JUBA - In Sudan - dove, è bene ricordarlo - c'è un presidente (Omar Bashir) ricercato dal Tribunale dell'Aja per crimini di guerra, la popolazione subisce ancora quodianamente le conseguenze di una guerra combattuta dagli arabi nel Nord contro tutte le altre etnie del Sud, in un quadro destabilizzato, dietro al quale al di là delle apparenze di un conflitto etnico-religioso, c'è la lotta per il controllo del mercato del petrolio, di cui è ricco il Sud Sudan e, forse a maggior ragione, per gli approvvigionamenti idrici dei paesi lungo il sistema fluviale del Nilo, regolati da un accordo del 1959. Allo stato attuale, un milione di persone vivono in un'emergenza prossima alla carestia. Circa 4,6 milioni di individui (il 40% della popolazione) rischia a breve una grave e diffusa carenza alimentare, per via del cibo in stoccaggio che si deteriora e il conseguente aumento dei prezzi alimentari.
La desolazione dopo i 20 anni di guerra civile. Oggi il Sud Sudan è uno Stato ancora da costruire. Venti anni di guerra civile contro il Sudan hanno devastato ogni cosa, dagli acquedotti ai servizi sanitari, ai quali la popolazione non ha praticamente accesso. Intere aree di confine con il regime di Karthoum sono ancora contese. Il petrolio, ad esempio, sarebbe una risorsa da sfruttare, ma le infrastrutture per raffinarlo mancano, così come si è costretti ad usare l'unico oleodotto in grado di trasportare il greggio che però attraversa il territorio del Sudan, il quale impone tariffe improponibili per un paese povero.
Cina e Usa "affacciati al balcone". Come non bastasse tutto questo, per far capire lo stato di prostrazione nel quale si trova la popolazione sud sudanese, c'è una crisi socio-economica, a sua volta aggravata dal conflitto intestino fra il presidente Salva Kiir e l'ex vicepresidente Riek Machar. Molti analisti vedono questo stato di cose e, per capire ancora meglio, suggeriscono di immaginare Cina e Stati Uniti - con i maggiori interessi nell'area - come due signori affacciati ad un balcone, i quali controllano minuziosamente la situazione, ma tentano anche di icondizionarne gli esiti.
S'affaccia il colera:710 casi, 33 decessi. Medici Senza Frontiere (MSF), assieme alle autorità sanitarie locali, ha aperto un centro di trattamento per il colera a Juba, la capitale, in risposta ad un focolaio della malattia. La struttura di 800 metri quadrati si trova nel quartiere di Munuki, Blocco A, ed è progettato per essere ampliato fino a una capacità di 150 posti letto, se necessario. Nella capitale del Sud Sudan, a partire dal 7 luglio scorso, sono stati segnalati 710 casi e 33 decessi. "In questa struttura - spiega Paul Critchley, capo missione di MSF in Sud Sudan - che fornisce alla comunità un servizio medico rivelatosi urgente, i residenti con sospetto colera possono ricevere cure mediche gratuite di alta qualità".
La desolazione dopo i 20 anni di guerra civile. Oggi il Sud Sudan è uno Stato ancora da costruire. Venti anni di guerra civile contro il Sudan hanno devastato ogni cosa, dagli acquedotti ai servizi sanitari, ai quali la popolazione non ha praticamente accesso. Intere aree di confine con il regime di Karthoum sono ancora contese. Il petrolio, ad esempio, sarebbe una risorsa da sfruttare, ma le infrastrutture per raffinarlo mancano, così come si è costretti ad usare l'unico oleodotto in grado di trasportare il greggio che però attraversa il territorio del Sudan, il quale impone tariffe improponibili per un paese povero.
Cina e Usa "affacciati al balcone". Come non bastasse tutto questo, per far capire lo stato di prostrazione nel quale si trova la popolazione sud sudanese, c'è una crisi socio-economica, a sua volta aggravata dal conflitto intestino fra il presidente Salva Kiir e l'ex vicepresidente Riek Machar. Molti analisti vedono questo stato di cose e, per capire ancora meglio, suggeriscono di immaginare Cina e Stati Uniti - con i maggiori interessi nell'area - come due signori affacciati ad un balcone, i quali controllano minuziosamente la situazione, ma tentano anche di icondizionarne gli esiti.
S'affaccia il colera:710 casi, 33 decessi. Medici Senza Frontiere (MSF), assieme alle autorità sanitarie locali, ha aperto un centro di trattamento per il colera a Juba, la capitale, in risposta ad un focolaio della malattia. La struttura di 800 metri quadrati si trova nel quartiere di Munuki, Blocco A, ed è progettato per essere ampliato fino a una capacità di 150 posti letto, se necessario. Nella capitale del Sud Sudan, a partire dal 7 luglio scorso, sono stati segnalati 710 casi e 33 decessi. "In questa struttura - spiega Paul Critchley, capo missione di MSF in Sud Sudan - che fornisce alla comunità un servizio medico rivelatosi urgente, i residenti con sospetto colera possono ricevere cure mediche gratuite di alta qualità".