Mondo Solidale

Etiopia, la siccità più severa degli ultimi 30 anni

Nella regione dell’Afar, dalla cittadina di Telelak dove si trova una delle sedi di LVIA in Etiopia, si vedono famiglie di pastori che camminano lungo la strada arida e impolverata. Al loro seguito ci sono le poche bestie rimaste in vita, che sono solo un vago ricordo delle mandrie con cui questi pastori solevano spostarsi

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TORINO - Questa volta non si tratta degli spostamenti tipici della cultura nomade e pastorale, perché queste persone stanno scappando dalla siccità e dalla carestia che hanno colpito il Paese e soprattutto la zona dell’Afar, più arida e vulnerabile di altre regioni dell’Etiopia. Lasciano le loro terre e cercano rifugio nella vicina regione dell’Amhara che presenta condizioni ambientali migliori ma dove la migrazione, se continuerà in modo massiccio, prospetta nuove conflittualità per la gestione delle scarse risorse naturali: acqua e pascoli, in questa area del mondo significano, in modo più chiaro ed esplicito che altrove, “Vita”. Come ha denunciato l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) è in corso la siccità peggiore degli ultimi 30 anni in Etiopia e in Somalia.

Uno choc senza precedenti. «L'Etiopia sta affrontando uno dei più seri choc climatici della propria storia, con dieci milioni di persone a rischio di perdere raccolti e bestiame, oltre ad avere gravi carenze d'acqua e problemi di salute - spiega Ahunna Eziakonwa-Onuchie, coordinatore della risposta siccità per l'Onu -. Stiamo lanciando una campagna per un aumento dei fondi che sia commisurato alla scala e alla gravità della crisi».Anche la cooperazione italiana si è mobilitata e questa mattina si è tenuta alla Farnesina una conferenza stampa in cui il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo, Gianpaolo Cantini e il Direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Fringenti, hanno presentato il Piano Nazionale di risposta all’emergenza alimentare provocata dal fenomeno climatico El Niño in cinque Paesi dell’Africa tra cui l’Etiopia.

L'Associazione LVIA impegnata in Afar. Il Piano prevede 10 Milioni di Euro per finanziare sia interventi di prima emergenza in favore delle comunità più vulnerabili, sia progetti destinati a consentire la ripresa delle attività agro-pastorali. La realizzazione degli interventi interesserà 5 Paesi (Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe) L’Associazione LVIA è impegnata in Afar con attività volte a migliorare le condizioni di vita di queste popolazioni con l’ambizioso obiettivo di creare “resilienza”, vale a dire la capacità di vivere in ambienti ostili reagendo a crisi climatiche che sono sempre più frequenti in tutto il mondo ma che qui in Etiopia mostrano il loro lato più estremo.

Il racconto di una volontaria. Cristina Coletto, volontaria LVIA in Etiopia è basata nella sede di Telelak in Etiopia: «Il nostro è un intervento lungo e complesso che costruice sviluppo nel lungo termine, ad esempio con attività volte a dare maggiore sostenibilità alla pastorizia attraverso tecniche per la tutela del suolo e la conservazione dell’acqua. Qui in Afar abbiamo iniziato due anni fa, con finanziamenti di ECHO e del MAE. Adesso è chiaro che bisogna attivarsi nell’emergenza, con risultati immediati, per salvare vite umane. E per questo, ci stiamo attivando come LVIA insieme al Governo etiope ed altre Ong internazionali. Ma è importante non perdere di vista l’importanza degli interventi a lungo termine, sui quali continueremo ad impegnarci, perché con il peggioramento climatico vediamo che crisi come siccità e carestie sono sempre più frequenti, Sono interventi che vogliono permettere di prevenire, in futuro, le emergenze umanitarie". Le popolazioni dell’Afar stanno pagando le conseguenze della siccità iniziata nel 2015, in cui le piogge sono state molto al di sotto del livello minimo. Nel 2016 la situazione è peggiorata perché le piogge hanno nuovamente tardato ad arrivare. Normalmente nei primi mesi dell’anno dovrebbe piovere, ma nel 2016 qualche pioggia è iniziata solo a marzo. 

 I numeri dell’emergenza a cura di Save the Children

• 136mila bambini colpiti da malnutrizione acuta moderata;
• 32mila bambini colpiti da malnutrizione acuta severa;
• 566.000 capi di bestiame morti solo nel 2015;
• 13.000 persone hanno perso tutto il bestiame; 
• 1,2 milioni di persone sono colpite dalla siccità nelle fonti idriche;
• Circa il 50% degli studenti resta assente da scuola per supportare le famiglie nel sostentamento (ricerca dell’acqua, raccolta di legna, o parte per lavorare lontano dalla famiglia)