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Jobs Act, le Ong chiedono una deroga per i contratti a progetto

Sul sito Info-cooperazione le dichiarazioni delle organizzazioni che chiedono alle istituzioni maggior attenzione al Terzo Settore. Eliminando categorie contrattuali fondamentali per il mondo della Cooperazione, la nuova riforma del lavoro potrebbe mettere a rischio il posto di 15 mila lavoratori
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ROMA  -  Flessibilità e dinamicità sono le caratteristiche dei contratti di lavoro che regolano il mondo della Cooperazione. Due qualità necessarie non solo per la sopravvivenza di onlus e ong, ma soprattutto per i progetti che in Italia o all'estero vengono supportati dalle organizzazioni. A gettare un'ombra sul Terzo Settore è il decreto sulle forme contrattuali atipiche sul quale si esprimerà la Commissione lavoro entro il 10 maggio che prevede una rivoluzione e la soppressione dei contratti a progetto.
Come spiega il sito dedicato al terzo settore Info-cooperazione, nonostante il Jobs act abbia delegato al governo l'emanazione di decreti legislativi in materia di lavoro e ammortizzatori, ad oggi le misure approvate riguardano principalmente contratti a tempo indeterminato e di apprendistato.

Solo una questione di tempo. Ma è solo una questione di tempo dato che nei prossimi giorni il parlamento dovrà vagliare …
ROMA  -  Flessibilità e dinamicità sono le caratteristiche dei contratti di lavoro che regolano il mondo della Cooperazione. Due qualità necessarie non solo per la sopravvivenza di onlus e ong, ma soprattutto per i progetti che in Italia o all'estero vengono supportati dalle organizzazioni. A gettare un'ombra sul Terzo Settore è il decreto sulle forme contrattuali atipiche sul quale si esprimerà la Commissione lavoro entro il 10 maggio che prevede una rivoluzione e la soppressione dei contratti a progetto.
Come spiega il sito dedicato al terzo settore Info-cooperazione, nonostante il Jobs act abbia delegato al governo l'emanazione di decreti legislativi in materia di lavoro e ammortizzatori, ad oggi le misure approvate riguardano principalmente contratti a tempo indeterminato e di apprendistato.

Solo una questione di tempo. Ma è solo una questione di tempo dato che nei prossimi giorni il parlamento dovrà vagliare il decreto che mira a rivoluzionare il mondo dei contratti "atipici". "Con l'approvazione in prima lettura da parte del Cdm del decreto attuativo del Jobs act relativo alle forme contrattuali atipiche  -  hanno affermato Aoi, Link 2007 e Cini, tre associazioni di coordinamento che raggruppano le maggiori ong italiane -  le Ong e le altre organizzazioni che operano nella cooperazione allo sviluppo si trovano in seria difficoltà nell'individuare forme contrattuali idonee a consentire assunzioni legate temporalmente alla durata dei progetti".

Fine dei contratti a progetto. A destare maggior preoccupazione sono gli articoli 21 e 47 del decreto legislativo. Il primo limita il numero di contratti a tempo determinato al 20% rispetto a quelli a tempo indeterminato. Il secondo invece prevede che "dal 1° gennaio 2016, si applichi la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretizzino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo". In altre parole dalla sua entrata in vigore il decreto impedirà di stipulare contratti a progetto che nel terzo settore rappresentano una delle modalità più diffuse. "Si consideri  -  continuano Aoi, Link 2007 e Cini - che la Cooperazione opera prevalentemente per periodi determinati e nei settori più disparati e quindi con le professionalità più varie, solo raramente reperibili fra i dipendenti delle stesse organizzazioni e in diversi casi con personale volontario distaccato da altre attività lavorative. La fattispecie di problema riguarda circa 15.000 lavoratori e 300 organizzazioni (Ong e Onlus) di cui 70 di maggior rilievo e molte altre piccole o piccolissime realtà".

Le ong chiedono una deroga. Anche dopo l'entrata in vigore del decreto sarà possibile sostituire i contratti a progetto con altri previsti per collaborazioni come i Co. co. co. Ma il pericolo di compromettere l'equilibrio già precario delle organizzazioni che con difficoltà portano avanti la loro missione resta alto. "Intendiamo proporre al Governo e al Parlamento  -  concludono i rappresentati delle reti delle ong italiane -  di emendare gli articoli 21 e 47 del decreto includendo fra le prestazioni in deroga quelle prestate a favore delle attività regolamentate dalla legge sulla cooperazione internazionale"