Mondo Solidale

Hotspot, "l diritti negati con un sistema di identificazione di fatto illegale"

Di fatto sta minacciando i diritti dei migranti. La denuncia e le richieste di Oxfam Italia, che stamattina alla Camera ha presentato un rapporto nel quale si rileva l'assenza di una cornice giuridica e l'assoluta discrezionalità nelle procedure di identificazione, affidate alla polizia che, dopo brevi interviste, decide di accogliere o respingere
 

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ROMA - La risposta dell’Europa alla pressione migratoria - denuncia Oxfam Italia, che stamattina alla Camera ha presentato un dettagliato rapporto che rivela la sostanziale illegalità delle procedure di identificazione negli Hotspopt - si sta rivelando inefficace e pericolosa. Inefficace perché non riesce a né contenere i flussi, suo obiettivo primario, né a garantire un’adeguata gestione delle persone arrivate, come questo rapporto cerca di illustrare per quanto riguarda la situazione sulle coste siciliane.

Hotspot, il diritto negato


La retorica del "mai più". Pericolosa perché la retorica del “mai più”, che ha caratterizzato la risposta politica e mediatica in occasione del naufragio del 3 ottobre 2013, quello del 18 aprile 2015, del  ritrovamento del corpo di un bambino siriano di tre anni, annegato con la madre e il fratello, sulla spiaggia turca di Bodrum nel settembre dello stesso anno, si è trasformata, in breve, in un discorso sempre più rigido ed escludente. Fino all’accordo con la Turchia del 20 marzo, ultimo di una serie di passi compiuti che ci ricordano come, pur di tutelare i suoi confini esterni, l’Europa e i suoi Stati Membri siano disposti a derogare largamente in tema di tutela di diritti umani.

L'UE unita nel respingere, divisa per il resto. Senza per questa apparente unità nell'escludere mantenga un minimo di coesione tra gli stati che, per la prima volta nella storia dell’Unione, hanno messo in discussione il sistema Schengen, ipotizzando, o realizzando materialmente, una chiusura “selettiva” dei propri confini. L’approccio hotspot, previsto dall’Agenda Europea sulle Migrazioni del 13 maggio 2015 tra le azioni da intraprendere in tempi brevissimi, è stato attivato in Italia e in Grecia alcuni mesi dopo: si tratta di un nuovo orientamento che prevede la collaborazione di funzionari europei con le autorità nazionali nelle operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo.

I 4 hotspot attivi. In Italia sono attualmente attivi quattro “hotspot”: a Lampedusa, a Trapani, a Pozzallo, e a Taranto, entrati ufficialmente in funzione tra settembre 2015 e febbraio 2016. Oxfam ritiene che l’approccio hotspot, "privo di cornice giuridica fin dal suo inizio", si sia rivelato fortemente lesivo dei diritti fondamentali delle persone sbarcate sulle nostre coste. Si tratta innanzitutto di un "sistema dalla cornice legale più che incerta", perché nessun atto normativo, né italiano né europeo, disciplina quanto avviene all’interno dei centri, che in molti casi anzi contrasta in modo palese con quanto previsto dalla legge non solo in materia di protezione internazionale, ma anche di violazione della libertà personale.

Arbitrarie distinzioni. "In questi mesi abbiamo assistito - si legge nel rapporto di Oxfam - all’arbitraria distinzione tra richiedenti asilo e migranti irregolari operato dalla Polizia di Stato (supportata dagli agenti di Frontex) ai valichi di frontiera: circostanza semplicemente non contemplata dalla normativa, che alla Polizia lascia solo il ruolo di ricezione delle domande d’asilo. L’attività di informativa legale, obbligatoria per legge, si è rivelata a lungo largamente insufficiente. I tempi di permanenza all’interno dei centri sono spesso di diversi giorni o diverse settimane, a fronte di strutture concepite per turn-over ben più rapidi.

