ROMA - Metti un anno fa in un remoto angolo della Somalia, uno dei Paesi più disastrati al mondo e senza un governo centrale da ben 25 anni. Un ragazzo di appena 18 anni di nome Abdi è a colazione con la madre. Sente degli spari all'esterno della sua casa. "Non uscire", gli dice la mamma. Abdi, ovviamente, non la ascolta. Pochi minuti ed eccolo riverso in una pozza di sangue: una pallottola di Kalashnikov lo ha colpito all'altezza del femore e della vescica.
I posti di blocco e le bande armate. Nel villaggio dove Abdi vive non ci sono ospedali ed è costretto a percorrere in tutta fretta i trecento chilometri che lo separano del capoluogo della sua provincia, Galkayo. Un viaggio estenuante, costellato di posti di blocco e di bande armate dove non sai mai se saranno del clan giusto e se ti faranno passare. Ma Abdi ce la fa. Arriva in uno di quegli ospedali gestiti da somali che hanno studiato all'estero e che nel vuoto delle istituzioni si sono messi in proprio: chi sostiene di essere un medico, chi apre una clinica, chi ti mette sotto i ferri. Ma non sempre i presunti titoli sono garanzia di competenza. La fortuna però assiste Abdi, un medico russo è in Somalia per un periodo di volontariato. Lo prende in consegna e lo opera d'urgenza tamponando le ferite ed applicando una colostomia. Abdi è sì ferito, ma sopravvive, anche se necessita di ulteriori interventi chirurgici specialistici in un ambiente sterile, cosa impossibile in Somalia, dove non solo mancano le strutture, ma anche i medici.
L'incontro con "Snupi". Della sua situazione viene a conoscenza l'Associazione Snupi (Sostegno Nuove Patologie Intestinati), attiva dal 2001 nel campo dell'assistenza e che oggi offre borse di studio e sostegno agli stage per quegli studenti che intendono impegnarsi nella gastroentorologia, oltre a donare attrezzature ad ospedali in Paesi in Via di Sviluppo, e la Croce Rossa Italiana. Grazie alla disponibilità del Prof. Gian Luigi de Angelis dell'Ospedale Maggiore di Parma ed alla copertura delle spese sanitarie da parte della Regione Emilia Romagna, si mette in moto la macchina della solidarietà. Ed ecco che grazie allo sforzo congiunto di terzo settore ed istituzioni, dal Ministero Affari Esteri alla nostra costituenda Ambasciata di'Italia a Mogadiscio, ad Abdi viene concesso un visto per cure mediche. La Croce Rossa Italiana gli copre il viaggio sino in Italia dove, al suo arrivo, viene preso in carico dall'equipe di specialisti dell'ospedale parmigiano ed i suoi familiari ospitati a Parma grazie al sostegno di Snupi.
Il ritorno ad una vita normale. Dopo un intervento di sei ore ad Abdi vengono medicate le ferite, ripristinato l'intestino e ricostruita l'uretra. Oggi Abdi sta lentamente tornando ad una vita normale costantemente seguito dal Prof. de Angelis e dall'Associazione Snupi durante tutto il decorso post operatorio. Quella che sarebbe stata altrimenti una storia dall'esito tragico è diventato un incredibile lieto fine grazie alla sinergia fra buona cooperazione, troppo spesso vituperate eccellenze mediche pubbliche, istituzioni virtuose e solidarietà.
I posti di blocco e le bande armate. Nel villaggio dove Abdi vive non ci sono ospedali ed è costretto a percorrere in tutta fretta i trecento chilometri che lo separano del capoluogo della sua provincia, Galkayo. Un viaggio estenuante, costellato di posti di blocco e di bande armate dove non sai mai se saranno del clan giusto e se ti faranno passare. Ma Abdi ce la fa. Arriva in uno di quegli ospedali gestiti da somali che hanno studiato all'estero e che nel vuoto delle istituzioni si sono messi in proprio: chi sostiene di essere un medico, chi apre una clinica, chi ti mette sotto i ferri. Ma non sempre i presunti titoli sono garanzia di competenza. La fortuna però assiste Abdi, un medico russo è in Somalia per un periodo di volontariato. Lo prende in consegna e lo opera d'urgenza tamponando le ferite ed applicando una colostomia. Abdi è sì ferito, ma sopravvive, anche se necessita di ulteriori interventi chirurgici specialistici in un ambiente sterile, cosa impossibile in Somalia, dove non solo mancano le strutture, ma anche i medici.
L'incontro con "Snupi". Della sua situazione viene a conoscenza l'Associazione Snupi (Sostegno Nuove Patologie Intestinati), attiva dal 2001 nel campo dell'assistenza e che oggi offre borse di studio e sostegno agli stage per quegli studenti che intendono impegnarsi nella gastroentorologia, oltre a donare attrezzature ad ospedali in Paesi in Via di Sviluppo, e la Croce Rossa Italiana. Grazie alla disponibilità del Prof. Gian Luigi de Angelis dell'Ospedale Maggiore di Parma ed alla copertura delle spese sanitarie da parte della Regione Emilia Romagna, si mette in moto la macchina della solidarietà. Ed ecco che grazie allo sforzo congiunto di terzo settore ed istituzioni, dal Ministero Affari Esteri alla nostra costituenda Ambasciata di'Italia a Mogadiscio, ad Abdi viene concesso un visto per cure mediche. La Croce Rossa Italiana gli copre il viaggio sino in Italia dove, al suo arrivo, viene preso in carico dall'equipe di specialisti dell'ospedale parmigiano ed i suoi familiari ospitati a Parma grazie al sostegno di Snupi.
Il ritorno ad una vita normale. Dopo un intervento di sei ore ad Abdi vengono medicate le ferite, ripristinato l'intestino e ricostruita l'uretra. Oggi Abdi sta lentamente tornando ad una vita normale costantemente seguito dal Prof. de Angelis e dall'Associazione Snupi durante tutto il decorso post operatorio. Quella che sarebbe stata altrimenti una storia dall'esito tragico è diventato un incredibile lieto fine grazie alla sinergia fra buona cooperazione, troppo spesso vituperate eccellenze mediche pubbliche, istituzioni virtuose e solidarietà.