa, perché potrebbe essere - almeno potenzialmente - una strada per distinguere i "buoni" dai "cattivi" e cioè smascherare chi si ammanta nello statuto di una associazione ma poi offre servizi a prezzi inaccessibili.

Giulio Marcon, deputato di Sel. Ha annunciato che la posizione del suo partito, per il momento, è di votare contro il provvedimento ed è già pronto un pacchetto di emendamenti da presentare in Aula. "Siamo preoccupati dalla possibile deriva del Terzo Settore, che potrebbe subire uno schiacciamento corporativo e addirittura parastatale - ha detto Marcon - E nonostante ci siano alcuni punti positivi, due sono le ombre che pesano su tutto il resto: prima di tutto non ci sono soldi, e non c'è nessuna risorsa per sostenere davvero la società civile e la cooperazione. In secondo luogo c'è il rischio concreto che questo sia il cavallo di Troia per permettere che, accanto a chi si impegna nella Cooperazione sociale, arrivino imprese e società che non concorrono alle finalità sociali che declamano".

Paolo Beni, deputato del Pd. Ha lavorato molto al disegno di legge e difende il lavoro fin qui svolto, pur condividendo alcune preoccupazioni: "Non potete dire che non ci sia stato dibattito, perché pur essendo una delega governativa in Parlamento abbiamo fatto 80 audizioni. Secondo me - ha detto Beni - esiste un equivoco di fondo: questa non è una legge di riforma del welfare. Per la prima volta in Italia si sta cercando di mettere ordine nel mare magnum delle leggi e  regolamenti sul terzo settore, e questo è positivo". Beni ha ammesso che esiste un dibattito su quali soggetti siano deputati a offrire servizi sociali, ed è indubbio che esiste un interesse delle società di capitale a entrare in questo settore. "Ma proprio per questo è importante - ha sottolineato - che il provvedimento ponga dei paletti molto precisi su che cosa significa fare sociale. Non è un caso che le nuove imprese sociali non potranno accedere alle agevolazioni per le onlus". Il ddl è ai nastri di partenza, in Aula comincia il braccio di ferro.