Intimidazioni e violenze durante le identificazioni. Ci sono testimonianze di episodi di violenza e intimidazione durante le operazioni di rilevamento delle impronte digitali; d’altronde l’Unione Europea da mesi fa pressione sull’Italia perché introduca nel proprio ordinamento la possibilità di usare il trattenimento prolungato e l’uso della forza nei confronti di chi rifiuta i rilievi foto-dattiloscopici. Soprattutto, nei confronti di moltissimi migranti sbarcati, sono stati emanati decreti di respingimento sulla base di interviste sommarie dall’inconsistente base giuridica e dagli innumerevoli vizi formali (basti pensare che a nessun migrante è mai stata rilasciata copia delle proprie dichiarazioni, pur firmate).

Lo scaricabarile delle istituzioni. Questo ha scaricato sulla società civile la responsabilità delle persone semplicemente messe per strada dalle forze dell’ordine. Per alcuni le associazioni e i singoli sono riusciti a intervenire offrendo accoglienza, supporto materiale, assistenza legale; di tutti gli altri, si sono semplicemente perse le tracce. I centri, cronicamente sovraffollati, non sono in grado di offrire condizioni di permanenza dignitosa nemmeno ai minori che viaggiano soli, e non potranno reggere all’urto dei numerosi sbarchi previsti nelle prossime settimane. Il sistema di prima e seconda accoglienza a livello nazionale si rivela drammaticamente insufficiente. Insomma, l’Italia e l’Europa devono drasticamente trasformare il loro approccio alla gestione dei flussi migratori, mettendo i diritti delle persone al centro.

Le richieste di Oxfam:

Nell’immediato:
    •    Quanto avviene negli hotspot sia precisato dalla normativa comunitaria e nazionale.

    •    Tutti i migranti, come stabilito dalla legge, ricevano informazioni circa i loro diritti, compreso quello di poter richiedere protezione internazionale, in forma e lingua a loro effettivamente comprensibile.

    •    Le procedure di identificazione e registrazione si svolgano nel pieno rispetto dei diritti umani. In particolare, in entrambi i momenti deve essere presente un organo di garanzia indipendente dal Ministero dell’Interno.

    •    Nessun migrante sia respinto senza che il suo caso sia stato valutato singolarmente, anche stante il fatto che nessuna norma attribuisce alle forze dell’ordine la facoltà di distinguere un richiedente protezione internazionale da un migrante irregolare.

    •    Nessun migrante sia trattenuto nei centri di accoglienza al solo fine di essere identificato.
    •    Nessun migrante sia costretto con misure coercitive (violenza, intimidazione, trattenimento a tempo indeterminato) a sottostare alle procedure di identificazione e foto-segnalamento.

    •    Sulle navi, presso i punti di sbarco e i centri dove avvengono le prime operazioni di identificazione siano presenti in numero proporzionato all’ entità degli arrivi operatori e mediatori qualificati appartenenti a organizzazioni della società civile, con funzioni di supporto, facilitazione e monitoraggio del rispetto dei diritti dei migranti.

    •    Nei centri sia garantito l’accesso a parlamentari nazionali e europei, giornalisti, esponenti della società civile che ne abbiano fatto richiesta.

    •    Specifici percorsi protetti siano garantiti a categorie vulnerabili quali minori non accompagnati, donne che viaggiano sole o in stato di gravidanza, persone che hanno subito traumi fisici o psichici, malati o portatori di handicap.
Nel medio periodo:
    •    La capacità ricettiva del sistema di accoglienza nazionale sia ampliata, al fine di evitare la continua congestione dei centri di prima accoglienza, in particolare attraverso l’apertura di nuovi posti SPRAR.

    •    I flussi di migranti siano riconosciuti come una componente strutturale, da gestire attraverso la partecipazione attiva ai programmi di resettlement e l’apertura di canali umanitari e un’effettiva riapertura di canali di migrazione legale per lavoro, oggi sostanzialmente chiusi.

    •    Sia a livello nazionale che a livello comunitario, le politiche di contenimento dei flussi che prevedono accordi con i paesi di origine e/o di transito dove i migranti siano trattenuti con misure coercitive o possano essere respinti collettivamente siano abbandonate.

    •    A livello comunitario, si proceda a una riforma radicale del Sistema Comune Europea di Asilo, che preveda il mutuo riconoscimento delle decisioni positive sull’asilo.