Mondo Solidale

Burundi, il presidente si ricandida per la terza volta, la gente si ribella e scatta la repressione

Una quadro della situazione tracciato del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo). Sebbene si cerchi di nuovo di rappresentare le tensioni in atto nel paese africano, come una replica della sanguinosa diatriba fra Hutu e Tutsi, la realtà delle cose è assai diversa: c'è una lotta di potere nel partito al governo (formato da membri di tutte e due le etnie) che non vuole mollare, immerso com'è nella corruzione. La milizia armata dell'esecutivo pagata anche con i fondi della Cooperazione Internazionale

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BUJUMGURA - Durante tutto il mese di marzo ed aprile alcune delegazioni internazionali si sono succedute a Bujumbura per esortare il presidente attuale a non presentarsi come candidato ad un terzo mandato. Per convincerlo si sono alternati membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, della Segretaria esecutiva dell'Unione Africana, membri dell'UE. Due letture dei fatti si oppongono. Il presidente Pierre Nkurunziza ha effettivamente fatto due mandati e, secondo la Costituzione e gli Accordi di Arusha, non potrebbe farne un terzo. Questo però è ritenuto falso da alcuni membri del partito del quale fa parte Nkurunziza, perché il primo mandato fu fatto non a suffragio universale diretto, ma indiretto dato che il presidente fu eletto dalle camere riunite. Dunque, l'attuale presidente avrebbe diritto ad un altro mandato a suffragio diretto. Una tesi considerata dall'opposizione un colpo di stato, in quanto fondata su un cavillo di forma.

La questione ha spaccato anche il partito al potere. Infatti, una lettera indirizzata a Nkurunziza, da alcuni membri importanti del partito al potere (CNDD-FDD) e che porta la firma o il sostegno del Presidente della Camera dei deputati, del presidente del Senato, di deputati, direttori generali, di governatori e sindaci, chiedeva al Presidente di rinunciare alla terza candidatura. Una parte del partito voleva cambiare. Ma la lettera ha scatenato una vera epurazione all'interno del partito stesso, con il licenziamento in tronco di governatori, sindaci e funzionari. Non sono riusciti a trovare i quorum necessari per far dimettere i presidenti delle due camere, ma in ogni caso sono stati allontanati dal partito. Il 26 aprile c'è stato il congresso del CNDD-FDD, che ha effettivamente riconfermato il suo candidato, cioè l'attuale presidente. Quelli che avevano chiesto il cambiamento sono stati esclusi o non invitati.

Tre persone uccise dalla polizia durante gli scontri. Il partito sembra aver superato l'antagonismo etnico tutsi-hutu, tanto è vero che al suo interno sono presenti le due etnie, anche se le leve di comando sono ancora prevalentemente in mano agli hutu. Un partito sostanzialmente gestito da un gruppo di potere formato da coloro che sono usciti dal conflitto armato con il grado di generali. Nonostante il divieto di manifestare imposto dal governo, i membri del partito hanno sfilato per le vie di Bujumbura per festeggiare Nkurunziza, protetti dalla polizia. La società civile che aveva annunciato la sua manifestazione prima del divieto, domenica 27, il giorno dopo il congresso, si è vista impedire il corteo pacifico con cariche, idranti e spari da parte della polizia, che non erano a salve: tre persone sono rimaste uccise negli scontri.

La polizia del partito al governo pagata con i soldi della Cooperazione. Il governo parla di insurrezione ed ha arrestato più di trecento persone. Tuttavia la macchina repressiva messa in moto attraverso la polizia dal partito al potere ha voluto identificare la polizia e l'esercito come strumenti del partito al potere e dei suoi interessi invece che come responsabili della pace e dell'ordine pubblico. Hanno distorto così la regole democratiche secondo le quali le forze dell'ordine non sono pagate dal partito al potere, ma dai cittadini e, vista la dipendenza dagli aiuti allo sviluppo, anche dalla comunità internazionale. Ad ogni cittadino deve essere riconosciuto il diritto di poter esprimere la propria opinione e sono proprio le persone comuni di Bujumbura che non capiscono la ragione per cui la polizia protegga solo i manifestanti di un partito e non tutti i manifestanti. La manifestazione non si fermerà, dicono i manifestanti, fino a quando l'attuale presidente non rinuncerà al terzo mandato. In questi giorni, l'esercito ha fatto una timida apparizione in alcuni quartieri per proteggere i manifestanti. Quanto basta per far vedere che polizia ed esercito hanno due visioni differenti delle manifestazioni.

Gli imbonerakure, la milizia del partito di governo.  Prevedendo un possibile scontro, il partito al potere ha organizzato la sua milizia inviandola in formazione a Kiriba-ondes (Repubblica Democratica del Congo)  per diversi mesi. I servizi segreti si sono organizzati per armarli e distribuirli nel Paese; nonostante le smentite, le testimonianze sembrano troppo numerose per essere di parte. La mattina del 28 aprile, miliziani venuti dalla Ruziba hanno attaccato i manifestanti di Kanyosha, scortati dalla polizia nella loro fuga, armati di fucili, pistole e machete. Nonostante le proteste della società civile e dei partiti dell'opposizione, nessun gruppo d'inchiesta internazionale e indipendente è stato inviato in Burundi per  verificare queste gravi accuse.

I rischi di chi fa informazione con le radio. RPA: una radio come la radio ruandese che è stata chiusa con l'accusa di pilotare i manifestanti, come la Radio ruandese Mille Colline. Tuttavia, le radio che seguivano le manifestazioni erano tre: Bonesha, Isanganiro e RPA. Il direttore della RPA era stato già arrestato perché aveva cominciato a diffondere delle notizie riguardanti l'assassinio delle tre religiose saveriane italiane a settembre 2014 nella parrocchia di Kamenge a Bujmbura. La RPA aveva trasmesso le confessioni di alcuni agenti dei servizi segreti, i quali dicevano di aver ucciso le suore su ordine dell'allora capo dei servizi e uomo potentissimo di Bujumbura, Lieutenant General Adolphe Nshimirimana. Le suore erano state uccise, due subito e una successivamente, nonostante la polizia avesse assicurato la guardia alla casa delle religiose. La polizia identificò come responsabile degli omicidi una persona con disabilità mentale, ma i vescovi burundesi e la comunità internazionale non hanno mai creduto a questa versione dei fatti.

Un'impasse senza uscita. Nel governo del Burundi vi sono dei ministri tutsi che hanno militato nei partiti duri e razzisti, come quello di Bagaza; nel partito al potere il vice-presidente è un Tutsi e ci sono anche molti membri sia di un'etnia che dell'altra. Il problema non sembra dunque di natura etnica, ma piuttosto legato a lotte di potere tra personaggi opachi e di scarsissima moralità, sia hutu che tutsi. La voglia di rinnovamento di una parte del partito CNDD-FDD è stata soffocata violentemente. Nel discorso di investitura del partito, l'attuale presidente ha usato il linguaggio del "maquis", parlando per coloro che non sono mai usciti dalla lotta armata e che hanno fatto delle democrazia uno slogan di facciata, pronti a violare tutte le libertà fondamentali ed imporre con la forza il loro potere, pur di conservare i loro privilegi.