Mondo Solidale

Toby Lanzer, dell'Onu: "La gente del Sahel sta morendo, salviamoli o l'Europa pagherà un caro prezzo"

Il funzionario delle Nazioni Unite, responsabile umanitario di questa striscia d'Africa, lancia l'allarme: "Ventiquattro milioni di persone vivono in condizioni estreme"

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ROMA - Cento milioni. Tante sono le anime disperate che popolano il Sahel, striscia di terra dell'Africa sub-sahariana che il resto del mondo sembra aver dimenticato e sulla quale il destino si accanisce con precisione chirurgica, ormai da troppi anni. Tra la polvere del deserto e il ventre arido della steppa, tra la savana calda del Sudan e le acque fredde dell'oceano Atlantico, qui gli stravolgimenti climatici non solo hanno annullato le mezze stagioni, ma prosciugato fiumi e laghi, costringendo buona parte della popolazione a convivere con la siccità. E quindi con il rischio concreto di morire. Ogni giorno. Ci sono poi dei periodi in cui piove, certo. Ed è in quei periodi che la savana si allaga, provocando inondazioni che uccidono i capi di bestiame e distruggono i villaggi. Un paradiso che lentamente, a causa di un inquinamento, certo non provocato dai suoi abitanti, sta diventando inferno. Come se non bastasse, da qualche anno a questa parte, in tutto ciò, banchettano come avvoltoi anche i terroristi di Boko Haram, velenosa cicliegina su una torta già ben sbranata da sfruttatori di ogni tipo.

Il problema dei 6 milioni di bambini malnutriti. E' all'interno di questa cornice desolante che spunta il nome di Toby Lanzer, il funzionario delle Nazioni Unite responsabile umanitario di questa striscia d'Africa, attento osservatore e conoscitore dei problemi - così come delle risorse - del Sahel. Lo abbiamo intervistato approfittando della sua ultima venuta in Italia, proprio per discutere col nostro Governo delle strategie da mettere in atto per salvare quest'area dal collasso imminente. "Nel Sahel, ben ventiquattro milioni di persone vivono in condizioni di estrema precarietà nutrizionale - spiega - e 6 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni soffrono di malnutrizione. Vi sembrano cifre impressionanti? Sappiate che la situazione, se non interveniamo al più presto, può solo peggiorare, e che le ricadute, in questo caso, saranno molto amare. E riguarderanno in primis l'Europa, che si vedrà sempre più costretta a farsi carico di gente disperata disposta a lasciare tutto e a migrare verso il nord del mondo".

"Rivogliamo la nostra vita". Sono tantissime le famiglie, continua Lanzer, che non riescono a trovare pace. Andare a prendere l'acqua al pozzo più vicino, portare le mucche al pascolo: semplici attività quotidiane che per queste persone determinano la soravvivenza, oggi rese molto rischiose se non impossibili dalla presenza sempre più massiccia di terroristi, disposti a tutto pur di procacciarsi risorse a buon mercato. "Queste persone mi dicono solo una cosa: rivogliamo la nostra vita. Non chiedono niente di più. La loro vita. La possibilità di vivere di pastorizia e agricoltura, di avere acqua potabile. Ormai, per loro, anche i più basilari diritti di sussistenza sono un miraggio, una conquista quotidiana. E parliamo di una delle aree più popolose del mondo...".

Il prosciugamento del lago Ciad. Altra spina nel fianco per questa popolazione ridotta allo stremo è il progressivo e inesorabile prosciugamento del lago Ciad, che confina Nigeria, Camerun, Niger e Ciad e alimenta le vite di 2 milioni e mezzo di persone. Ebbene, in meno di 50 anni la superficie di questa fonte inesauribile di vita si è ridotta dell'80% e il rischio che da qui a pochi anni scompaia del tutto è concreto. Una prospettiva apocalittica, soprattutto considerado che è proprio in questa zona che vivono i terroristi di Boko Haram, soliti compiere ogni tipo di violenza sulla popolazione locale per sostenere la propria attività criminale. Villaggi e piccole città vengono ormai sistematicamente depredate, e sono sempre più numerose le persone che, disperate, lasciano la loro terra in cerca di miglior fortuna. "Tra i nostri progetti - spiega Lanzer - c'è quello di fornire a chi lascia il villaggio un tetto sotto cui dormire. Intere famiglie scappano e non hanno un posto dove andare, e questa è una tragedia. Ci occupiamo naturalmente di controllare i confini, di sorvegliare le zone il più possibile. Ma non basta. Setve l'aiuto della comunità internazionale".

La lotta al terrorismo. Già. L'aiuto della comunità internazionale. Ora più che mai impegnata nella lotta al terrorismo, ma anche sempre più incline a chiudersi in se stessa, e a trasformare i confini tra Stati in porte sbarrate. Ognuno a casa propria, anche se a casa c'è un assassino pronto a ucciderti. Anche se a casa tua non c'è più cibo, né acqua, e i tuoi figli sono molto piccoli. "Stiamo lavorando anche per la salvaguardia del lago - continua Lanzer - e abbiamo avviato progetti nel nord nel Mali, dove oltre due milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria. Sicurezza alimentare, istruzione: sono queste le voci su cui puntiamo. La collaborazione con il Governo e le istituzioni locali, al fine di ristabilire la loro presenza nel nord del Paese, è fondamentale, ma per realizzare questo ambizioso obiettivo serve un'azione coordinata e complessa. Abbiamo messo in campo 127 progetti diversi e le organizzazioni umanitarie hanno lanciato un appello ai donatori internazionali per raccogliere 354 milioni di dollari. Non c'è più tempo da perdere".