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Indice globale della fame 2015, le guerre la causa principale del cibo che manca

Presentato il rapporto dal Cesvi, organizzazione laica e indipendente che quest'anno compie 30 anni di attività. Un campione d'indagine su 117 Paesi. Si registrano molti progressi nel calo di esseri umani che soffrono la fame, soprattutto in Azerbaijan, Brasile, Croazia, Mongolia, Perù e Venezuela
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BERGAMO - Il Cesvi - un'organizzazione laica e indipendente che opera per la solidarietà mondiale - promuove il lancio internazionale dell'Indice Globale della Fame 2015, uno dei principali rapporti che indaga gli aspetti multidimensionali della fame a livello nazionale, regionale e globale. Per la realizzazione c'è stata la collaborazione di Alliance2015 - un network europeo di 8 ONG di cui Cesvi fa parte - e della Commissione Europea,

I 117 paesi analizzati.
L'Indice Globale della Fame 2015 (#GHI2015), giunto al suo decimo anno, analizza la situazione in 117 Paesi approfondendo ogni anno un aspetto specifico della fame. Il rapporto 2015 riguarda i conflitti armati e la sfida della fame, tema particolarmente attuale che costituirà il cuore del dibattito. La guerra è la causa principale della fame acuta e persistente, i Paesi con i più bassi livelli di sicurezza alimentare sono spesso coinvolti in conflitti armati o ne sono recenteme…
BERGAMO - Il Cesvi - un'organizzazione laica e indipendente che opera per la solidarietà mondiale - promuove il lancio internazionale dell'Indice Globale della Fame 2015, uno dei principali rapporti che indaga gli aspetti multidimensionali della fame a livello nazionale, regionale e globale. Per la realizzazione c'è stata la collaborazione di Alliance2015 - un network europeo di 8 ONG di cui Cesvi fa parte - e della Commissione Europea,

I 117 paesi analizzati.
L'Indice Globale della Fame 2015 (#GHI2015), giunto al suo decimo anno, analizza la situazione in 117 Paesi approfondendo ogni anno un aspetto specifico della fame. Il rapporto 2015 riguarda i conflitti armati e la sfida della fame, tema particolarmente attuale che costituirà il cuore del dibattito. La guerra è la causa principale della fame acuta e persistente, i Paesi con i più bassi livelli di sicurezza alimentare sono spesso coinvolti in conflitti armati o ne sono recentemente usciti, e rappresenta una delle principali cause che spingono le popolazioni alla fuga.

Il nesso guerra-fame, ma anche notevoli progressi. I livelli di fame in 52 dei 117 Paesi analizzati rimangono ''gravi'' (44 Paesi) o "allarmanti" (8 Paesi). La Repubblica Centrafricana e il Ciad, Paesi che negli ultimi anni hanno attraversato un conflitto e vissuto una forte instabilità politica, riportano il livello di fame più alto. Al contrario, in Angola, Etiopia e Ruanda, la situazione della fame è migliorata dopo la fine delle guerre civili degli scorsi decenni. L'Indice Globale della Fame 2015 mette in evidenza anche i cambiamenti positivi: il punteggio GHI 2015  -  che riunisce in un unico indice numerico quattro indicatori su una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il valore migliore - per il mondo in via di sviluppo è calato del 27% rispetto al GHI 2000. Dal 2000 al 2015, 17 Paesi hanno compiuto notevoli progressi, riducendo il proprio punteggio di GHI del 50% (Azerbaijan, Brasile, Croazia, Mongolia, Perù e Venezuela).

Ma è comunque una lotta continua. Tuttavia, la sfida alla fame nel mondo è una lotta continua. Nonostante i progressi, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo resta inaccettabilmente alto: circa 795 milioni sono i denutriti cronici (1 persona su 9 al mondo), più di un bambino su quattro è affetto da ritardo della crescita e la malnutrizione è la causa principale delle morti infantili. Il rapporto di quest'anno mette in luce anche un risultato importante raggiunto negli ultimi 50 anni: le catastrofi alimentari - che causano più di un milione di morti - non esistono più. "La fame non è un esito inevitabile dei conflitti", spiega Alex de Waal, autore del capitolo 3 - I Conflitti armati e la sfida alla fame: siamo vicini ad una fine?, Direttore esecutivo della World Peace Foundation e ricercatore dell'Università di Tufts.

Le esperienze in Mali, Sud Sudan e Somalia. Le esperienze concrete di due Paesi, Mali e Sud Sudan, aiuteranno a comprendere cosa rappresenti questa sfida e quali soluzioni vengano proposte. A questi, Cesvi affianca la sua esperienza in Somalia, dove opera con un progetto integrato di nutrizione, salute-materno infantile e sensibilizzazione, e in Libia, dove fornisce protezione ai settori più vulnerabili della popolazione, vittime del conflitto che affligge il Paese. Da 30 anni, infatti, Cesvi sceglie di essere al fianco delle popolazioni in fuga da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani ed economie distrutte stabilendo un'unica priorità: il rispetto del principio umanitario.  

I trent'anni del CESVI. Nel 2015 Cesvi festeggia il suo 30° compleanno e celebra questo traguardo con una grande campagna che ripercorre le tappe principali della sua storia, i progetti e i traguardi più importanti, con lo sguardo rivolto alle sfide presenti e future. Il 19 ottobre scorso, nel Teatro Sociale di Bergamo Alta, ha avuto luogo il Convegno "Da 30 anni la sfida alla fame nel mondo". Un grande evento durante il quale sono stati condivisi nuovamente i dati dell'Indice Globale della Fame 2015 e l'impegno di Cesvi per il diritto al cibo in tutto il mondo. Con Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo e Giangi Milesi, Presidente Cesvi. sono intervenuti i ministri Paolo Gentiloni e Maurizio Martina.