ROMA - Crescono le proteste contro il capo dello Stato. Violenta la repressione da parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti che si oppongono alla ricandidatura del presidente uscente Pierre Nkurunziza, annunciata lo scorso 25 aprile. Aumenta il numero dei morti e dei feriti durante gli scontri. La polizia risponde agli oppositori con gas e lacrimogeni. Ucciso il leader dell'opposizione, Zedi Feruzi: in migliaia al suo funerale. Il governo chiede ai cittadini i fondi per la campagna elettorale.
Gli scontri nella capitale. La capitale Bujumbura da un mese è nel caos: gli oppositori di Nkurunziza gli contestano l'incostituzionalità del terzo mandato. Sono intervenuti anche gli Stati Uniti, l'Unione Europea e altri paesi per convincere il presidente a ritirare la sua candidatura. Il timore è che si riacutizzi la sanguinosa guerra civile, conclusasi nel 2005, che ha disseminato 300.000 morti tra le due etnie del paese: gli Hutu in maggioranza e i Tutsi in minoranza. Ma, nelle ultime ore, la comunità internazionale ha ricevuto per la prima volta una risposta chiara dal governo: "non negozierà e non discuterà le questioni che tendono a minare le sue istituzioni".
Uccisa una ragazza del Villaggio Sos. Nel frattempo, per ragioni di sicurezza, è stata chiusa l'università di Bujumbura, in cui negli anni '90 l'attuale presidente ha insegnato. La stessa a cui era iscritta Naila Kamariza, una ragazza del Villaggio Sos di Muyinga, rimasta ferita durante un attacco nel mercato della capitale e poi deceduta. Centinaia di studenti, alcuni giorni fa, si sono accampati davanti all'ambasciata americana per chiedere protezione. Tom Malinowski, assistente del Segretario di Stato Usa per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, ha ribadito a Nkurunziza la preoccupazione che la situazione esploda: "Abbiamo esortato il governo a non lasciare che si superi un punto di non ritorno, poiché se questo accade quanto raggiunto nell'ultimo decennio sarebbe realmente a rischio".
L'appello del governo ai cittadini. Nelle ultime ore, la Francia ha sospeso la cooperazione con il Burundi e Belgio, Paesi Bassi e Svizzera hanno bloccato i finanziamenti per le elezioni. Inoltre, le Ong statunitensi ed europee per ragioni di sicurezza hanno richiamato i connazionali, che hanno abbandonato il paese. Il governo continua la sua corsa alle elezioni, chiedendo sostegno economico direttamente ai cittadini. La richiesta, con gli estremi bancari a cui fare il bonifico, è stata pubblicata sul profilo ufficiale di Facebook, con la giustificazione di "rafforzare la cultura della democrazia basata sulla scelta delle persone".
Gli scontri nella capitale. La capitale Bujumbura da un mese è nel caos: gli oppositori di Nkurunziza gli contestano l'incostituzionalità del terzo mandato. Sono intervenuti anche gli Stati Uniti, l'Unione Europea e altri paesi per convincere il presidente a ritirare la sua candidatura. Il timore è che si riacutizzi la sanguinosa guerra civile, conclusasi nel 2005, che ha disseminato 300.000 morti tra le due etnie del paese: gli Hutu in maggioranza e i Tutsi in minoranza. Ma, nelle ultime ore, la comunità internazionale ha ricevuto per la prima volta una risposta chiara dal governo: "non negozierà e non discuterà le questioni che tendono a minare le sue istituzioni".
Uccisa una ragazza del Villaggio Sos. Nel frattempo, per ragioni di sicurezza, è stata chiusa l'università di Bujumbura, in cui negli anni '90 l'attuale presidente ha insegnato. La stessa a cui era iscritta Naila Kamariza, una ragazza del Villaggio Sos di Muyinga, rimasta ferita durante un attacco nel mercato della capitale e poi deceduta. Centinaia di studenti, alcuni giorni fa, si sono accampati davanti all'ambasciata americana per chiedere protezione. Tom Malinowski, assistente del Segretario di Stato Usa per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, ha ribadito a Nkurunziza la preoccupazione che la situazione esploda: "Abbiamo esortato il governo a non lasciare che si superi un punto di non ritorno, poiché se questo accade quanto raggiunto nell'ultimo decennio sarebbe realmente a rischio".
L'appello del governo ai cittadini. Nelle ultime ore, la Francia ha sospeso la cooperazione con il Burundi e Belgio, Paesi Bassi e Svizzera hanno bloccato i finanziamenti per le elezioni. Inoltre, le Ong statunitensi ed europee per ragioni di sicurezza hanno richiamato i connazionali, che hanno abbandonato il paese. Il governo continua la sua corsa alle elezioni, chiedendo sostegno economico direttamente ai cittadini. La richiesta, con gli estremi bancari a cui fare il bonifico, è stata pubblicata sul profilo ufficiale di Facebook, con la giustificazione di "rafforzare la cultura della democrazia basata sulla scelta delle persone".