Mondo Solidale

Lotta alla fame e all'Aids, le "ricette africane" di Sant'Egidio a Expo

All'Esposizione universale di Milano, la Comunità di Sant'Egidio mette in risalto il legame tra lotta alla fame e la diffusione del virus Hiv in Africa. Il modello del programma Dream, attivo in 10 Paesi subsahariani: accanto alla cura dell'Aids, pacchi alimentari, centri nutrizionali e sessioni di educazione alimentare. Il ruolo delle donne che frequentano questi corsi e diventano testimonial delle nuove conoscenze

3 minuti di lettura
MILANO - Con un convegno all'interno dell'Esposizione universale di Milano, la Comunità di Sant'Egidio sottolinea il legame tra lotta alla fame e alla diffusione del virus Hiv in Africa. Il modello del programma Dream, attivo in 10 Paesi subsahariani: accanto alla cura dell'Aids, pacchi alimentari, centri nutrizionali e sessioni di educazione alimentare. Il ruolo delle donne che frequentano questi corsi e diventano testimonial delle nuove conoscenze.

In Africa, fame e Aids sono legate. Si alimentano l'un l'altra, in un circolo vizioso che diventa mortale. Oggi nel mondo 805 milioni di persone non riescono a far fronte ai loro bisogni nutrizionali. Troppe, ma diminuite di oltre 100 milioni negli ultimi dieci anni e di 200 rispetto al biennio 1990-92. In controtendenza è invece la regione subsahariana, dove i soggetti malnutriti sono aumentati dai 182 milioni del 1990-92 agli attuali 226,7 (dati Fao 2014). Tante le cause, ma nei paesi con infezione al virus dell'Hiv superiore al 5%, la malnutrizione è sempre aumentata. "Eppure  -  sostiene la Comunità di Sant'Egidio  -  la fame e l'Aids sono nemici endemici, ma non imbattibili". Lo dice dal convegno "Ricette Africane. Educazione alimentare come risposta sostenibile alla malnutrizione", svoltosi l'8 maggio alla Cascina Triulza (http://www. expo2015. org/it/esplora/sito-espositivo/cascina-triulza), la casa delle associazioni ad Expo 2015.

Il programma Dream. Tra i padiglioni dell'Esposizione universale, Ulderico Maggi spiega la premessa teorica della "ricetta" di Sant'Egidio: "Un'unità di intenti e sforzi comuni tra Africa e Europa, una grande alleanza per vincere insieme la fame". È quello che la Comunità nata a Roma nel 1968 fa con Dream (Drug Resource Enhancement against Aids and Malnutrition), programma che oggi ha in cura 270mila persone in 42 centri clinici di 10 Paesi subsahariani. È indicato dall'Oms come un modello nella lotta all'Aids e dal suo avvio nel 2002 ha seguito un milione e mezzo di persone, tra cui 50mila minori nati sani da madri sieropositive.

Prevenzione, terapia e mangiare bene. Nella diagnostica e nel trattamento dell'infezione, Dream offre gratuitamente standard occidentali. Prevenzione e cura insieme. "Per molti anni  -  spiega Maggi  -  in Africa si sono applicati interventi contro l'infezione da Hiv quasi esclusivamente preventivi, anche perché meno costosi. Ma la sola prevenzione, purtroppo, non ha funzionato. Lo dimostra la progressione dell'epidemia nel continente. Prevenire in realtà è importante, ma non è, né può essere, sufficiente: non per nulla nel Nord del mondo prevenzione e terapia vanno di pari passo". Il programma presta particolare attenzione alle questioni nutrizionali come parte del percorso di cura. Mangiare bene è fondamentale per sconfiggere il virus. Dream ha consegnato più di un milione di pacchi alimentari, che per i bambini prevedono anche cibi fortificati con micronutrienti.

Centri nutrizionali, pacchi alimentari e adozioni a distanza. Il 15% dei pazienti che chiede aiuto a Dream ha infatti bisogno di un periodo iniziale di cura alimentare. Ogni giorno 2.500 bambini mangiano nei centri nutrizionali di Maputo, Beira (Mozambico) e Blantyre (Malawi), mentre 8.000 sono i minori a cui Sant'Egidio garantisce la sicurezza alimentare con le adozioni a distanza. Clemente, 8 anni, vive a Praia Nova, un quartiere di baracche di Beira, la seconda città del Mozambico. È orfano di padre e la mamma è disoccupata. Da quando è adottato a distanza, mangia in modo adeguato, è cresciuto di peso e le maestre raccontano che la sua concentrazione e i voti scolastici sono decisamente migliorati. Numerosi studi scientifici dimostrano gli effetti di queste "ricette": la percentuale di bambini sottonutriti si dimezza in breve tempo, così come calano i bambini con danni allo sviluppo intellettivo, mentre gli adolescenti che hanno frequentato i centri nutrizionali godono di buona salute e si iscrivono alle scuole superiori.

Corsi di educazione alimentare. A "Ricette Africane", la responsabile di Dream, Paola Germano, spiega un altro "ingrediente" che accompagna il programma: "Sessioni periodiche di educazione alimentare rivolte alle giovani madri, alfabetizzazione alla salute e alla nutrizione al tempo stesso". Particolare attenzione viene data al periodo da 0 a 2 anni, quello più critico per lo sviluppo fisico e cognitivo del minore. Secondo l'Oms, la malnutrizione è la concausa del 45% delle morti dei bambini sotto i 5 anni. Il passaggio dal latte materno (Dream ha mostrato che per le donne sieropositive non è un problema allattare) agli altri alimenti è quello più delicato. "Spesso  -  racconta Germano  -  bastano cose semplici, come spiegare alle madri che la banana e la papaya macinate sono particolarmente nutrienti. Di questi due frutti, in Africa vi è abbondanza anche in contesti di povertà".

Il ruolo delle donne. L'educazione alimentare genera sapere nella lotta alla fame: "Le mamme che hanno frequentato i corsi  -  continua la coordinatrice di Dream  -  diventano testimonial di una nuova cultura nutrizionale e della salute non solo per le loro famiglie". In società molto comunicative come quelle africane, queste donne rappresentano un fattore moltiplicativo che migliora la capacità di lotta alla fame. Questo quindi il messaggio delle "ricette" di Sant'Egidio presentate a Expo: "Istruzione ed educazione alimentare  -  conclude Paola Germano  -  sono armi potentissime, modificano la salute delle popolazioni africane in maniera permanente e profonda".